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Francesco Petrarca

Vita
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304 da una famiglia borghese. Il padre era notaio e nel 1312 si trasferì con la famiglia ad Avignone, sede della curia papale. Francesco intraprese gli studi giuridici ma la sua vocazione fu letteraria. Condusse una giovinezza frivola ma nello stesso tempo si dedicò allo studio degli scrittori classici, tanto che si dice che tenesse sempre con se le Confessioni di Sant’Agostino, che egli ritiene suo maestro. Da qui si iniziano a delineare le due tendenze fondamentali della sua letteratura: il culto dei classici e la spiritualità cristiana. La lingua in cui pensava e solitamente scriveva era il latino, ma parallelamente si dedicò alla lirica volgare, prendendo ispirazione dagli stilnovisti e da Dante. I motivi della sua poesia sono incentrati sulla figura di una donna, Laura, fortemente idealizzata, che richiama il lauro, la pianta sacra ad Apollo, dio della poesia. La sua realtà storica è dubbia.

Petrarca sentiva fortemente l'esigenza della sicurezza materiale, per questo prese gli ordini minori che gli avrebbero concesso una sicurezza economica. In contrapposizione con questa tendenza egli sentiva una grande curiosità e un desiderio di conoscere, che lo spinsero a viaggiare molto ed arricchire la propria cultura. Già da qui possiamo notare la contraddittoria personalità del poeta. A questa inquietudine si contrapponeva il bisogno di chiudersi nell interiorità ed approfondire sé stesso, per questo spesso si ritirava a Valchiusa, un luogo immerso nella natura e nella tranquillità, dove si dice che nacquero quasi tutte le sue opere. Un'altra caratteristica del carattere di Petrarca fu il bisogno di gloria, riconoscimenti e onori; questo bisogno fu appagato nel 1341, quando ricevette l’incoronazione poetica. La gloria durò poco, infatti seguì una crisi religiosa causata dal ritiro in convento del fratello Geraldo, che colpì profondamente il poeta, che invece nella sua vita non era mai riuscito a prendere una decisione drastica. Da qui possiamo cogliere un altro aspetto della personalità del poeta, la sua volontà infatti oscillante non gli permetteva di acquietarsi in una decisione definitiva.
Petrarca rappresenta una nuova figura dell'intellettuale. Non è più legato ad un preciso ambiente cittadino, ma è cosmopolita (Avignone, Parma, Milano, Venezia, Padova). Egli inoltre non è più un intellettuale - cittadino che partecipa alla vita politica del suo comune, ma accetta la Signoria che si era diffusa in Italia e la sostiene con il suo prestigio. Usa il suo prestigio come funzione pubblica e in cambio ne ha rendite, onori e protezione. Egli non sottomette mai la sua letteratura a seconda delle grandi famiglie di cui è ospite, ed è visto più che altro come un illustre ospite e conserva la sua libertà e dignità. Tutto questo è reso possibile grazie agli ordini minori che gli danno una sicurezza economica.
Nello stesso periodo in cui visse Petrarca si stava già delineando nelle classi dirigenti la concezione che caratterizzerà l'umanesimo e Petrarca ne è uno degli iniziatori: egli ha un'idea altissima della dignità del poeta, che per lui è sacerdote di un vero e proprio culto ed ha il potere di consacrare l’immortalità. Questa concezione del poeta è alla base dell'Umanesimo, che vedrà Petrarca come un iniziatore e maestro.
Il poeta muore ad Arquà il 19 luglio 1374.

Opere religioso - morali
Invettive contro un medico e sull’ignoranza propria e di molti altri.
In queste opere emerge il fastidio che Petrarca ha verso la filosofia scolastica. Per lui, infatti, la vera filosofia non doveva cercare ragioni nella realtà e della natura, ma doveva comprendere l'uomo ed esplorarne l’interiorità. In questo modo segue la filosofia di Agostino che affermava che la verità fosse nell'interiorità dell'uomo. Per questo il poeta rinuncia ad affrontare il mondo esterno e si dedica all'analisi della sua interiorità. Da questa continua analisi nasce il Secretum, una delle sue opere più importanti.
Scritta nel periodo della crisi religiosa, è divisa in tre libri in cui l’autore si sdoppia creando un vero e proprio dialogo tra due personaggi: Agostino, che rappresenta la coscienza che fruga nell'animo di Francesco per scovarne tutti i difetti, e Francesco che rappresenta la fragilità del peccatore.

