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I generi letterari del 1400-1500
La letteratura del 1400 si può caratterizzare per il suo carattere sperimentale volto alla ricerca di nuove soluzioni, sia sul piano linguistico, sia su quello dei generi. Grazie alla riscoperta dei classici si viene a creare un principio di imitazione che concepisce la scrittura come un ritorno ai tempi passati. Nel 500 invece il classicismo si identifica con il gusto della regola, e viene stabilito un vero e proprio sistema di generi letterari. Questi generi finiscono per diventare l'asse portante della letteratura cinquecentesca rifacendosi particolarmente a Petrarca per la lirica, Boccaccio per la prosa, Cicerone per la trattatistica, Seneca per il teatro tragico e Virgilio per il poema epico.

La prosa di riflessione politica rimane viva soprattutto a Firenze con l'opera di Niccolò Machiavelli che si sforza di collegare il suo progetto di elaborazione teorica a una diretta partecipazione politica. Ma questo sistema si fa sempre più impraticabile per la situazione storica mutata e l'autonomia dell'intellettuale non resta che un'illusione. Il Principe si caratterizza per la spregiudicatezza realistica della sua analisi politica e per la sua profetica visione di un futuro destinato a non avere compimento. Sia per quanto riguarda la tematica che per la forma, l'opera di Machiavelli è legata molto alla cultura umanistica. Il Principe è un trattato, cioè una forma letteraria volta all'insegnamento, per mezzo della quale Machiavelli voleva fornire un vero e proprio manuale dell'uomo politico, che rimane comunque una figura utopistica in quanto un vero uomo politico si può avere solo con una monarchia costituzionale in cui il sovrano prende le decisioni insieme al parlamento. Machiavelli fissa i punti del suo trattato attorno all'importanza dell'esempio storico romano e francese e attorno all'importanza della figura del principe.

Francesco Guicciardini, segue percorsi ideologici diversi rispetto a quelli di Machiavelli. La sua Storia d'Italia abbandona ogni preoccupazione di ricostruire il passato allo scopo di capire bene il presente. Guicciardini sceglie come campo di rappresentazione l'attualità e non cerca nella storia greca e romana degli esempi che gli permettano di giustificare o di correggere il presente. E' profondo il distacco che separa Guicciardini da Machiavelli. Se Machiavelli aveva scoperto l'autonomia della politica, Guicciardini scopre l'autonomia della storia che ha in se stessa le leggi del proprio funzionamento. Tuttavia l'opera di Guicciardini riprende molto da vicino le istanze della storiografia umanistica-rinascimentale di cui rappresenta il frutto più originale e maturo. Ma il classicismo di Guicciardini si può anche facilmente riconoscere nella struttura della storia e nel suo impianto elevato e solenne. Nonostante il carattere indecifrabile degli avvenimenti la storia è ancora concepita da Guicciardini come un vasto teatro in cui operano soprattutto grandi personaggi. Mentre sul piano stilistico e narrativo è considerata come opus oratorium maxime, un'opera soprattutto retorica. Alla Storia guicciardini dedicò soprattutto gli ultimi anni della sua vita, attribuendole il valore di un testo definitivo. Anche per Guicciardini come Machiavelli, la letteratura finisce per essere l'unico valore ancora perseguibile.

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