Il carattere innovativo della poesia petrarchesca

Il carattere innovativo della poesia petrarchesca consiste nell'opera di mediazione svolta tra la civiltà medioevale-cristiana e quella del mondo classico-pagano. Petrarca, reagendo alla crisi che investiva la società del suo tempo, rivolse la sua attenzione all'uomo, proponendosi d'indagarne l'animo, le speranze, le angosce. Tuttavia, per raggiungere il suo scopo, il poeta aretino non oltrepassò mai l'ambito culturale in cui egli stesso era inserito: la sua fu una battaglia al sapere tradizionale combattuta dall'interno e finalizzata alla diffusione di una nuova mentalità, con valori ed ideali differenti da quelli dell'epoca. L'analisi della dimensione soggettiva avvenne mediante il metodo introspettivo della psicologia, come si evince dal Canzoniere, il capolavoro petrarchesco, ma anche da altre opere, come il Secretum e le Familiares. Tale impostazione permise al Petrarca di superare i poeti stilnovisti e addirittura Dante. Anche quest'ultimo si era occupato, in particolare nella Vita nova, del contrasto tra l'amore terreno e quello divino, ma non era riuscito ad esprimere in versi il senso di smarrimento che pervade l'animo umano quando è in preda alle passioni. Uno stato d'inquietudine che invece traspare nitidamente dal Canzoniere in cui la contrapposizione tra l'amore terreno e quello divino simboleggia, nel dilemma esistenziale del poeta aretino, due diverse interpretazioni della vita stessa. La figura di Laura, dominante nell'opera, non funge da intermediaria tra l'esistenza terrena e quella divina, né si erge a maestra di filosofia e teologia: rappresenta soltanto una donna come tutte le altre, alle prese con le incertezze e le vicissitudini della vita quotidiana.

Il Canzoniere assume una valenza innovativa, per il genere della poesia d'amore, anche in relazione alla lingua utilizzata dal Petrarca: un volgare elegante, poiché ripulito da ogni impurità di suono e d'idioma, sul modello dei classici latini, e, nel contempo, naturale. Per questo Pietro Bembo ed altri studiosi della lingua, volendo, nel Cinquecento, dotare il volgare italiano di una struttura grammaticale, s'ispirarono proprio al capolavoro petrarchesco.
Da quanto esposto, si comprende il motivo per cui il Petrarca fu considerato sia un precursore della cultura umanistica, che si diffuse in Italia e in Europa nel Quattrocento, sia un esempio per gli intellettuali delle generazioni successive.

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