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La vita di Francesco Petrarca

Dopo Dante, l’altro grande autore delle origini della nostra letteratura è Petrarca ed è stato importante non solo perché ha gettato le basi di quella che è stata la produzione poetica ma perché è stato il primo umanista in anticipo di quello che sarà poi il movimento del 400; viene assunto come vero e proprio modello per stabilire le regole della poesia italiana e come tale è rimasto fino al 800, quindi per 3 secoli. Non è stato lui a decidere di diventare modello, ma da altri poeti, soprattutto da Pietro Bembo che in un’opera intitolata “Prose della volgar lingua” identifica Petrarca come modello per stilare le regole della poesia italiana e Boccaccio per stilare le regole della narrativa italiana, anche se nella narrativa il metodo boccaccesco non è così dittatoriale come quello di Petrarca. Francesco vive in una generazione un po’ successiva a quella di Dante, quindi l’ambito comunale delle origini è superato e si vive in una dimensione più aperta rispetto all’epoca dove è vissuto Dante e più europea, tant’è vero che Petrarca non ha nella sua esperienza di vita solo l’Italia ma, per esempio, vive una parte importante della sua vita in Francia e quindi questo gli ha permesso di costruire una cultura un po’ diversa di quella che aveva costruito Dante; ha vissuto in Francia perché suo padre lavorava alla corte dei Papi (-> cattività avignonese: un periodo nel quale essendoci a Roma troppi conflitti interni tra le varie casate nobili, il Papa, che aveva paura perché spesso era coinvolto negli scontri, si lascia spostare da Roma ad Avignone perché i francesi ci hanno sempre un po’ provato a controllare il papato o a staccarsi dal papato, non avevano mai accettato che una religione avrebbe controllato le idee politiche di un paese, in questa fase il re francese era riuscito a controllare il papa) e ad Avignone, Petrarca, passa parecchio tempo anche da adulto ed è qui che scrive alcune delle sue opere (lettere) ed è qui che conosce anche Laura. Petrarca è considerato il primo umanista e non a caso, perché per lui erano importantissimi gli studi classici e la conoscenza delle lingue classiche (greco e latino) e aveva una predilezione per il latino e da qui deriva il suo interesse nuovo per la lettura dei classici, uno dei primi a saperli leggere contestualizzandoli: primo letterato italiano a saper leggere le opere classiche in modo corretto.

L’altro aspetto che deriva dal suo interesse per le lingue, lo porta ad avere una posizione diversa a quella di Dante (questione della lingua nata dalla nostra letteratura e ce la siamo portata avanti fino alla seconda metà del 900), perché mentre dante diceva che anche l’italiano ha una completa dignità letteraria (opere in italiano per raggiungere tutto il pubblico), Petrarca dice che il volgare non ha una dignità culturale (opere importanti in latino) anche se quelle scritte meglio sono quelle in italiano, perché l’italiano era la lingua con cui riusciva ad esprimersi meglio. Era un grande cultore in latino e diceva che per comunicare con gli intellettuali bisognava parlare latino. Dopo aver vissuto in Franca, andò a vivere in Italia, ad Arqua sui colli euganei, dove esiste ancora oggi una frase di Petrarca e qui passerà gli ultimi anni della sua vita, scrivendo le sue ultime opere.
Laura: la incontra in una chiesa, probabilmente durante una funzione della settimana santa, e da quel momento in poi diventa la destinataria delle sue preoccupazioni amorose (aveva due figli e aveva preso i voti minori, non era un sacerdote che predicava messa ma che gli permettevano di avere una sicurezza economica, aveva una piccola rendita garantita senza lavorare, anche se questi voti ogni tanto li obbligava a fare l’insegnate o dei piccoli impegni; oggi questi voti non esistono più), proprio questa situa particolare di uomo che sceglie di prendere i voti anche se minori anche se nel contempo vive come un laico, crea nell’animo di Petrarca un dissidio una pena di tortura che lascia trasmettere nelle sue opere. Non era un autore complesso nei punti di vista narrativi, ma soprattutto dal punto di vista tecnico. Aveva interiormente un forte dissidio tra la tendenza verso la spiritualità ed il richiamo dei beni terreni al quale non sa resistere e, soprattutto, vorrebbe essere un uomo perfetto spiritualmente ma non ce la fa perché “gli piace troppo il mondo” (dato che, secondo lui, un uomo che prendeva voti non poteva avere una vita da laico, come la sua). E’un momento di passaggio tra la visione tipicamente teocentrica del medioevo e quella antropocentrica, quindi Petrarca vive ancora in un mondo di incertezza.
Nella sua vita ci sono tre avvenimenti che rendono ancora più pesante il suo conflitto interiore, che dureranno tutta la vita:
•Incontro con Laura: per lei prova sentimento fortissimo. Laura è una donna terrena e prova un amore carnale, non spirituale a differenza di Dante dopo la morte di Beatrice, ed ogni volta che lui lo prova di sente in colpa;
•Quando il fratello Gherardo prende i voti e diventa monaco, la sua carriera da frate è effettivamente sempre molto coerente con la sua scelta religiosa cosa che, invece Petrarca non riesce a fare;
•Riceve l’alloro poetico (il massimo riconoscimento che veniva dato ai poeti), lui si sente soddisfatto e lo mette in difficoltà perché lui si rende conto di essere felice di potersi vantare con gli altri di aver preso questo alloro;

Opere più importanti

•Canzoniere (rerum vulgarium fragmenta -> frammenti di cose in volgare) : insieme di tutte le poesie scritte per Laura e si divide in due parti: liriche in vita di madonna Laura e liriche in morte di madonna Laura. La sua sistemazione non è cronologica ma rivista dall’autore, perché la caratteristica di Petrarca era di dare una visione di se costruita perché non voleva far conoscere quello che era, ma voleva dare un’immagine che aveva in mente lui di ciò che era. Di questo epistolario quello che riteniamo più importante è la parte relativa alle familiares, ovvero alle lettere che lui inviava agli amici e ai parenti e la più importante è l’ascesa al monte ventoso;

•Secretum: un dialogo immaginario tra lui e sant’Agostino alla presenza di una testimone muta che è la verità, questo secretum è calibrato al suo dissidio interiore. Sant’Agostino lo accusa dicendo che è troppo attaccato ai beni terreni mentre lui si difende (sant’Agostino da Ippona perché lui era un padre della chiesa ed era uno degli autori preferiti di Petrarca, ha scritto le confessioni nel quale lui confessa se stesso e esprime il suo percorso spirituale);

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