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Il romanzo della crisi

Negli anni del Decadentismo viene abbandonato il romanzo sperimentale naturalista a favore di una rivalutazione dell’irrazionale. Vengono rappresentati personaggi eccentrici che rivelano lati ambigui e patologici Quest’attenzione per l’interiorità dei personaggi e per il loro disagio interiore costituirà il filo conduttore di una stagione narrativa che, partendo dal decadentismo, proseguirà per circa un cinquantennio (anni ’30).
La crisi non si manifesta solo sul piano dei contenuti, ma anche sul piano della forma. In Francia Marcel Proust sostituisce al tradizionale tempo narrativo il libero fluire della memoria involontaria (attraverso i “lampi” che si producono grazie alle sensazioni) e questo innovativo procedimento avvicina l’autore al filosofo Bergson e a Sigmund Freud, padre della psicanalisi. Un altro innovatore è James Joyce. In Italia le esperienze più innovative sono quelle di Italo Svevo e (tecnica del monologo interiore per tirar fuori l’inconscio) e Luigi Pirandello (conosciamo di noi solo una minima parte e dalla coscienza di essere “nessuno” nascono l’incomunicabilità , la solitudine, l’alienazione , cioè il disagio).

Il Decadentismo in Italia (G. Pascoli - Gabriele D’Annunzio – Antonio Fogazzaro)

•Giovanni Pascoli
Il poeta evade dalla realtà , si rifugia nel proprio intimo per dare ascolto ai moti dell’anima provando stupore di fronte alle piccole cose (poetica del fanciullino) e carica gli oggetti e le esperienze di dignificati simbolici, fortemente allusivi. Anche il linguaggio, ricco di suggestioni musicali create attraverso l’uso di assonanze, consonanze, onomatopee, è fortemente simbolico.

•Gabriele D’Annunzio
Nelle sue opere sono evidenti i caratteri decadenti: la languidezza sensuale, le sensazioni acri e violente ,l’interesse per i temi del peccato e della lussuria , l’amore e il ritorno all’innocenza perduta ,l’approdo all’ideologia superomistica ,il mito della morte.

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