Daniele di Daniele
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il movimento decadentista in arte e letteratura

Il decadentismo è un movimento che si è affermato nel periodo compreso tra la fine dell'Ottocento e lo scoppio della Prima guerra mondiale. Questo movimento si è affermato in ambito letterario, artistico. La corrente si è sviluppata in Europa e in particolare modo in Italia, avendo tra i suoi esponenti più importanti autori come per esempio Giovanni Pascoli. Il movimento letterario si è diffuso anche in Francia, avendo come suoi esponenti principali intellettuali francesi come per esempio Stéphane Mallarmé, Charles Baudelaire, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud.
Una delle frasi simbolo del movimento letterario del decadentismo è la seguente "Je suis l'empire à la fin de la décadence" ("Io sono l'impero alla fine della decadenza"); questa celebre frase comparve in una rivista francese molto celebre: "Le décadent". Il movimento decadentista inoltre si diffuse anche in Paesi europei come la Germania e l'Inghilterra. Per i decadentisti la poesia è uno strumento molto importante per potersi esprimere al meglio le loro tematiche.

Indice

Il decadentismo in letteratura
Etimologia di decadentismo
Il decadentismo in Europa
Caratteristiche del decadentismo
La poetica del decadentismo
Movimento decadentista - Versione alternativa 1
Decadentismo, riassunto - Versione alternativa 2
Decadentismo, sintesi - Versione alternativa 3

La corrente del decadentismo - Versione alternativa 4
L'età del decadentismo - Versione alternativa 5
Epoca del decadentismo - Versione alternativa 6
Caratteristiche del decadentismo - Versione alternativa 7
Origini e sviluppo del decadentismo - Versione alternativa 8

Il decadentismo in letteratura

Il Decadentismo, che si può considerare come la fase estrema del moto romantico, ebbe la sua concreta origine e la sua prima manifestazione letteraria in Francia, dove si sviluppò in aperta polemica con la letteratura naturalistica, diffondendosi poi nelle altre nazioni europee. Come primi esponenti del decadentismo sono da considerare i poeti e gli scrittori simbolisti, che operavano in Francia nella seconda metà dell'Ottocento (tra il 1880 e il 1890), e che intendevano la poesia come una forma di vera e propria rivelazione.
Il primo interprete della nuova sensibilità poetica è Charles Baudelaire (1821-1867), mentre tra i poeti più significativi della poetica simbolista, si possono poi ricordare Stéphane Mallarmé (1842-1898), che fece valere il mito della poesia pura; Paul Verlaine (1844-1896), che fece valere il principio della poesia come musica; e Arthur Rimbaud (1854-1891), che fu una singolare figura di poeta maledetto.


Etimologia di decadentismo

Il termine "decadentismo" viene coniato dalla critica di indirizzo realistico e naturalistico per indicare spregiativamente un gruppo di giovani intellettuali francesi, il cui atteggiamento viene considerato dagli avversari come espressione di una degradazione culturale. Questi giovani intellettuali, che si riuniscono a Parigi sulla riva sinistra della Senna, la "Rive Gauche", accettano tale termine e ne assumono la definizione facendosene un vanto; infatti il poeta Paul Verlaine in un suo verso famoso afferma: "Je suis l'empire à la fin de la décadence" ("Io sono l'impero alla fine della decadenza"), e una delle più autorevoli riviste porta proprio il nome "Le décadent".

Il decadentismo in Europa

Il movimento del Decadentismo ebbe - come sappiamo - la sua concreta origine in Francia con i simbolisti, ma fu un fenomeno di carattere europeo che interessò ben presto anche l'Inghilterra e la Germania. I più significativi rappresentanti del Decadentismo inglese furono Oscar Wilde (1854-1900), che scrisse notevoli opere di tono estetizzante, e William Butler Yeats (1865-1939), che fu un poeta di intima vena simbolistica; mentre, tra gli esponenti del Decadentismo tedesco, si possono poi ricordare Stefan Gorge (1868-1933) e Rainer Maria Rilke (1875-1926).


