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La Scapigliatura

Fra l’inizio degli anni sessanta e la fine degli anni ottanta dell’ottocento, un gruppo di scrittori e di artisti uniti da un’inquietudine vera, oltre che da una forte insofferenza verso la società borghese si raccoglie sotto l’etichetta della Scapigliatura. Ebbe il suo epicentro a Milano, dove notevole era la cultura e la presenza borghese, anche se in definitiva si estese in tutto il territorio lombardo. A spiegare che cosa si intendesse allora con questo termine fu un membro stesso del gruppo, Cletto Arrighi, che in un romanzo pubblicato nel 1862 chiamato La Scapigliatura e il 6 febbraio, tracciava le caratteristiche di questo movimento: «La Scapigliatura è composta da individui di ogni ceto, di ogni condizione, di ogni grado possibile della scala sociale. Proletario, medio ceto e aristocrazia» i cui membri possono essere di «di ambo i sessi, fra i venti ei trentacinque anni, non più». Si parla, quindi, di individui di giovane età, non vincolati a determinate condizioni sociali, ma legati tra loro da una profonda insofferenza nei confronti di qualsiasi forma di ordine costituito e da uno stile di vita eccentrico e disordinato. Tale comportamento, si riflette per molti di essi anche nella società, dove non esiteranno a non rispettare le leggi politiche e civili. Sono poeti, ma anche pittori, musicisti e artisti, insomma intellettuali poliedrici, eclettici nella convinzione che l’arte fosse un tutt’uno che si manifestava in diverse rappresentazioni; Fra i suoi membri, infatti, Arrigo Boito, redigè il libretto per alcune opere di Giuseppe Verdi. Peculiarità di questi artisti è senza dubbio la percezione di essere i reietti dalla società e divenire, conseguentemente isolati e respinti dalla propria comunità. Per questo, si scontreranno contro il perbenismo della società borghese (dalla quale i giovani scapigliati, d’altra parte provengono), attraverso una condotta che si traduce in anticonformismo esasperato che spesso trova riscontro in vicende biografiche eccentriche e frequentemente bruciate dall’alcol e dalla droga. Tuttavia, non si tratta di veri e propri rivoluzionari, poiché tale atteggiamento di ribellione si decifra perlopiù come rifiuto sdegnoso e ideologico che rivendicazione politica e civile. Nella teorizzazione di questo stile di vita agì senza dubbio il modello della Bohème parigina che, a metà dell’Ottocento aveva manifestato il proprio rifiuto a una società vincolata dalle leggi della produttività economica e sorda al richiamo dell’arte.

Secondo alcuni critici anticipa le tendenze decadentiste, mostrandosi quindi come un pre-decadentismo. Secondo altri, invece, sarebbe un ’68 ante litteram. Tuttavia, mentre la contestazione sessantottina fu di ben più grandi proporzioni (la protesta si estese anche negli USA), prendendo la connotazione di “movimento globale” e cambiò i rapporti generazionali, la scapigliatura, rimase, invece, un fenomeno molto più modesto e ristretto al settentrione italiano.

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