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Il Secretum di Petrarca
Il Secretum è costituito da un proemio e di tre libri, ha forma di dialogo che si immagina svolgersi in tre giorni tra il poeta stesso e sant’Agostino alla muta presenza di una donna bellissima, la Verità, cui spesso ricorreranno i due interlocutori come giudizio della propria intima coscienza. La confessione del Secretum però tende a presentare le figure degli interlocutori del dialogo come figure astratte, in cui s’incarnano momenti della psicologia dell’autore e più in generale due aspetti contraddittori dell’uomo. Nel primo libro è affrontato il problema dell’ansia che affligge Francesco e come lui ogni uomo. Agostino pone il poeta davanti al nodo centrale di questa sua crisi ed espone le motivazioni della sua malattia morale identificando la causa nell’eccessivo attaccamento ai beni della terra, con la conseguente insoddisfazione causata dalla loro deperibilità. Il Santo afferma che le cause risiedono in primo luogo nella dimenticanza della realtà della morte e secondariamente nella opinione che le cause dell’infelicità e del peccato risiedano in eventi estranei al nostro potere. Francesco, però, si dichiara distrutto dalla contraddizione tra la coscienza di tali fatti e l’attaccamento ai beni terreni. Agostino lo invita ripetutamente ad ammettere che la sua infelicità dipenda da lui stesso, incapace di rivolgersi a Dio chiedendo perdono. Nel secondo libro il carattere di Francesco viene analizzato sulla base dei peccati capitali della morale cattolica. Il Petrarca, in riferimento alla sua malattia morale, riconosce come prima radice dei suoi mali l’accidia, cioè la debolezza di volontà nell’impegno morale e l’incapacità di risollevarsi dallo stato di tristezza e di angoscia che lo assilla, non essendo in grado di intraprendere la via del bene che pure riesce in qualche modo ad individuare. Oltre all’accidia, in particolare, lo affliggono la superbia per il proprio successo intellettuale e per la propria bellezza fisica, e la lussuria provocata dall’amore per le bellezze terrene. Infine nel terzo libro, che dei tre è anche il più esteso, Agostino indica i due maggiori vincoli che ostacolano il riscatto morale di Francesco: l’amore per Laura e l’attaccamento alla gloria. Francesco riconosce la forza di tali vincoli ma si impegna a dimostrarne la validità in senso spirituale e religioso: Laura è simbolo della bellezza di Dio e l’amore per lei lo ha avvicinato alla verità; la gloria, invece, costituisce il tentativo ad innalzarsi al di sopra dei limiti terreni e quindi alla verticalità. Agostino però mostra i limiti di entrambi i vincoli: l’amore per Laura lo distoglie dal vero amore per Dio e il desiderio di gloria provoca in lui vanità e superbia. Il dialogo si conclude con la fiducia che un approfondimento della conoscenza di sé consenta al poeta di essere pronto ad una vera conversione. Si assiste quindi ad una conflittualità interna che non può trovare soluzione: solamente la verità sarebbe portatrice di unificazione nell’anima del poeta; ma ella è una presenza silenziosa

Trama

Al poeta assorto appare all’improvviso, la donna bellissima (Laura) che poco dopo si farà conoscere come la Verità; e accanto a lei ecco comparire un vecchio fedele, dall’aspetto sacerdotale, dalle vesti di tipo africano, che il Petrarca avrebbe riconosciuto come sant’Agostino figura che aiuterà il poeta ad uscire dalla selva delle miserie e dei dispiaceri che lo rendono moralmente attonito e disperato. Da questa funzione allegorica partirà il dialogo, che si snoda lentamente come una confessione: da un lato Agostino che, con la saggia e implacabile astuzia del confessore, indaga i pensieri, i segreti lati nascosti dell’anima del penitente, lo induce a riconoscere e a confessare le colpe più abilmente nascoste; mentre il penitente, da parte sua, si difende come può ribattendo alcune accuse, tuttavia salvaguardando il diritto al “possesso” dell’intima radice dei suoi mali e dei suoi affanni.

Sant’Agostino
Il dialogo inserisce ovviamente le due voci nella coscienza del poeta, cosicché si possa definire quasi un monologo. Non è sempre possibile, pertanto, identificare in Agostino il personaggio storico del Santo né, nelle idee che egli espone, il suo pensiero coerente e filosofico in merito alla fede. D'altronde non sarebbe nemmeno corretto riscontrare nel personaggio di Francesco la semplice proiezione autobiografica dell’autore e una confessione immediata dei suoi turbamenti interiori. Se il Petrarca non ha avuto la decisione di un Agostino d'Ippona o di un Francesco d'Assisi nell'affrontare il suo problema esistenziale, ciò non gli va attribuito come un limite o un demerito, ma semmai come un pregio, una qualità umana, poiché in tal modo egli ha evitato o di cadere in una qualche forma di alienazione (Francesco) o di farsi responsabile dell'intolleranza nei confronti di altre religioni e ideologie (Agostino).

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