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Il Preumanesimo

Un altro aspetto che caratterizza Petrarca è la nuova figura dell’intellettuale da lui incarnata, che anticipa atteggiamenti e tendenze culturali delle epoche successive: egli è infatti il “padre” dell’umanesimo, movimento culturale che diventerà dominante nel Quattrocento. Il poeta vede la cultura classica come maestra di virtù che può educare l’uomo. Anche Dante era pervaso da amore e ammirazione nei confronti dei classici, ma non aveva la consapevolezza della separazione tra mondo antico e mondo contemporaneo. Petrarca al contrario, ha una lucida coscienza della frattura verificatasi ed è perciò animato dalla volontà di recuperare il senso autentico dei testi antichi. Con Petrarca, parliamo di poeta cortigiano, ma non nel senso dispregiativo. Essere un poeta che viene ospitato a corte, gli permette di “sopravvivere” e di avere molto tempo libero da gestire a proprio piacimento. Il tempo libero, ha fatto si che i poeti possano approfondire gli studi. Questa nuova dimensione viene indicata con il nome di “otium” ovvero sospensione dalla vita pubblica, e quindi condurre una vita privata. Petrarca è un preumanista anticipando questo filone che consiste nell’approfondimento della cultura classica. Gli umanisti praticamente, riprendono i valori classici del passato quali il valore della famiglia, del lavoro, della patria ecc… Dopo aver letto e appreso, le varie virtù arriva la fase della scrittura. Dove i poeti analizzano i valori appresi e facendoli propri li descrivono (Petrarca lo fa in latino), per Petrarca questi poeti sono degli Exempla, degli esempi per le generazioni future e quindi li ritrasmette. Una delle sue opere dove spiega appunto questo “otium” è il “De vita solitaria”. Nel suo stadio definitivo, l’opera è un prezioso “elogio della vita solitaria e dedicata all’otium”. Ozio per Petrarca è l’”otium litteratum” dei classici: l’appartarsi, il riposo consacrato al sapere, la lettura di molti e buoni libri. Nel I libro, in otto capitoli, si indaga sull’ideale di vita migliore, nel II vengono addotti gli exempla. Afferma l’autore che la fonte principale del De Vita solitaria è la propria esperienza personale. Il De vita è basato principalmente su esempi (exempla): eremiti, personaggi biblici, santi fondatori ecc… Nel primo libro sono tratteggiati i quadri contrapposti della vita dell’indaffarato”, infelice abitante di città”. Non mancano le note personali , precisazioni su un luogo che lo scrittore conosce bene, riferimenti alla propria attività politica, ricordi di amici o di grandi figure contemporanee. Far andare indietro la memoria, vagabondare con l’animo per tutti i tempi, parlare con tutti quelli che furono uomini illustri, e spinger l’animo tra le cose celesti; è questo il frutto della vita solitaria: chi non l’ha gustato non può capirlo. E nel frattempo dedicarsi alla lettura e alla scrittura, leggere ciò che scrissero gli antichi e scrivere ciò che leggeranno i posteri elogiando coloro che un tempo furono grandi, è questo il succo del de vita solitaria.

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