Dany:-) di Dany:-)
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Petrarca Francesco
Francesco Petrarca nasce nel 1304 ad Arezzo da Ser Petrarca, un notaio fiorentino esiliato dalla sua città perché guelfo bianco proprio come Dante.
Petrarca intraprese ben presto lo studio della retorica, della grammatica, della dialettica e lesse i classici latini di Cicerone, Virgilio, e dei padri della Chiesa come Sant'Agostino. Ad Avignone, nella chiesa di Santa Chiara, il 6 aprile del 1327 vide per la prima volta Laura, la donna che egli amò lungamente e che ispirò tutte le sue poesie. Nel frattempo cercava una sistemazione, abbracciando lo stato ecclesiastico di cui prese gli ordini minori. Viaggiò a lungo in Francia, Fiandra, Germania, spinto da irrequietezza e dal bisogno di vedere cose nuove. Nel 1337 visitò Roma ammirando i monumenti dell'attività classica, successivamente si ritirò in una casetta a Val Chiusa a poche miglia dalla città di Arezzo. Questa ricerca di un rifugio solitario lontano dagli uomini dove fosse possibile vivere una vita raccolta e pensosa debita agli studi della poesia e a un intimo colloquio con la propria anima, alla ricerca sempre di perfezione ma allo stesso tempo travagliata da un dissidio spirituale, morale e religioso.
All'ideale sincero di una vita integralmente cristiana si contrapponevano in lui il desiderio di onori, una smodata brama di gloria, l'ardore delle passioni (nel 1337 nacque una figlia, nel 1343 ebbe un figlio, frutto di amore sensuale e effimero) e il suo amore per la poesia. Val Chiusa, Selvariana e Arqua sono le tappe di un pellegrinaggio ideale del poeta sempre alla ricerca di se stesso, di un superiore equilibrio spirituale sempre sfuggente. Nel 1341 il Petrarca venne incoronato in Campidoglio, e questo periodo accentua la sua crisi spirituale soprattutto quando il fratello Gerardo si fece monaco, con il quale aveva un profondo legame spirituale nel 1374. Quella del Petrarca potrebbe sembrare vista dall'esterno la vita di un uomo felice: fu riverito, fu ammirato, ottenne grandi riconoscimenti e ebbe una vita agiata, e invece non fu così, la sua fu una vita molto travagliata e tormentata dal dissidio spirituale che il poeta non riuscì mai a sanare: il dissidio tra cielo e terra. Dissidio spirituale tra:
* Cielo
* spiritualità Terra
* attaccamento ai beni materiali
* piaceri della vita e glorie

Cioè tra l'ideale religioso che lo spingeva a vivere un'esistenza integralmente cristiana, dominata dal sentimento e dalla vita ultraterrena, e la sua adesione fervida e istintiva alle seduzioni del mondo, soprattutto all'amore, alla gloria che rappresentano per lui un miraggio di felicità. In Petrarca oltre al dissidio spirituale dobbiamo porre l'attenzione anche a quello che è presente in lui e cioè il contrasto tra due civiltà: quella medioevale fondata su una concezione della vita dominata dall'idea cristiana, e quella umanistico rinascimentale tesa ad una piena rivalutazione dell'autonomia di dignità e bellezza dell'esistenza terrena dell'uomo. Petrarca si tenne sostanzialmente lontano dalla realtà politica del suo tempo: la sua vita fu alla continua ricerca di un rifugio tranquillo e solitario, nel quale egli, lontano dal “rumore” del mondo e delle sue vicende sentite queste come caduche e vane, potesse pertanto dedicarsi agli studi della poesia e ad un intimo colloquio con la propria anima. Il suo insomma fu un ideale di vita non attiva, ma contemplativa volta al colloquio non con gli uomini del suo tempo, ma con i grandi del passato, in particolare con i poeti dell'età classica (greca e romana) perché solo in questo poteva essere trovato l'ideale di perfezione.

Il Canzoniere
Il Petrarca intitolò la sua raccolta di rime “Rerum Volgarium Fragmenta” che letteralmente significa “Frammenti di rime volgari”, che i posteria hanno chiamato rime sparse o anche Canzoniere, cioè il Canzoniere per eccellenza, è in questa denominazione che si avverte il riconoscimento del fatto che le rime del Petrarca furono sentite per secoli il capolavoro della nostra letteratura.
Questa raccolta comprende 366 poesie di cui 317 sonetti, 29 canzoni, 9 sestine, 7 ballate e madrigali. Le rime furono composte in vari tempi lungo tutto il corso della sua vita, continuamente corrette e rielaborate, sono scritte in volgare, non seguono un ordine cronologico, l'unità profonda ed effettiva dell'opera consiste nel continuo fluttuare dell'animo del poeta cioè una vicenda alterna di illusione e di delusione, di coscienze del peccato e di ansia di purezza.
Il Petrarca pone all'inizio dell'opera l'abilità di ogni umano, ma alla fine è presente la canzone alla Vergine. Il suo percorso di vita infatti rappresenta un progressivo anche se tutt'altro che rettilineo, sollevarsi dell'amore terreno (amore per Laura) all'amore di Dio. Vero protagonista dell'opera è dunque Petrarca e la sua anima tormentata.

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