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Alberti, Leon Battista - La dignità dell'attività economica

La sua opera, scritta in volgare sotto forma di dialogo, è ambientata a Padova, quando la famiglia Alberti è riunita intorno al letto di morte del padre dell’autore: in questo dialogo si analizza la funzione della famiglia nella società, illustrando il modo più adatto alla conduzione della vita domestica, educazione dei figli (una cultura che dovrebbe essere innovativa nelle scuole), il matrimonio, economia e i rapporti con il mondo esterno; si esalta l’istituto familiare fondato sull’amore e sulla ricerca della prosperità, in contrasto con la scena pubblica dove predominano invidia e corruzione. Al centro dei dialoghi la famiglia Alberti viene presentata come simbolo della sana tradizione borghese fiorentina, capace di armonizzare e integrare la cultura e l’economia. Nei dialoghi viene discusso il rapporto fra le arti liberali (del trivio e del quadrivio, le sole considerate dalla tradizione degne dell’uomo libero) e le attività economiche, da molti considerate indegne di chi aspira alla gloria, poco nobili.
Viene riconosciuta la superiorità delle attività liberali, più nobili di ogni altra, ma si afferma con forza anche la dignità delle attività economiche, che possono esaltare che vi si dedica con passione e disposizione naturale. Alberti evidenzia inoltre la varietà e la ricchezza dei talenti individuali, e da qui afferma che alcuni possono essere più inclini allo studio, mentre altri alle attività produttive. Ne consegue quindi (e questo è il punto chiave dell’humanitas) che nessun uomo può essere disprezzato in base alla sua professione, purché egli svolga il proprio mestiere con onestà, rettitudine e buoni risultati. Parlando dell’economia quindi, asserisce che essa ha un ruolo decisivo nella vita privata e pubblica, dal momento che dà onore a chi commercia e fa affari e garantisce prosperità alle società. La “bottega” perciò non è inferiore allo “studio” letterario.

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