Angelo Poliziano

Angelo Ambrogini (1454-1494) fu soprannominato Poliziano dal nome latino di Montepulciano, sua città natale. Si formò a Firenze presso la corte dei Medici, dove ebbe maestri illustri di filosofia e di letteratura; ricevette anche titoli e benefici ecclesiastici. Entrato in contrasto con l'ambiente dei Medici, si trasferì per un breve periodo presso la corte dei Gonzaga, a Mantova. Nel 1480, richiamato a Firenze, gli fu affidata la cattedra di Eloquenza latina e greca. Morì improvvisamente nel 1494, quando aveva raggiunto grande fama come poeta ed erudito.
Poliziano esprime l'ideale rinascimentale del culto della bellezza come armonia fra l'uomo e la natura, fondendo nelle sue poesie un'arte aristocratica e sottile con una spontanea semplicità popolaresca. Le Stanze per la giostra sono la più importante opera in volgare del Quattrocento: si tratta di un poema encomiastico-mitologico, dedicato alla vittoria riportata da Giuliano de' Medici in una giostra del 1475. Lo stile si rifa alla tradizione medievale in volgare cortese e a quella di Dante e di Petrarca, unita ad immagini tratte da fonti latine e rielaborate con originale spirito umanistico.
Presso la corte dei Gonzaga, Poliziano compose La favola di Orfeo, opera teatrale in volgare di argomento mitologico-pastorale.
Le Rime (madrigali, ballate, canzoni e sonetti) si ricollegano alla tradizione popolare, celebrando la gioia di vivere e il desiderio di una vita serena, in armonia con la natura, cui si unisce il senso di fugacità della giovinezza e della bellezza.

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