Nel primo libro, Agostino rimprovera la debolezza della volontà di rancesco, nel secondo passa in rassegna i sette peccati capitali e si sofferma sull accidia che affligge Francesco e nel terzo libro Agostino lo rimprovera per il desiderio di gloria terrena e per l'amore per Laura, che secondo Agostino ha causato la sua degradazione morale.
Lo scopo del dialogo è raggiungere la pace interiore, obbiettivo che non verrà raggiunto neanche nelle opere successive, poiché egli esclude le soluzioni definitive e le certezze. Il latino del secretum, nonostante tratti temi contorti e tormentati è limpido e armonioso e segue l'esempio dei classici.
Altra opera religioso – morale è il De vita solitaria, in cui Petrarca esalta la solitudine che secondo il poeta deve essere rallegrata dalla natura e dalla lettura ed è fonte di purificazione. Petrarca non segue lo schema classico dell otium letterario, ma si ripiega verso un ideale più modesto con lo scopo di migliorare se stesso.

Le opere umanistiche
Petrarca ha coscienza del distacco del passato e decide di coglierlo nella fisionomia più autentica e vera. Inizia un’attività filologica che lo porta all'analisi e correzione di molti testi latini, alcuni dei quali erano stati dimenticati.
Il poeta sente una profonda nostalgia verso il mondo antico e sente il bisogno di emulare gli autori classici, tanto che alcune delle sue lettere familiari sono indirizzate ai grandi dell antichità.
Le raccolte epistolari del poeta sono in prosa latina, divise in 24 familiari e 17 senili. Abbiamo poi quelle “Sine nomine” e quelle “varie”. Queste lettere non erano solo dei colloqui, ma dei veri e propri componimenti letterali. Nel raccoglierle e rivederle Petrarca elimina ogni riferimento a fatti, persone o luoghi e quindi le lettere non sono immediati documenti di vita vissuta, ma trasfigurazione della realtà. Nelle epistole tuttavia si colgono le irrequietudini che costituiscono la psicologia del poeta, le sue contraddizione, debolezze e tormenti.

L’Africa è un poema epico in esametri latini, non è mai stato portato a termine. L’argomento dell’opera è la seconda guerra punica ed i modelli sono latini: egli si basa principalmente sull Eneide di Virgilio. In quest'opera esalta la grandezza di Roma e soprattutto le gesta di Scipione l’Africano che sconfisse Annibale. L’episodio principale dell’opera è la morte di Magone, in cui si nota la religiosità di Petrarca. Egli riflette molto sulla vita che trascorre tra illusioni e travagli e soprattutto sulla morte che arresta tutto, persino la gloria di Roma. Abbiamo quindi due tendenze fondamentali, il pessimismo ascetico medievale e il classicismo, che saranno sempre compresenti in Petrarca.
Il De viris illustibus è una raccolta di biografie di illustri personaggi romani, esalta la grandezza di Roma seguendo sempre spunti pessimistici, tra i quali la fugacità della gloria e la misera condizione umana. Spesso il poeta proietta nei personaggi le sue stesse inquietudini e i suoi dubbi.

L’aspirazione all'umiltà
Nel De remediis utriusque fortunae, Petrarca passa in rassegna tutti i mezzi con cui l’uomo può superare le lusinghe della sorte favorevole e i duri colpi di quella sfavorevole.

I Trionfi è un poema in volgare scritto sul modello della commedia: il poeta narra di assistere alla sfilata di varie allegorie: Amore, vergogna, morte, fama, tempo ed eternità, che sono il riflesso della vita personale del poeta stesso.
Sarebbe dovuta essere un’opera di conversione, come la commedia che porta da una situazione di peccato (selva oscura) alla salvezza (empireo), Petrarca però non raggiunge questo scopo, poiché è impossibilitato a giungere a una sistemazione coerente e stabile delle sue contraddizioni.
Petrarca riteneva di essere il continuatore degli autori classici e benchè abbia scritto delle liriche in volgare, era fermamente convinto della superiorità del latino. Il motivo per cui scrisse anche in volgare era che la letteratura latina aveva già toccato il culmine di perfezione che non poteva essere più superato, non restava dunque che imitare gli antichi; per quanto riguarda il volgare invece, offriva ancora un campo aperto. Petrarca si prefiggeva una duplice impresa: ridar lustro alla lingua antica ed elevare la lingua volgare alla dignità del latino.

