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Simbolismo europeo

Movimento che si sviluppò in Europa, soprattutto in Francia e in Inghilterra, che affronta, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, temi e linguaggi innovativi, segnati da un profondo interesse per la capacità evocativa della poesia e per l’elaborazione di un nuovo e personale sistema simbolico. Furono le opere di C. Baudelaire a segnare l’inizio di tale movimento. Alla base di tali mutamenti nella letteratura vi è sicuramente la vita nella metropoli di Parigi. In essa, lo spazio e il tempo sono soggetti a una trasformazione radicale, all’insegna della velocità e della simultaneità. Il poeta che si muove nella metropoli è un vagabondo, un esule, non afflitto dalla febbrile volontà di guadagno che caratterizza la società borghese di massa. Ma la massa di persone non è nemmeno il lettore a cui è indirizzata la poesia, caratterizzata da scandalo e provocazione. Proprio nei confronti della metropoli, però, il poeta ha un doppio sentimento di attrazione e repulsione, lo spleen, la noia accidiosa, e l’Ideal, la tensione verso l’ideale.

I Fiori del Male

Pubblicata in edizione definitiva nel 1861, questa raccolta di poesie non è un’opera frammentaria e diaristica, simile a quelle dei poeti romantici, ma ha una forma di canzoniere. La continuità è dettata secondo un ordine cronologico.
Temi:
- Antitesi fra Spleen (noia esistenziale) e Idéal (tensione verso l’Ideale);
- La mancanza di ruolo sociale del poeta;
- Ricerca di un modo per evadere dalla società (alcool, droga, paesi esotici, perversione, blasfemia, satanismo e morte);
Il titolo stesso della raccolta è ossimorico: da una parte i fiori, simbolo tradizionale di bellezza e purezza, dall’altra il male, rovesciando un’immagine positiva in una negativa.
Lo stile è raffinato, colto ma caratterizzato da espressioni che registrano il degrado, il brutto e il deforme. Molto utilizzate sono anche le analogie e le sinestesie, che collegano ambiti sensoriali, spesso lontani fra loro.

“L’Albatro”

Si basa sulla similitudine fra l’albatro e il poeta. Il primo è regale e maestoso finchè si libra nel cielo, ma diventa goffo e impacciato a terra, oggetto di scherno per i marinai che lo catturano. Così il poeta, signore dell’ideale nei suoi versi, è inadatto a vivere nel mondo quotidiano, incompreso in una società che lo deride.
Il tema della superiorità del poeta, incompreso nella società, era già utilizzato dagli scrittori romantici. Il paragone è costruito però in modo sbilanciato: tre strofe riservate all’albatro, mentre nell’ultima compare la similitudine esplicativa.

“Corrispondenze”

È la lirica fondamentale della raccolta. La prima quartina enuncia la qualità del rapporto che unisce l’uomo alla natura. La natura è una struttura vivente che funziona in modo simbolico, proponendo misteriose rivelazioni che l’uomo, nel suo cammino, può interpretare. Le strofe successive precisano alcuni particolari dell’immagine iniziale.
Il concetto cardine del testo è il nesso tra sacralità e unità del reale. Il poeta non è più il vate del romanticismo ma colui che si immerge nel reale, ne sfugge le angustie e intravede il mistero delle cose, librandosi in un’altra dimensione.

“Al Lettore”

È la poesia che apre il libro di Baudelaire. Il poeta enuncia tutta la sua visione pessimistica della natura umana: l’essenza dell’uomo è insanabile e corrotta, preda di istinti abbietti, tutto ciò che appare onesto e positivo, subito si rivela frutto di ipocrisia. Solo la vita può distogliere dal crimine. Il dolore stesso è l’effetto della colpa.
Il vizio più grave di tutti è però l’ennui, la noia di vivere, l’incapacità di cambiare la propria esistenza. L’autore, attraverso i suoi mali, può avere una sensibilità particolarmente acuta, comunicando a chi legge gli aspetti più nascosti della realtà. La noia di vivere è però ciò che accomuna il lettore all’autore.

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