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Solo et pensoso è il sonetto XXXV del Canzoniere di Francesco Petrarca

L'autore, che predilige l’uso dell'io lirico per sottolineare la sua situazione di dolore e sofferenza , descrive come, nella solitudine più totale, sia alla ricerca di luoghi deserti, privi della presenza umana (come si legge nel rigo 4 “ove vestigio human la rena stampi”) al fine di fuggire dagli sguardi indiscreti della gente la quale egli teme possa accorgersi della sua angoscia.
Nelle terzine finali, invece, si rende conto che, seppure la natura solitaria sembra poter comprendere la sua malinconia, offrendogli protezione e sicurezza, in realtà, anche in essa può incontrare Amore che non può evitare (“Ma pur… col lui” versi 12-14).
2.1 Il poeta, dunque, è alla ricerca di luoghi sperduti e selvaggi, come monti,campi, fiumi e boschi poiché è convinto che la loro solitudine e pace, dovute alla lontananza dalla vita quotidiana, lo possano aiutare a liberarsi dal dolore che lo affligge.

2.2 per quanto riguarda il ritmo, quest’ultimo è strettamente legato alla condizione mentale del poeta, che triste e sconsolato attribuisce ai sui versi un’andatura malinconica. La cadenza lenta è data soprattutto dalle lunghe pause poste a fine di ogni verso, dalla presenza di molte congiunzioni e dallo schema di rime incatenate.
2.3 Nella terza strofa, curiosamente, viene espressa una sorta di complicità creatasi tra l’autore e la natura. L’amante ferito sembra fidarsi e trovare conforto nei luoghi “inospitali e impervi”( riga 12 “aspre/selvagge”) per questo isolati da qualsiasi tipo di civiltà, che sembrano garantirgli la pace interiore in quanto conoscono e comprendono la sua terribile situazione.
2.4 Nell’ultima strofa, invece, viene introdotto il personaggio di Amore, il cui rapporto con il poeta è costruito su un’antinomia. Questo contrasto, secondo me, è dovuto a un sentimento di ‘’amore – odio ‘’ espresso dalle righe 13-14 ( ‘’ch’amore non venga sempre” e “ragionando con meco et io co llui”). Da queste frasi si evince che il poeta non vuole essere raggiunto da Amore il quale gli procurerebbe solo pena e disagio ma che, allo stesso tempo, risulterebbe capace di dar vita a una conversazione confortante.
3.1 In questo sonetto, dunque, il poeta è portato ad allontanarsi dalla società per evitare di mostrare i suoi veri sentimenti. Preferisce restare in isolamento per meditare e alleviare la sua afflizione. Analogamente nel testo ‘’L’ozio letterario’’ tratto dal De vita solitaria, Petrarca abbandona la confusione della vita cittadina e la sua superficialità per restarsene in disparte. Stavolta, però, le motivazioni che lo spingono a compiere un simile atto sono altre. Distaccandosi da tutto egli sente di potersi considerare padrone di se stesso e delle sue scelte, senza essere influenzato dagli altri (come si desume dalle righe 6-7 “vivere con te stesso… influenzato, incalzato.”); inoltre crede di poter generare colloquio interiore con gli uomini del passato (vv.24-25), di poter dimenticare tutti i torti subiti (v25), di poter meditare sulla vita v 27, di poteri dedicare completamente alla lettura e alla scrittura.
3.2 Analizzando l’opera.. invece, si deduce come, pochi anni più tardi, la visione di Petrarca sia cambiata completamente. In questo sonetto il poeta manifesta la necessita di fuggire da stesso e dai propri pensieri. Perciò, a differenza dei testi precedenti, predilige il vivere in società e il cercare la compagnia della gente, cose che in passato non avrebbe tollerato.

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