Il Canzoniere
Il titolo originale del canzoniere è Rerum vulgarium fragmenta (frammenti di cose in volgare), l’opera viene anche chiamata “Rime sparse” o semplicemente “Canzoniere”.

Laura
Il tema principale del Canzoniere è l'amore del poeta per una donna chiamata Laura. Questo amore inappagato e tormentato permette al poeta di esplorare modi e conflitti interiori, e spesso egli stesso assapora quasi il piacere di soffrire e piangere. Da un lato contempla l'immagine della donna creata dalla fantasia ma anche dalla memoria, dall'altro lamenta la sua crudeltà e indifferenza e invoca pietà per le proprie sofferenze, elevando la sua preghiera a Dio.
La vicenda subisce una svolta alla morte della donna che delinea la divisione delle due parti del canzoniere: le “rime in vita” e le “rime in morte” di Laura. Alla morte della donna il poeta prova un grande rimpianto verso il tempo che non può più ritornare, guarda con angoscia il trascorrere del tempo che avvicina inesorabilmente alla morte. L’opera si conclude con una canzone di preghiera alla Vergine, che esprime il grande desiderio del poeta di superare ogni conflitto e di trovare finalmente la pace, fine ultimo del poeta.
L’esperienza con Laura non è immediatamente identificabile con l esperienza vissuta dal poeta. Si può notare come Laura sia molto più umana rispetto a Beatrice, soprattutto perché è inserita nella dimensione temporale, sottoposta alla sua azione disgregatrice.

Significato simbolico
Per Petrarca l’unica realtà che conta è quella interiore, per questo la sua poesia più che racconto di una vicenda d’amore, va letta come un analisi di coscienza. La figura di Laura è infatti l’occasione per il poeta di concentrare intorno ad un nucleo stabile l’esplorazione interiore, l'esame dei sentimenti oscillanti e contraddittori, preoccupazioni, stanchezza e vergogna. Anche nel Canzoniere è evidente il dissidio interiore analizzato nel Secretum: il bisogno assoluto di un approdo stabile in cui l’animo trovi una pace contro l'angoscia della precarietà di tutte le cose umane. Tutti i piaceri e le gioie sono illusioni effimere destinate a dissolversi con la morte e l’amore è un sogno che la realtà delude. Da questa delusione scaturisce un senso di inappagamento e per questo il Canzoniere vorrebbe offrirsi come la vicenda di un’anima che si libera dalle impurità umane e si innalza a Dio. Al termine del libro non trova soluzione, poiché l’ideale di Petrarca è la conciliazione del divino e dell’umano (assicurare alle cose terrene la stabilità delle cose celesti), e il suo tormento si origina dall irrealizzabilità di questo sogno.

Spazio e tempo
Il paesaggio non si delinea materialmente ma è un paesaggio idilliaco. Lo stesso è per il tempo, poiché non si compone una trama di eventi esteriori che si articolano nella successione cronologica di una vicenda vissuta. Leggendo il Canzoniere si ha la sensazione che la realtà esterna non esista e che l’unica realtà sia quella interna al poeta.

Forma
La forma del Canzoniere è limpida, equilibrata e perfetta, quindi i conflitti dell'animo non si riversano nello stile, il dissidio interiore che non può essere superato dai fatti, viene fissato in forme limpide e equilibrate. I modelli letterari principali sono di autori latini, testi biblici, scrittori cristiani, trovatori, siciliani, stilnovisti e dante.
Una differenza essenziale tra Dante e Petrarca è il plurilinguismo del primo e l'unilinguismo del secondo.
La lingua che Petrarca impiega comprende un ristrettissimo numero di vocaboli in modo da eliminare la presenza di parole troppo realistiche o espressive o auliche.
In sintesi la fisionomia complessiva del lavoro è data dalla fusione di due aspetti: l’inquieta e tormentata visione di un epoca di crisi e il gusto poetico eminentemente classicistico.

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