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Autori minori della Crisi del Rinascimento

Dopo il periodo umanista, caratterizzato dall'estrema fiducia nella capacità dell'uomo e nell'antropocentrismo, la storia stessa e i suoi fatti, con il sacco di Roma, testimoniarono l'effettiva caducità di quei ideali e l'effettiva debolezza dell'uomo, vittima della sorte e non unico artefice del proprio destino. Questo stato d'animo si avvertì anche nella letteratura.

Benvenuto Cellini (1500, 1571 - Firenze) fu orafo, scultore e letterato. Scrisse la propria autobiografia nella quale ci traspare come un individuo irascibile, egocentrico ed individualista, poichè si mostra sempre come perno dell'azione. Difatti, ad esempio, narra che durante il sacco di Roma sia stato egli ad uccidere il capo dei lanzichenecchi e, rinchiuso in Castel Sant'Angelo, riuscì a fuggire anche se era ritenuta una delle prigioni più sicure e ben sorvegliate.

Questo autore ci serve più che altro per comprendere come si perse l'ideale di equilibrio e di come l'individualismo umanista si possa trasformare in egocentrismo.

Monsignor Giovanni de La Casa(1503, 1556 - Firenze)
Religioso, letterato e scrittore italiano, scrisse delle Rime dal tono profondamente malinconico e il Galateo, che prende il suo nome dalla dedica a Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa, contenente le norme di comportamento per la città (opposto al Cortigiano di Baldessar Castiglione, che conteneva quelle per la corte). Le norme contenute nel Galateo sono norme esteriori e non trattano in alcun modo dell'equilibrio psicologico ed interiore come accadeva nel Cortigiano; vi è quindi anche la fine della tensione idealizzante. Il Galateo è una sorta di repertorio di buone abitudini quotidiane; partendo da esempi negativi, Della Casa trae regole positive. Si tratta quindi di una ricerca dell'equilibro tramite le regole di comportamento.

Giorgio Vasari (1511, 1574 - Arezzo)
Fu pittore, architetto e storico dell'arte italiano. Scrisse le Vite dei più grandi scultori e architetti, mostrando in esse la sua concezione naturalistica dell'arte, che si sviluppa secondo le leggi di natura (come una pianta). Fu egli a codificare il termine "rinascimento", a proposito dell'arte nella sua epoca, rispetto all'oscurantismo artistico del Medioevo e dell'arte paleocristiana. Questa ripresa è data, secondo egli, da Giotto, mentre nella sua epoca apici dono raggiunti da Donatello nella scultura e da Michelangelo nella pittura, che simboleggiano insieme lo splendore del '500. Traspare, in questa visione ciclica dell'arte e della storia, il sentore di una decadenza imminente, visto che l'apice è stato ormai raggiunto da quelle personalità.

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