Caratteristiche del decadentismo

Il complesso movimento culturale del Decadentismo si può considerare - nei suoi caratteri generali - come lo svolgimento e, contemporaneamente, la crisi dell'idealismo e del soggettivismo romantico. Anche la civiltà spirituale del Decadentismo si manifesta nel campo del pensiero e della vita morale come un'inquieta e sempre più accentuata sfiducia nelle forze della ragione, che assume le forme di una vera e propria crisi esistenziale:

* Esasperazione dell'individualismo e dell'egocentrismo;
* Visione pessimistica del mondo e della vita umana;
* Polemica contro il positivismo;
* Scoperta dell'inconscio e del subcosciente;
* Tormentoso senso della solitudine e del mistero.

È opportuno precisare che l'arte del Decadentismo nella letteratura - nelle sue complesse e contraddittorie esperienze - rappresenta senza dubbio la crisi della civiltà e della società europea tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento; ma rappresenta anche, in un certo senso, la coscienza e la denuncia di questa profonda crisi esistenziale.
Scuole di pensiero, come quella del Binni, affermano che "è proprio il caso di vedere il decadentismo storicamente, di separarlo dal concetto astratto di decadenza, di dargli lo stesso valore storico che diamo al romanticismo. [...] Parlare quindi di decadentismo facendo pesare la sua comunanza etimologica con decadenza è criticamente inopportuno e troppo spesso confina con una condanna moralistica, con una critica che è più di costume che non letteraria".

La poetica del decadentismo

Nell'età del Decadentismo si maturò una nuova sensibilità poetica: nella crisi pressoché totale dei tradizionali valori etici e conoscitivi, la poesia apparve allora come il solo mezzo di intendere e svelare la realtà. Uno dei più rilevanti caratteri dell'arte decadente è da vedere, appunto, nello straordinario raffinamento della tecnica e dei mezzi espressivi: la parola, negli esempi più originali e qualificanti dell'arte decadente, tende a sottrarsi ad ogni vincolo di natura logica e concettuale per risolversi nell'incanto lirico di una pura suggestione fonica e musicale:

* Nuova esperienza metrica del verso libero;
* Significativo ricorso al linguaggio simbolico;
* Senso della poesia come illuminazione e folgorazione lirica.

Movimento decadentista

Il Decadentismo italiano ha le sue prime e non ancora ben definite manifestazioni nell'opera poetica di Giovanni Pascoli, opera tutta impregnata da un intimo senso del mistero; e nella varia opera artistica di Gabriele D'Annunzio, caratterizzata - nelle sue linee generali - da forme di esasperato individualismo (mito del "superuomo").
Fu però solo più tardi, nei primi decenni del Novecento, che il movimento del Decadentismo venne a caratterizzare, in modo sempre più intenso e consapevole, le diverse correnti artistiche ed ideali della nostra letteratura. Altri due autori fondamentali per il movimento decadente italiano furono Italo Svevo e Luigi Pirandello. Il decadentismo in Italia quindi si esplica come movimento letterario nel corso dell'Ottocento attraverso grandi intellettuali.

Il quadro storico: Per "età del Decadentismo" si intende il periodo che va dagli ultimi anni dell'Ottocento allo scoppio della prima guerra mondiale. Questa fase storica è contrassegnata da fondamentali vicende politiche e sociali, nella quale da una parte giungono a compimento i processi ideali e culturali dell'Ottocento, dall'altra emergono le tendenze che si svilupperanno poi nel corso del Novecento.
L'età del Decadentismo è anche un periodo di grandi tensioni internazionali, che tuttavia non esplodono in conflitti diretti tra le maggiori potenze europee, come era avvenuto in passato, bensì covano sotto la cenere per sfociare poi nella tragedia della prima guerra mondiale.
Da un punto di vista economico i decenni di fine secolo fanno da sfondo ad una crisi di vaste dimensioni. È la cosiddetta "grande depressione", che succede al periodo di espansione e di crescita degli anni 1850-1873, e che protrae i suoi effetti sino al 1896, quando l'economia europea entra in un nuovo ciclo di espansione. Questa difficile congiuntura è caratterizzata dal crollo dei prezzi industriali e agricoli, da un generale ristagno produttivo e da un forte aumento della disoccupazione. Di fronte a questa situazione i governi rispondono con una serie di misure che, se da una parte rendono più tollerabili gli effetti della crisi, dall'altra concorrono ad innescare tensioni e contrasti che appesantiscono ulteriormente il clima politico e sociale europeo e mondiale.
La prima misura economica che attuano tutti i paesi è quella del protezionismo, cioè della chiusura delle proprie frontiere ai prodotti esteri. Così si contribuisce alla salvaguardia dell'industria e dell'agricoltura nazionali, le quali operano in regime di monopolio e non di concorrenza; però nello stesso tempo si creano degli scompensi nei settori che lavorano per l'esportazione e che vedendosi preclusi i mercati tradizionali, piombano in una profonda crisi, non riuscendo a ristrutturarsi per il mercato interno. Non solo, ma nel tentativo di trovare sbocchi alle proprie economie, oltre che per motivi di opportunità interna e di "scelta culturale", i principali stati europei - Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo - intraprendono una politica imperialistica.
L'opzione imperialista è sostenuta anche dalla cultura del tempo, che diffonde negli strati più ampi della società l'amore e il gusto per la guerra, per lo spirito di conquista e di potenza. Si introducono così nell'immaginario collettivo miti superomistici, razzistici, irrazionali e impregnati di violenza, che costituiscono il "retroterra culturale" del primo conflitto mondiale.

