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Il canzoniere


Petrarca e il volgare

Petrarca si attendeva la fama e l'immortalità presso i posteri non da quello che noi unanimemente consideriamo il suo capolavoro, ma dalle opere latine. Mostra impegno a perfezionare i suoi versi in volgare, egli si prefiggeva una duplice impresa: da un lato ridar lustro alla lingua antica, restaurandone la genuina classicità, il lessico, la sintassi, i procedimenti retorici, dall'altro elevare la lingua volgare alla dignità formale del latino. Pur convinto che la lingua per eccellenza della letteratura fosse il latino Petrarca voleva dimostrare che era possibile far poesia di livello alto anche in volgare.

Formazione del canzoniere
Il titolo che Petrarca pone sul manoscritto definitivo è Rerum vulgarium fragmenta (frammenti di cose in volgare) in cui si può cogliere la punta di sufficienza che il poeta ostentava nei confronti delle sue liriche in volgare. L'opera si suole anche designare con la formula rime sparse ricavata dal primo verso del sonetto che funge da proemio, oppure più semplicemente come canzoniere. Esso è costituito da 366 componimenti, in massima parte da sonetti (317), ma anche canzoni, ballate, sestine, tutte le forme metriche consacrate dalla tradizione lirica precedente, dai trovatori provenzali ai rimatori siciliani agli stilnovisti.

L'amore per Laura
La materia quasi esclusiva del Canzoniere è costituita dall'amore del poeta per una donna, chiamata Laura, incontrata “ il sesto d'aprile” venerdì santo in una chiesa di Avignone nel 1327. E' un amore perpetuamente inappagato e tormentato. Il poeta è chino su se stesso ad esplorare moti e conflitti interiori, e spesso assapora quasi il piacere di soffrire e di piangere. Gli stati d'animo rappresentati dalla poesia riflettono un continuo oscillare tra poli opposti, senza mai una risoluzione definitiva: ora il poeta tesse intorno alla donna complesse architetture d'immagini, giocando simbolicamente sul nome Laura che si richiama il “lauro” poetico; ora contempla l'immagine della donna, creata dal sogno, dalla fantasia o dalla memoria e si nutre di vane speranze;ora lamenta la sua crudeltà e indifferenza. Questa vicenda ha una svolta alla morte della donna (1348). In tal modo il canzoniere risulta nettamente diviso in due parti “la rime in vita” e le “rime in morte” di Laura. Alla morte della donna amata il mondo sembra improvvisamente scolorire, farsi vuoto e squallido. Ma non per questo la passione si estingue. Nel sogno Laura appare + bella e – altera,+mite e compassionevole verso le sue sofferenze. Ma dopo il lungo vaneggiare il poeta senta il peso del peccato e il desiderio di purificazione. La morte gli appare come un dubbioso passo pieno di insidi e di pericoli perché non sa se dio lo perdonerà (invece in dante questo dissidio non cè ma trova la via della salvezza incontrando dio)


La Figura di Laura
L'immagine complessiva di Laura alla fine del canzoniere resta di una bella donna bionda che si staglia di regola su un ridente sfondo naturale. Compaiono spesso nell'opera notazioni riferite alla sa bellezza fisica ma la sua figura resta oltremodo evanescente in vari particolari su cui il poeta insiste : i capei d'oro, il vago lume, dei begli occhi, il dolce riso,le rose vermiglie delle labbra, la neve del viso, il collo ov'ogni latte perderia sua prova, il bel giovenil petto, le man nianche e sottili, l'angelico seno.


Il “dissidio” petrarchesco
Ciò che caratterizza la spiritualità di Petrarca è un bisogno di assoluto, di eterno ,di un approdo stabile in cui l'animo trovi una pace perfetta. In contrasto con queste aspirazioni fondamentali egli senti con angoscia la labilità di tutte le cose umane. Come attesta l'ultimo verso del sonetto che funge da proemio al libro, in lui è chiara la consapevolezza che quanto piace al mondo è breve sogno. Tutti i piaceri e le gioie che gli uomini inseguono affannosamente impiegando nella ricerca il loro tempo e le loro forze sono illusioni effimere destinate a dissolversi col sopraggiungere della realtà ultima e definitiva la morte. Ma il canzoniere non è la commedia: il viaggio dell'anima non può concludersi, e il dissidio interiore al termine del libro non trova una soluzione. Per usare un'immagine della commedia, mentre Dante scrive la sua opera quando già è uscito “fuori del pelago a la riva” e può voltarsi a guardare ormai al sicuro l”acqua perigliosa”, Petrarca compone il canzoniere quando è ancora immerso nelle acque tempestose.

Lingua e stile del canzoniere
Dante usa un plurilinguismo ovvero mescolava materiali proveniente da campi diversi al fine di potenziare la carica espressiva del suo linguaggio. La rigorosa selezione a cui Petrarca sottopone il reale invece si traduce in una lingua che impiega un numero ristrettissimo di vocaboli;non solo ma il linguaggio petrarchesco è anche rigorosamente uniforme: i pochi termini ammessi sono attinti tra quelli più pani e generici. Petrarca rifiuta ogni parola troppo corposa e precisa, troppo realistica ed espressiva, troppo aulica e rara o troppo pedestre, ed evita ogni scontro violento tra livelli stilistici, ogni stridore di suono e significato per questo si parla di Uniliguismo.

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