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O cameretta che già fosti un porto analisi

1) Il Canzoniere di Petrarca, da cui è tratto il brano, è, insieme a “I Trionfi”, l’unico componimento in volgare dell’autore. In esso sono raccolti sonetti che ripercorrono tutte le età letterarie dalla Provenza alla concezione dantesca dell’umanità; l’argomento principale, o per meglio dire il pretesto migliore per parlare di sé stesso e del proprio dissidio interiore è l’amore “cortese” per una donna, Laura, priva di spessore storico ma rappresentata solo come apparizione.
In ogni componimento di Petrarca ci sono sempre elementi autobiografici dal momento che la contemplazione e l’atteggiamento critico sull’ “io” è un argomento prediletto dell’autore: nel brano proposto infatti, il poeta si rivolge alla propria “cameretta” e al proprio “letticciuol” (metafore che rimandano a luoghi sicuri e familiari) per sfogarsi e ricordare con nostalgia il tempo passato. Oltre all’ “io” Petrarca evidenzia spesso anche il tema della fugacità del tempo infatti se nelle prime due quartine cita il periodo della giovinezza in cui la sua cameretta rappresentava un rifugio sicuro in cui poter piangere e affliggersi per le pene d’amore, nelle ultime due terzine c’è un ribaltamento della situazione in cui lo stesso “porto” non rappresenta più il luogo migliore per i suoi sfoghi bensì è solo un modo per ricordarsi del passato e angosciarsi ulteriormente. Inoltre la “cameretta” e il “letticciuol” sono in forte contrapposizione con il “vulgo nemico e odioso” a cui Petrarca fa riferimento nell’ultima parte della sua vita pur di non sentirsi solo: per colmare la sua solitudine si affida all’oggetto del suo disprezzo, cioè la gente comune e materialista.

2) Come evidenziato precedentemente ogni componimento del Canzoniere ripercorre alcuni tratti della letteratura dell’origine sino a quella contemporanea. In questo sonetto sono presenti riferimenti agli effetti devastanti e crudeli dell’amore cortese (“lagrime”, “affanni”) che provocano sofferenza e tormento senza via d’uscita, non solo per il fatto di essere inappagato ma anche per la contrapposizione con l’amore per Dio. Il processo di catarsi, dunque, era molto difficoltoso per l’autore in quanto ostacolato dagli irresistibili piaceri materiali che rendevano ancora più lenta la realizzazione di una vita ascetica. Inoltre si noti l’aggettivo “eburne” (v.7) cioè “d’avorio” che rimanda immediatamente ai topoi descrittivi dell’età cortese. Petrarca nutre una forte nostalgia nel passato e ciò si può notare dall’utilizzo dei tempi e dalle esclamazioni (v.8) con il quale prova ad esprimere i suoi sentimenti. Nel v.13 per rafforzare ancora una volta la sua stessa incredulità scrive “chi ‘l pensò mai?”: il poeta si rivolge al “vulgo nemico e odioso”, cioè alla gente comune, per acquietare la sua solitudine nonostante il disprezzo nutrito nei loro confronti a causa dell’impegno impiegato per costruirsi una vita ricca di piaceri materiali ed effimeri, trascurando i veri valori e le vere virtù. È un altro segno evidente dell’incoerenza e della confusione interiore dell’autore che lo spinge a compiere azioni non corrispondenti ai suoi ideali.
3) Un altro esempio di contraddizione si può notare per quanto riguarda l’idea del poeta riguardo la solitudine: in “solo e pensoso” egli stesso racconta il suo percorso verso luoghi deserti in cui spera di evitare tutto ciò che ha a che fare con la realtà, quindi con l’uomo, poiché ne nutre profonda ostilità. Nel nostro sonetto invece va alla ricerca dello stesso per evitare compagnia e non pensare ai suoi tormenti. Durante la sua vita, inoltre, Petrarca trascorreva interi periodi di otium leterarium isolandosi volontariamente presso ville e l’unica compagnia era costituita dalla cultura: infatti come suggerisce la parola stessa “otium leterarium” è una completa immersione nello studio e nella scrittura. Questa era un’attività prediletta dall’autore, che svolgeva non solo per emulazione di uomini illustri precedenti (Cicerone, Seneca), ma anche per passione e perché forse era l’unico momento in cui, apprendendo i valori e le virtù del passato, riusciva almeno momentaneamente a trovare una stabilità ed una pace interiore.

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