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La vita fugge, et non s’arresta una hora

Qui Petrarca tratta dell’inseguimento dei beni materiali e la caducità di tutte le cose. Petrarca affronta in questo sonetto temi universale come la percezione dell’inarrestabile fluire del tempo. Il morivo che spinge Petrarca alla composizione di questo sonetto è la morte di Laura. Il poeta allude alla sua fine solo nell’ultimo verso. L’inesorabile trascorrere delle ore, la fugacità della vita terrena e dunque la coscienza della vanità di speranze e dolori sono temi ricorrenti nel Canzoniere. Questo sonetto sembra ripercorrere l’intera esistenza del poeta: quella passata, segnata dal ricordo del dolore: quella presente, in cui è viva la consapevolezza della morte che avanza. L’immagine che si compone dinanzi ai suoi occhi a rappresentare la sua esistenza è quella di una nave in tempesta, il cui nocchiero si sente stanco di affrontare la battaglia. Il ritmo incalzante del tempo che avanza è reso da Petrarca dall’uso frequente del polisindeto che rende la lettura affannosa e precipitosa; dall’allitterazione delle r nella prima quartina e dagli avverbi di tempo posti in rima. Un allievo di Froid, Niung, studiò la nascita delle immagini letterarie associate all’uomo dette archetipe le quali associano la vita dell’uomo ad un viaggio in mare. Quindi il porto rappresenta sia la vita che la morte.Dal punto di vista letterale troviamo un ritmo cadenzato data la grande presenta di et, e, virgole ecc… inoltre gli enjambment presenti sottolineano il dissidio del poeta.

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