Decadentismo, riassunto

Il Decadentismo è una corrente artistico – letteraria che si diffonde in Europa all’incirca tra il 1870 e il 1920.
Questo periodo è sconvolto dalla rivoluzione industriale, dai conflitti di classe, dagli scioperi, da un progressivo decadere degli ideali romantici. Gli autori sono interessati a capire ed esprimere le esperienze individuali di malessere fisico e psicologico; sono attratti dal mistero della morte e vedono nella bellezza una ragione di vita. I protagonisti delle loro opere non si occupano di problemi sociali né di quelli storici.

Il quadro storico
: Gli anni del Decadentismo sono quelli della seconda rivoluzione industriale durante i quali ci sono nuove scoperte scientifiche e tecnologiche.
La crescita industriale e la ricerca di nuovi mercati spingono monti paesi europei alla conquista di colonie in altri continenti. È il periodo in cui l’idea di nazione e l’amor di patria degenerano nel nazionalismo e si diffonde il mito della razza, in altre parole la convinzione che certe razze umane siano superiori ad altre.
La classe operaia attraverso le manifestazioni di piazza e la lotta politica e sindacale, riesce a ottenere importanti riforme sociali. Dopo un periodo di pace scoppia la Prima guerra mondiale nel 1914.

Le caratteristiche
: Il Decadentismo è una corrente culturale che rappresenta la crisi dei valori. Si manifesta in tutta Europa con dei caratteri comuni:
• i decadenti non hanno fiducia nella ragione che giudicano uno strumento inadeguato; pensano che le verità più profonde si possano cogliere con l’intuizione;
• i decadenti si isolano dalla società perché non possono riconoscersi in un mondo così cambiato;
• i decadenti sono dominati dall’ansia di evadere dalla realtà; assumono come ragione di vita la bellezza e esaltano le esperienze che sentono come uniche e inimitabili;
• i decadenti sono individualisti e i protagonisti esaltano il proprio io e sono tutti negativi, pensano a loro stessi. Gli eroi possono essere superiori oppure inferiori, cioè che si adeguano, che si annoiano;
• i decadenti adottano un nuovo linguaggio, infatti i poeti si servono di simboli, di analogie, suoni suggestivi e ritmi musicali per produrre sensazioni. Questi poeti rifiutano le regole della metrica. La parola acquisisce infinite possibilità di significato; nasce così la poesia del frammento, quella che con poche parole è in grado di racchiudere una molteplicità di significati.
Un’altra caratteristica del Decadentismo è il sorgere di movimenti artistici che sperimentano nuove tecniche espressive segnando così una radicale frattura con la tradizione letterarie e linguistica.

Gli scrittori
: I decadenti italiani si ispirano alle esperienze degli intellettuali europei che hanno radicalmente trasformato la cultura di quegli anni:
• i poeti simbolisti francesi che esprimono con i simboli e con la musicalità e la magia delle parole, il mistero del mondo;
• il filosofo tedesco che elabora il mito del superuomo;
• il medico austriaco che scopre la vita dell’inconscio e fonda la psicoanalisi.
Alcuni importanti scrittori decadenti italiano sono Giovanni Pascoli, Italo Svevo, Luigi Pirandello e Gabriele D’Annunzio.

