Laura petrarchesca e stereotipo femminile

La figura della Laura petrarchesca descritta nel sonetto “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi” è molto più umana in confronto alle immagini femminili degli stilnovisti. Nei sonetti “Io voglio del ver la mia donna laudare”, di Guinizzelli, “Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira”, di Cavalcanti, “Tanto gentile e tanto onesta pare”, di Dante, la donna in tutta la sua ineffabilità appare in un presente eterno ed indefinito. Invece, la Laura petrarchesca è inserita dal poeta nella dimensione del tempo ed è sottoposta alla sua azione disgregatrice.
=> “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”, Canzoniere XC, Petrarca
Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi: et se non fosse or tale
piaga per allentar d'arco non sana.

Le figure femminili vengono descritte in modo diverso dai quattro poeti: Guinizzelli paragona la sua amata alle bellezze della natura, ricorrendo a delle similitudini;

=> “Io voglio del ver la mia donna laudare”, Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna laudare
ed assemblarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch' è lassù bello a lei somiglio.
Verde river' a lei rasembro e l'âre
tutti color di fior', giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Cavalcanti afferma che al superiorità della donna è tale da non poter essere a pieno compresa e descritta dalla mente umana.
=>“Chi è questa che vèn ch'ogn'om la mira”, Cavalcanti
Non si poria contar la sua piagenza,
ch'a le' s'inchin' ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.
Non fu s' alta già la mente nostra
e non si pose 'n noi tanta salute,
che propiamente n'aviàn conoscenza.

La presenza di questo essere perfetto e celestiale che cammina solo tra la folla provoca l'annichilimento in coloro che osservano il suo incedere.
=>“Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira”, Cavalcanti
Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira,
che fa tremar di chiaritate l'àre
e mena seco Amor, s' che parlare
null'omo pote, ma ciascun sospira?

Dante attribuisce alla donna che ama (Beatrice), le sembianze di un angelo venuto dal cielo, al cui passaggio tutti ammutoliscono per la sua grazia e la sua bellezza;
=>“Tanto gentile e tanto onesta pare”, Vita nuova, cap XXVI, Dante

Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Petrarca, invece, pur sottolineando l'incedere celestiale e la voce angelica della sua amata, è cosciente del fatto che per le caratteristiche umane inflitte dall'azione del tempo Laura rimanga un essere terreno.
=> “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”, Canzoniere XC, Petrarca
Non era l'andar suo cosa mortale,
ma d'angelica forma; e le parole
sonavan altro, che pur voce umana.
Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi: e se non fosse or tale
piaga per allentar d'arco non sana.

In nessuno dei suoi sonetti Petrarca compone un'immagine definita di Laura; essa corrisponde semplicemente alla figura della donna ideale degli stilnovisti (capelli biondi, occhi lucenti, … ) . Anche gli episodi in cui si articola la vicenda amorosa sono tutte situazioni codificate dalla lirica amorosa precedente (incedere, amore che passa attraverso gli occhi, colloqui con la natura, sospiri, … )
=> “Erano i capei d'oro a l'aura sparsi”, Canzoniere XC, Petrarca
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch'or ne son sí scarsi;
e 'l viso di pietosi color' farsi
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'ésca amorosa al petto avea
qual meraviglia se di súbito arsi?
Non era l'andar suo cosa mortale,
ma d'angelica forma (…)

Negli stilnovisti, in particolare in Guinizzelli ed in Dante, l'amore per la donna converte l'anima e la innalza sino alla contemplazione di Dio: ciò avviene attraverso il saluto che essa dona a coloro che la osservano;
=> “Io voglio del ver la mia donna laudare”, Guinizzelli
Passa per via adorna, e sì gentile
ch' abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa 'l de nostra fé se non la crede;

Al contrario, la Laura di Petrarca è il simbolo dell'allontanamento da Dio. Infatti essa rappresenta l'attaccamento ai beni materiali che impediscono a Petrarca di raggiungere la beatitudine. È quindi causa del dissidio interiore del poeta, che non riesce a trovare conciliazione tra la vita terrena e quella spirituale. Si trova conferma di ciò nel sonetto di Petrarca “Movesi il vecchierel canuto e bianco”, in cui il poeta cerca Laura nei volti delle altre donne e addirittura nella Veronica -immagine del volto di Cristo conservata in San Pietro-.
=> “Movesi il vecchierel canuto e bianco”, Canzoniere XVI, Petrarca
così, lasso, talor vo cercand'io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.

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