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Solo e pensoso
di Francesco Petrarca

[Il sonetto risale probabilmente al 1342]

Solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti;
perché ne gliatti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi:

sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch'Amore non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.

Prosa
Solo e assorto nei miei pensieri percorro lentamente, vago le località più solitarie e osservo attentamente per evitare luoghi segnati da tracce umane.
Non trovo altro riparo che mi salvi dal fatto che la gente si accorga dei segni manifesti della mia passione, infatti, dai miei atteggiamenti privi di allegria si comprende chiaramente come io arda dentro di me e come io sia tormentato dall'Amore.
Tanto che io ormai sono convinto che monti, campagne, fiumi, selve avvertano di quale genere sia la mia vita, che nascondo all'indiscrezione degli altri.
Tuttavia non sono capace di trovare luoghi così aspri e selvaggi nei quali l'Amore non mi segua, parlando con me ed io con lui.

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