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Padre del ciel dopo i giorni sprecati

Nel sonetto “Padre del cielo, dopo i giorni sprecati” Petrarca trae occasione dall’undicesimo anniversario del giorno del suo innamoramento per rivolgersi al signore, affinché in un momento di smarrimento spirituale lo possa ricondurre sulla retta via.
Nelle due quartine, infatti, dopo l'invocazione a Dio, il poeta rievoca con angoscia l’amore giovanile che “ dopo le notti vaneggiando passate” paragona ad un tormento. Inoltre si rivolge al divino per ritrovare la pace spirituale tanto ricercata e per essere salvato dal demonio. Nelle due terzine poi mettendo in evidenza l’avvento della pasqua, fa nuovamente appello alla grazia di Dio poiché lo aiuti ad uscire da questo amore motivo di dolore ma soprattutto traviamento perché allontana il poeta dalla dimensione religiosa.
All’interno della lirica è dunque presente l’alternanza e l’opposizione tra passato, presente e futuro, data dai vari tempi verbali (accese, ramenta, torni) e dalla presenza di avverbi e locuzioni temporali che marcano l’ordine cronologico (oggi, dopo i giorni perduti). Questo avvicendamento sottolinea soprattutto l’opposizione tra la vita passata e perduta nel lungo errore giovanile e quella auspicata che risulterebbe dalla conversione cristiana, dai pensieri liberati dall’ossessione della donna e rivolti

« a miglior luogo » cioè al cielo.
A questo proposito appaiono numerose espressioni antitetiche relative alla consapevolezza del peccato e alla richiesta di aiuto. Con “dopo i perduti giorni, il mio mal, ,non degno affanno… Petrarca confessa di aver perso l’amore divino, sprecando tempo a tentare di conquistare un amore colpevole, che corrompe l’anima, mentre attraverso ‘a più belle imprese o a miglior loco’ vuole esprimere il sentimento di pentimento, desiderio di redenzione e il ricongiungimento alla fede attraverso il riscatto.
Nella preghiera appaiono infatti diverse invocazioni di carattere religioso come ‘Padre del cielo? Signor mio , in particolare i tre imperativi che aprono gli ultimi tre versi : « miserere », v.12, « reduci », v.13 e « ramenta », v.14 ribadiscono perciò la necessità dell’intervento della grazia divina.

Difatti Il poeta si trova in grave pericolo spirituale poiché il demonio, suo inesorabile avversario, ch’avendo le reti indarno tese, è comunque pronto a indurlo in tentazione. La donna appare simile ad uno strumento, ad una trappola diabolica, che fa uso di « reti » per intrappolare e far cadere l’amante nel peccato.
Il poeta applicava ad amore la metafora della pesca considerando che « amare » significa « prendere od essere preso con un amo ».

Per quanto riguarda la forma metrica, la lirica appartenente al genere del sonetto è caratterizzata da due quartine e due terzine con versi di endecasillabi alcuni contraddistinti da figure come sinalefe o sineresi.. Lo schema delle rime, invece, presenta rime incrociate nelle quartine e ripetute nelle terzine che conferisce all’opera un piacevole ritmo

Quest’opera quindi, per tema e struttura, riflette perfettamente l’ ondeggiamento psicologico che Petrarca adotta nelle sue liriche
Analogamente al testo ‘Era il giorno ch’al sol si scoloraro’ la lirica rievoca l’eccezionalità
Del primo incontro con laura, avvenuto undici anni prima, segnando per sempre la vita dell’amante. In entrambi isonetti viene ripreso il tema della pasqua e comparato il dolore del cristo con il tormento d’amore nel cuore del poeta.
Poi, come in Erano i capei d’oro a l’aura sparsi,, Laura perde i tratti della donna angelo stilnovistica che salvifica l’anima poiché è fonte di un amore impuro che provoca inquietudine nello stato poeta che teme di cadere nel peccato e allontanarsi dalla fede.
Infine similmente a che in voi che ascoltate Petrarca sembra sconfessare quel sentimento di amore, definendolo un errore che lo ha allontanato da dio e dalla fede si rivolge e si rivolge a coloro che come lui hanno sofferto per ricevere grazia e perdono.
Dal punto linguistico come in tutti i sonetti è presente un registro basso e lessico limitato ma accuratamente selezionato, privo di termini realistici e dal suono soave mentre da quello stilistico il dissidio interiore del poeta diviso tra fede ed amore, tra peccato e conversione, tra retorica e sincerità viene espresso attraverso simmetrie binarie come parallelismi dittologie e antitesi

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