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Petrarca può essere considerato l’iniziatore di uno specifico motivo letterario, che consiste nella trasfigurazione di un luogo reale, in “Luogo mitico”. Il luogo mitico di Petrarca è Valchiusa, una piccola valle, solitaria, situata in Provenza a circa 15 miglia da Avignone. Valchiusa è il vero e reale rifugio di Petrarca per un lungo periodo della sua vita, ma diviene anche, nel suo immaginario poetico, un luogo incantato. Nei brevi passi delle Epistole, è evidente il processo di trasfigurazione di Valchiusa che diviene lo spazio ideale in cui si realizzano e si identificano le aspirazioni del poeta e i temi cari alla sua poesia. Nel 1342 avvennero 2 fatti che lo portarono in una profonda crisi spirituale: la nascita di Francesca, seconda figlia dopo Giovanni e la scelta da parte del fratello Gherardo di farsi monaco. In questo periodo si accentuò nel poeta il desiderio di una vita contemplativa interamente dedicata alla fede, ma rimanevano altrettanto forti anche gli interessi mondani. Petrarca intravide una possibilità di rinnovamento nel tentativo operato da Cola di Rienzo di instaurare a Roma una repubblica ispirata al modello antico e partì alla volta della città con la volontà di sostenerla, ma poi si fermò a Genova alla notizia del degenerare. Nel frattempo, accrebbe notevolmente la sua inquietudine, la notizia della morte dell’amata Laura, colpita dalla peste che nel 1348 imperversa in tutta Europa. Ricominciarono allora gli spostamenti continui di Petrarca: fu prima a Parma e poi a Firenze: ritornò poi in Provenza che abbandonò definitivamente nel 1353 decidendo di accettare l’ospitalità offertagli dai Visconti di Milano. Tale scelta fu fortemente criticata da Boccaccio e dagli altri amici fiorentini. Restò a Milano fino al 1361, quando fu costretto ad andare via per il diffondersi di un epidemia di peste. Si trasferì poi a Padova e poi a Venezia. Il signore di Padova, gli regalò un terreno ad Arquà sui colli Euganei, dove egli si fece costruire una casa; vi si trasferì nel 1370 e li trascorse gli ultimi anni della sua vita, afflitto da problemi di salute, eppure dedicandosi instancabilmente alla revisione delle sue opere, in particolare del Canzoniere. Morì nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1374.

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