Lorenzo il Magnifico (1449-1492)

La sua figura da inserire nella storia politica di Italia per l'abilità con cui riuscì a mantenere l'equilibrio tra i maggiori Stati italiani, equilibrio crollato inevitabilmente dopo la sua scomparsa.
Anche nella politica interna seppe svolgere un compito veramente importante, domando le congiure che si avvicendavano durante la sua signoria e convalidando il potere del suo casato in Firenze.
Sbalzi inoltre un'opera di mecenatismo, grazie alla quale Firenze in quegli anni risplende di una fervida attività artistica, tenendo testa le altre culture europee.
I maggiori artisti del tempo ottengono da lui protezione lavoro e uffici. Si è molto discusso sulle caratteristiche della poesia del magnifico e c'è chi volle identificarlo in un poeta dilettante.
Tra le sue rime sono da citare le "Selve d'amore" poema in ottave che raffigura la vicenda platonica dell'amore da una bellezza terrestre, fonte di affanni, a quella ideale contemplata in una perenne età dell'oro. Nel "Trionfo di Bacco e Arianna" si leva un canto ricco di sensualità testimonianza dell'ardore di una giovinezza splendida ed effimera e in essa il poeta è il portavoce del sentimento di tutta un'età.

Nel poemetto pastorale notare intitolato "Nencia da Barberino" che narra le vicende d'amore tra un pastore di nome Vallera e la pastorella Nencia, il Magnifico canta su di uno fondo rusticano le bellezze della donna e la grande passionalità dell'uomo, senza tuttavia ironizzare su un mondo ritenuto da lui inferiore, pur non riuscendo a nascondere il suo distacco di uomo raffinato e troppo lontano dei sentimenti dei suoi protagonisti.

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