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Angelo Poliziano

Vita

Angelo Poliziano (Monte Pulciano 1454- Firenze 1494) può essere considerato una delle maggiori personalità del 1400. Uccisogli il padre all'età di 10 anni, giunse giovanissimo a Firenze, dove gli fu maestro Marsilio Ficino, maestro dello stesso Lorenzo De' Medici, e dove conobbe artisti già affermati tra cui i fratelli Pulci e Leon Battista Alberti. Dal 1473 entrò a far parte della cerchia intima di Lorenzo De' Medici e divenne il precettore di Piero, figlio di Lorenzo il Magnifico. Non si allontanò mai dalla corte medicea, se non durante la congiura dei Pazzi, essendo entrato in conflitto con Clarice Orsini, moglie del Magnifico. Così, egli decise di ritirarsi presso i Gonzaga, ma nel 1480 scrisse una lettera di scuse a Lorenzo e così si riconciliò con la famiglia Medicea, ottenne la cattedra di eloquenza greca e latina. Gli ultimi anni della sua vita sono caratterizzati dall'amarezza per la morte di Lorenzo, e per alcune polemiche fattegli dagli intellettuali del tempo che si tramuteranno in accuse, vedendo che la situazione stava degenerando, decise di appoggiarsi alla chiesa, dedicandosi alla vita clericale. Nel 1493 Piero raccomandò il Poliziano per la nomina di cardinale, ma un anno dopo Poliziano perì, appena quarantenne.

L'attività filologica e la produzione in latino e in greco

Alla produzione di poeta egli affianca il lavoro filologico.
Si avverte nei Miscellenea(1489) una raccolta di discussioni di varia lunghezza.
Nella sua produzione latina egli scrisse: elegie, epigrammi e odi. I temi non sono dissimili da quelli dei suoi contemporanei: Odi d'amore, elogi agli amici, epicedi (componimenti funebri), invettive. A queste vanno aggiunte le prolusioni chiamate Silvae. In greco egli scrisse una sessantina di epigrammi.

Produzione in volgare

Nella produzione in volgare, Poliziano riesce a fondere le suggestioni della lingua e cultura classica con la tradizione poetica toscana del 1200-1300.
La Raccolta Aragonese a cui gli viene attribuita l'epistola introduttiva, benchè sia stata firmata da Lorenzo. Egli, sostiene il valore della poesia volgare nei confronti di quella latina, infatti egli la ritiene pari per importanza.
Negli stessi anni, Poliziano scrisse Le stanze per la giostra del magnifico Giuliano, poemetto in ottave inteso a celebrare la vittoria di Giuliano , fratello di Lorenzo, in una giostra d'armi, e a cantare l'amore che Giuliano prova per Simonetta Cattaneo.

Trama: Iulo (latinismo, Giuliano), trascorre tutto il suo tempo fra le armi e la caccia, non dando importanza all'amore.
Cupido, indispettito, forgia una bellissima cerca bianca. Non appena Iulo la vede cerca di catturarla, ma la cerva lo porta in un folto bosco e poi sparisce, al suo posto compare una bellissima ninfa, ed egli rimane estasiato a contemplarla, così le rivolge la parola. Simonetta dopo aver risposto cordialmente alle domande di Iulo, se ne và e così fa Iulo stesso. Così si conclude il primo libro.
Il secondo libro si apre con Venere che vuole che Iulo riprenda le armi per amore e conquisti l'amore di Simonetta, così egli vince la giostra per lei, qui s'interrompe la scrittura a causa della morte di Giuliano (congiura dei Pazzi), e a causa della morte di Simonetta.

Il poema è pervaso di citazioni e allusioni classicheggianti, richiami al tema edonistico.
Anteriori al 1480, ovvero al periodo giovanile, sono i rispetti e le canzoni a ballo, poesie popolari, pervasi dalla semplicità delle immagini e del linguaggio.
La favola di Orfeo, assume il termine fabula alla latina, ovvero rappresentazione teatrale. Venne composta per un matrimonio sotto i Gonzaga di Mantova.

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