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Petrarca, Francesco - Canzoniere, Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono

Appunto comprensivo dell'analisi molto dettagliata del componimento di Francesco Petrarca che è il proemio al Canzoniere, la raccolta di poesie ispirata dall'amore per Laura

E io lo dico a Skuola.net
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
Testo:
Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
del vario stile in ch'io piango e ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
e del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

Parafrasi:
Voi che ascoltate in poesie staccate tra di loro il suono di quei sospiri con i quali nutrivo il cuore al tempo del primo traviamento giovanile, quando in parte ero un altro uomo rispetto a quello che sono, delle varie forme poetiche nelle quali piango e ragiono tra le vane speranze e il vano dolore, spero di trovare pietà, non solo perdono, dove ci sia qualcuno che conosca l'amore per averlo provato. Ma vedo ormai come fui per tutto il popolo motivo di riso da gran tempo, per cui spesso mi vergogno di me stesso; e il frutto del mio amore impossibile è la vergogna, il pentimento e la chiara consapevolezza che tutto quello che piace al mondo è vano.

Parafrasi 2:
Voi che ascoltate, espressi in componimenti slegati tra loro,
il suono di quei sospiri che alimentavano la mia passione amorosa
al tempo del mio primo traviamento amoroso giovanile
quando ero, seppur in parte (traccia di quella passione permane ancora) un altro uomo rispetto a quello che sono ora:
spero di trovare comprensione, nonché perdono,
del mutevole stile con cui esprimo la mia sofferenza e parlo
oscillando tra le vane speranze e il vano dolore (vani perché terreni).
ovunque vi sia qualcuno che, avendolo provato, sappia cosa sia Amore.
Ma ora mi rendo ben conto di come fui per molto tempo una favola
per tutta la gente ignorante, visto che
io stesso mi vergogno di me,
e del mio perdermi dietro a cose vane sono conseguenze
il vergognarmi, il pentirmi e il capire chiaramente
che quanto piace nella vita terrena non è altro che una breve illusione.

Analisi del testo
Il giudizio di Petrarca è estremamente negativo perché il Canzoniere testimonia l'oscillazione di sentimenti e il dissidio interiore del poeta. Inoltre, egli riponeva le speranze di gloria nelle opere in latino e non in quelle in volgare. Petrarca, nel Canzoniere, ha una concezione dell'amore terrena e si sofferma non tanto sulla lode di Laura quanto sui propri sentimenti, e in questo prende spunto da Cavalcanti. Inoltre, la concezione della vanità delle cose era già presente in una fonte biblica, l'Ecclesiaste. Nel passato è un giovane che ha perso la retta via mentre, nel presente, è un uomo pentito, anche se ancora innamorato. Petrarca ha una concezione dell'amore terrena. Nel sonetto Padre del ciel, dopo i perduti giorni, Petrarca, oltre ad essere pentito dei suoi gravi errori giovanili, prega Dio affinché lo liberi dal peccato e gli confessa le proprie colpe.

Nel sonetto “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono” il poeta parla dell’esperienza amorosa ormai superata nella prospettiva cristiana (il pentimento, la coscienza della brevità e della illusorietà dei beni terreni).
Il poeta offre al lettore quattro tipi di informazioni:
- sono stato a lungo innamorato
- ora sono cambiato
- chiedo pietà e perdono
- (l’unico non esplicito) sono degno di riceverli.
Egli si rivolge a coloro (Voi), che, come lui, soffrono le pene dell’amore e spera di trovare in loro perdono e comprensione (spero trovar pietà, nonché perdono – di me medesimo che meco mi vergogno) poiché, a causa di questo sentimento, frutto di uno sbaglio giovanile (giovanile errore) egli era ben diverso dall’uomo che è oggi (quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono). Non solo ha commesso un errore morale, mettendo da parte Dio, ma anche un errore letterario, visto che ha fatto produrre dei componimenti slegati fra loro (Rime sparse) che esprimono sentimenti contrastanti, frutto di diversi stati d’animo.
Nel proemio troviamo termini specifici della materia amorosa (sospiri e core al v. 2, piango et ragiono al v. 5, speranze e dolore al v.6, amore al v. 7). Ma vi sono però nel sonetto anche alcuni riferimenti alla prospettiva cristiana, quali il richiamo alla trasformazione dell’individuo(v.4), che allude implicitamente al tema della conversione (con rimando alla vergogna ai v. 11e12), il motivo della inutilità e della illusorietà dei beni terreni (errore al v. 3, vane/van al v. 6, favola al v. 10).
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