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Il Decadentismo

È un termine utilizzato per la Prima volta in Francia da un gruppo di autori. Le Decadent è un termine utilizzato per la prima volta su una rivista letteraria per esprimere un punto di vista comune, un sentimento comune a molti autori. E’ un termine che ha anche un significato storico. Per la prima volta, si parla di decadenza quando si indica il periodo che va dall'apice alla distruzione dell’Impero Romano. In Italia si svilupperà come termine attorno a due poeti: Pascoli e D’Annunzio, e due pensatori: Svevo e Pirandello. Hanno aspetti comuni ed è questo a creare il movimento:

Rottura con la tradizione = è un fenomeno letterario che rompe con la tradizione in cui ogni autore si confronta in modo personale . Ad esempio mentre la letteratura con l’Illuminismo era sempre andata incontro al grande pubblico ed era diventata più fruibile e democratica, D'Annunzio riporta in auge il concetto per cui la poesia è destinata a pochi appartenenti all'elite. La poesia, quindi, ritorna nelle alte sfere intellettuale svincolandosi dalla plebe. PASCOLI è innovatore dal punto di vista metrico – compositivo: inventa il componimento impressionista, liberandosi da ogni cliché compositivo. La realtà non è descritta nei minimi dettagli, anzi fornisce immagini ed è in grado di far immaginare.

Pirandello compie la scelta del teatro che è assolutamente innovativa. I protagonisti delle sue opere diventano gli attori, abbattendo il confine tra vita e arte. Svevo scrive un romanzo del tutto nuovo, raccontato in 1a persona e psicologico. Il romanzo non racconta gli eventi e i dialoghi ma si snoda sul flusso di coscienza del protagonista.

L'io = l’artista non riesce a trovare delle risposte alle sue domande, ed è in crisi con se stesso. Vive in una realtà confusa e indistinta e non riesce a trovare delle certezze, delle convinzioni da seguire. Perciò pone al centro della riflessione se stesso. Allo stesso tempo, tuttavia, diffida di sé stesso e delle sue capacità, nella consapevolezza della crisi di coscienza (non è ottimista)

Perlustrare la realtà = l’uomo è in crisi e tenta di relazionarsi con la realtà che gli appare confusa e oscura carica di simboli e significati. Tornano così connotazioni aspetti simboliste e scapigliate, in cui c’è la convinzione per cui che l’io di per sé razionale non può comprendere la realtà se non attraverso l’alterazione fisica. Elementi di alterazione sono la malattia (vista come decadimento) e la follia. L’uomo di per se non riesce a individuare la verità che lo circonda, inconoscibile e misteriosa. Unico modo è l’irrazionalità avvicina che avvicina alla comprensione.

La morte = è un tema presente e invadente. E’ predominante soprattutto in Pascoli dove la morte delle persone care è vista come ingiustizia, sopruso. In D’Annunzio il tema si sviscera nella considerazione del suicidio interpretato come atto di grande coraggio. Pirandello parla di morte fasulla, come quella del Mattia Pascal. Svevo ne parla, infine, ne La coscienza di Zeno.

L’Amore = non è inteso nel senso tradizionale. In Pascoli si tratta di un amore non biografico. Non parte dalla sua esperienza personale perché ebbe un un pessimo rapporto con il mondo femminile (un’insoddisfacente rapporto con le donne e un morboso legame per la sorella).Tuttavia, rimase sempre in lui un amore e un fascino per le donne definito dalla critica “adolescenziale”. All’epoca di Pascoli gli adolescenti percepivano l’amore e l’erotismo in modo vago. Non conoscevamo il mondo dell’eros in generale, ma se ne sentivano attratti (come l’autore) Pascoli prova lo stesso senso desiderio per il vago. D’Annunzio la donna è una femme fatal, un ostacolo alle sue velleità artistiche – culturali che fa soffrire l’uomo e lo rende irrazionale. SVEVO ha una concezione molto simile, la donna è spesso un opportunista (tipo femme fatal, donna dominatrice). Pirandello ebbe un’esperienza molto negativa con il mondo femminile, infatti, la moglie soffriva di una grave forma di pazzia. Questo determinò in lui un condizionamento nella letteratura: prediligeva le figure maschili rispetto a quelle femminili.

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