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Pico della Mirandola e il rapporto uomo-Dio

Questo autore, legato alla cerchia di umanisti fiorentini della cerchia di Lorenzo il Magnifico, nella sua “Orazione sulla dignità dell’uomo” analizza la particolare condizione dell’uomo nell’universo, intermedia tra Dio e la materia. Pico sostiene innanzi tutto la natura privilegiata dell’uomo, il quale si colloca al centro dell’universo. Dio infatti, dopo aver creato ogni cosa nel mondo e aver fissato una realtà per ogni essere, desidera che ci sia qualcuno capace di ammirare la bellezza e la vastità di tale opera; decide cioè di creare l’uomo. Ma non rimaneva alcuno degli archetipi che aveva utilizzato per originare le creature, né avanzava un posto in cui collocare il suo ultimo essere, perché tutto era già stato distribuito gerarchicamente, dai gradi più bassi, a quelli medi, a quelli più alti. Stabilì perciò che l’essere a cui non poteva offrire nulla avesse in sé una parte della natura che era propria di ogni altra creatura, rendendolo quindi superiore a tutte le altre nature, poiché di queste ne possedeva una parte. Dio quindi diede all’uomo una natura indefinita, perché egli potesse liberamente (con libero arbitrio) scegliere quale archetipo di natura seguire, non avendone uno prestabilito dalla volontà divina. Se l’uomo inoltre è artefice della propria natura, consegue una fondamentale esigenza di autonomia nei suoi comportamenti e nelle sue scelte, privilegiando implicitamente la virtù rispetto alla fortuna.
Anche la posizione dell’uomo è privilegiata: infatti egli è posizionato al centro del mondo perché possa vedere meglio tutto ciò che vi è contenuto. Bisogna precisare che l’uomo è la creatura più vicina al creatore, poiché ha in sé le nature di tutti gli altri esseri creati e si avvicina alla perfezione massima: a questa l’uomo potrà giungere se sceglierà la via della rettitudine che conduce alle cose divine, altrimenti degenererà nella natura inferiore a quella divina, seguendo le cose terrene.

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