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Estetismo e Decadentismo

Sul finire dell’Ottocento, al romanzo naturalista subentrò il romanzo decadente, contraddistinto da un marcato estetismo, dal bisogno di evasione dalla realtà e dal disprezzo per le masse, un ritorno al soggettivismo. Figura tipica della narrativa estetizzante è il dandy.

I principi teorici dell’estetismo

L’estetismo è stato uno stile di vita prima che un movimento letterario: “fare della propria vita un’opera d’arte” era il motto che accumunava gli artisti decadenti, per i quali contavano prioritariamente la bellezza e le sensazioni rare e raffinate.
Il piacere di D’Annunzio diffuse in Italia le mode estetizzanti e l’ideale di fusione tra vita e arte.
Il romanzo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, mitizzava la giovinezza e la bellezza; Nella prefazione, Wilde teorizzò i principi dell’estetismo decadente:

- L’arte è accessibile solo a pochi eletti;
- L’arte è volta alla conquista della bellezza;
- L’arte è autonoma e non ha scopi morali.
L’arte, è la suprema attività dell’uomo e il valore attribuito alla bellezza e giustifica anche le violazioni della morale; le azioni non vanno giudicate secondo i consueti schemi di giusto o ingiusto, ma in base al piacere che producono.

L’eroe dell’estetismo: il dandy

Andrea Sperelli, Oscar Wilde, sono i protagonisti dei romanzi di D’Annunzio e Wilde. Incarnano il dandy, un tipo di umano cinico e dissoluto che, animato dall’aspirazione della bellezza, si propone l’eleganza e l’esteriorità come fine della vita, disprezzando ciò che è mediocre e banale.
Sono però destinati alla sconfitta perché nel dualismo tra arte e vita è sempre la vita a imporsi.

Il fenomeno del dandismo

Il termine dandy risale alle truppe inglesi in America durante la rivoluzione del 1776 ed indicava in modo negativo un individuo abbigliato in modo eccentrico ed elegante.
Baudelaire: per lui il dandismo non era solo un modo raffinato di vivere, ma aveva una natura filosofica e polemica nei confronti dei borghesi. E’ il bisogno di crearsi un’originalità, una specie di culto di se stesso.
Wilde: Il suo dandismo fu diverso da quello di Baudelaire poiché non aveva il contenuto ideologico; il suo dandismo celava il desiderio di fama mondana e di successo letterario.

D’Annunzio: Al dandismo di Wilde è molto vicino quello di D’Annunzio. In lui il dandy si mescola al poeta vate che disprezza le masse ma se ne serve per autocompiacersi. E’ alla ricerca continua di tornaconto economico, del piacere e della gratificazione. Esibì anche la sua propria vita “inimitabile”: scelse pittori e incisori per decorare le sue opere, si autopromosse con gesti plateali.

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