Daniele di Daniele
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Astarotte

Astarotte afferma fermamente che nonostante la terra sia rotonda l'acqua è comunque piana in ogni zona del globo, per effetto di una forza che fa sì che tutto tenda verso il centro della terra: non vi è il pericolo di cadere nel vuoto oltrepassando le Colonne d'Ercole (sfata quindi questa diffusa credenza medievale) quindi esiste vita anche agli antipodi. Gli abitanti dell'altro emisfero (degli antipodi) sono come quelli di questo emisfero: hanno la stessa religione, le stesse piante, gli stessi animali e proprio come gli uomini di questo emisfero hanno un'organizzazione politica. Porta quindi avanti un discorso di non discriminazione degli uomini, sulla tolleranza. Viene anche enunciata una tesi sulla fede: è sufficiente credere in qualsiasi religione per aver salva l'anima nell'aldilà purché si agisca col cuore puro, ovvero in conformità con le regole e le leggi di quella religione. L'atteggiamento di Pulci verso l'ardore di coscienza che spinge l'uomo verso l'ignoto è di consenso in quanto si inserisce sempre nella sua linea di pensiero e di condotta artistica di rovesciamento dei canoni: Pulci non crede nei valori cavallereschi. Nel suo componimento riscontriamo un atteggiamento provocatorio, una volontà di rovesciare i canoni cavallereschi ufficiali e ormai del tutto anacronistici. Astarotte incarna lo spirito giocoso e burlesco tipico della tradizione borghese fiorentina. Sia in Rinaldo che in Astarotte troviamo il desiderio di uscire dal guscio delle assurde credenze medievali, il desiderio di valicare il limite (le Colonne d'Ercole) per avere nuovi orizzonti, atteggiamento tipico dell'homo faber, artifex fortunae suae.

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