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Petrarca, Francesco - Canzoniere, Erano i capei d'oro a l'aura sparsi (2)

Parafrasi e commento alla poesia del Canzoniere di Francesco Petrarca, "Erano i capei d'oro a l'aura sparsi", incentrata sull’amore che Petrarca nutre per Laura

E io lo dico a Skuola.net
“ERANO I CAPEI D’ORO A L’AURA SPARSI”
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;

e 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l'andar suo cosa mortale
ma d'angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;
uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.


PARAFRASI
I suoi capelli biondi erano mossi al vento il quale li avvolgeva in mille dolci riccioli, e la luce ammaliante dei suoi occhi belli, che ora è diminuita (a causa del tempo che passa), splendeva in modo straordinario; e mi sembrava, non so se fosse realtà o illusione, che il suo viso si atteggiasse a pietà: io che ero pronto all'amore, c'è da meravigliarsi se m'innamorai subito? Il suo portamento non era cosa mortale, ma aspetto d'angelo, e le parole suonavano diversamente da voce umana; uno spirito celeste, un vivo sole fu quel che vidi, e anche se ora non fosse tale, una ferita non si rimargina tendendo di meno l'arco.

COMMENTO
La poesia si incentra sull’amore che Petrarca nutre per Laura. Questo amore è terreno quindi la bellezza della donna svanirà; non è un amore platonico come quello che Dante nutriva per Beatrice. Questo amore provocherà in lui anche dei ripensamenti e dei conflitti interni, ma sarà comunque infinito.
Utilizzando l’omofonia (Laura, l’aura) all’inizio del poema lo scrittore vuole evocare la sua donna, ricordandola, ma non la chiama mai per nome, cioè non pronuncia il suo nome esplicitamente nella poesia.
Petrarca, come possiamo notare nelle prime due strofe, assume uno stile di scrittura innovativo. Infatti è uno dei primi ad effettuare alcune modifiche allo schema poetico del Dolce Stil Novo. In queste due quartine emerge la collocazione di Laura nella natura: la immaginiamo avvolta nel vento. Inoltre la bellezza della donna non è cristallizzata e irreversibile, ma bensì terrestre, quindi destinata a scomparire con la vecchiaia. Ultima delle sue innovazioni è la soggettività del poeta; infatti lui non descrive ciò che la visione di Laura provocava alla gente, ma ciò che ha risvegliato e suscitato in lui.
Nelle due terzine riappare il semplice e schematico tema del Dolce Stil Novo. La donna viene infatti descritta come un angelo e qualcosa di soprannaturale. Quel che il poeta dice di aver visto è qualcosa di paragonabile ad una dea.
Per approfondire: confronta questa poesia con qualche sonetto di Dante che fa riferimento ai temi del Dolce Stil Novo.
Considerando il sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” di Dante possiamo individuare molte differenze. Pur essendo tutti e due i sonetti riferiti al Dolce Stil Novo quello di Dante rispecchia a pieno le caratteristiche di questa corrente, mentre Petrarca scrive in maniera più personale attuando diverse innovazioni (sopra analizzate). Mentre Dante esprime tutte le caratteristiche di questa corrente letteraria: la donna-angelo, amore-virtù ed il cuore nobile; descrivendo anche particolari situazioni come il saluto della donna al resto della gente; Petrarca ne effettua una descrizione personale e soggettiva senza richiamare tutte le caratteristiche sopra elencate, ma considerando Laura qualcosa di sovrannaturale.
L’amore che Dante prova per Beatrice è ben diverso da quello che Petrarca prova per Laura. Il primo infatti nutre un amore platonico e atemporale, infatti Alighieri cristallizza la bellezza di Beatrice che non sfiorirà mai, questo forse anche perché muore giovane; invece Petrarca descrive la sua donna in tutte le sue caratteristiche terrene, quindi la bellezza sfiorirà e questo lo capiamo anche da come ce ne parla. Inoltre per quest'ultimo il sentimento provato provocherà anche conflitti interni e ripensamenti, cosa che a Dante non succederà.
Analisi e commento personale.
Personalmente preferisco il sonetto di Dante a quello di Petrarca, perché è, a mio avviso più passionale e sincero di quello di Dante. L’amore di Alighieri sembra quasi un amore impossibile, qualcosa di surreale, lui posiziona Beatrice su un piedistallo e l’adora, mentre Petrarca soffre per questa donna che lo rifiuta e questo suo tormento si percepisce anche nella poesia. Anche per lui Laura è qualcosa di irraggiungibile ma è qualcosa di vero, di concreto, non soltanto un sentimento platonico, ma è proprio una sensazione terrena, umana.
Petrarca dà origine al suo componimento da una metafora, invece l’altro poeta non utilizza queste figure retoriche. L’inversione è sempre presente e privilegia lo spostamento del verbo alla fine del verso. I due autori utilizzano le stesse rime per le prime due quartine, mentre differiscono nella scelta delle terzine (simmetrica e inversa).
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