Decadentismo, sintesi

Il termine decadentismo originariamente indicava un movimento letterario nato negli ambienti parigini durante gli anni 80, in Italia il termine nel corso del 900 ha indicato un intera corrente culturale che rappresenta un insieme di manifestazioni diverse.

La visione del mondo decadente: La base della visione del mondo decadente riprende i temi della cultura romantica, si fonda sull'irrazionalismo, viene rifiutata la visione positivistica. Il decadente ritiene che la ragione e la scienza non possono dare la vera conoscenza del mondo e del reale, perché l’essenza del reale è misteriosa e enigmatica, perciò l'anima del decadente è sempre rivolta verso il mistero, l’inconoscibile.
Ogni forma visibile per i decadenti non è che un simbolo di qualcosa di più profondo. Questa visione era già stata formulata da Baudelaire(Fiori del male).
La visione decadente propone la coincidenza tra io e mondo, tra soggetto e oggetto, e questa unione avviene sul piano dell’inconscio che è la zona oscura dove scompare l'individualità.
Il poeta decadente non usa la ragione e la scienza per cogliere il mistero e l'essenza segreta della realtà, ma altri mezzi come gli stati irrazionali dell'esistere:
-malattia
-follia
-nevrosi
-delirio
-sogno
-allucinazione
Questi stati di alterazione non essendo controllati dalla ragione ci permettono di dare uno sguardo al nostro interiore aiutandoci a vedere il mistero che è al di là delle cose. Questi stati possono essere anche provocati artificialmente attraverso l’alcool, l’assenzio, le droghe, l’oppio , l’hashish, la morfina.
La cultura delle droghe ha le sue radici nel periodo romantico-decadente, in cui si ritieneva che le sostanze stupefacenti potenziassero l'attività sensoriale.
Per i decadenti vi sono altre forme di estasi come il panismo e le epifanie.
Il panismo rappresenta il confondersi dello spirito nella materia, nella nuvola, nel filo d’erba…
Le epifanie(dal greco "apparizione") avvengono quando un particolare insignificante come un oggetto, all’improvviso si carica di un intenso significato e affascina come un messaggio proveniente da un'altra dimensione.

La poetica del Decadentismo: Per i decadenti l’arte è uno dei momenti più importanti della conoscenza. Infatti il poeta, il pittore, il musicista, non solo sono bravissimi nell’uso della parola, del colore, della nota ma sono dei sacerdoti e dei veggenti capaci di guardare là dove l’ uomo comune non vede nulla e scoprono l’assoluto. L'arte diventa una voce del mistero e il valore più alto, che va al di sopra di tutti gli altri e li assorbe tutti.
Questo culto religioso dell'arte ha dato origine al fenomeno dell’estetismo.
L'esteta è colui che basa la propria vita non sui valori morali, del bene, del male, il giusto, l’ingiusto, ma sulla ricerca del bello, e in base al bello giudica la realtà. Arte e vita si confondono e la vita viene assorbita dall’arte, tutta la vita è filtrata attraverso l’arte: un bel viso, un bel paesaggio vengono subito associati ad un viso o ad un paesaggio immortalato da un poeta o da un pittore.
Il bello viene ricercato in oggetti preziosi, quadri, stoffe, gioielli, libri antichi, e la banalità e volgarità della gente comune vengono scartate.
I teorici di questo movimento furono Gabriele D'Annunzio, Oscar Wilde, John Ruskin.
I princìpi delle loro teorie si basano sul fatto che la vita deve essere un’opera d’ arte, e l’arte deve essere pura (che contiene il proverbiale concetto dell' "arte per l'arte", cioè arte fine a se stessa senza scopi sociali o divulgativi, semplicemente qualcosa di bello di cui godere): arte pura e poesia pura.
I decadenti compiono anche una rivoluzione del linguaggio poetico: alle immagini nitide, chiare, distinte, ora si sostituisce l’impreciso, il vago, l’indefinito. E queste parole hanno quindi un carattere magico e sono capaci di farci scoprire l’ignoto e di metterci in contatto con un'altra dimensione.
Il poeta decadente parla in primo luogo a se stesso infatti rifiuta di rivolgersi al pubblico borghese ritenuto mediocre e volgare. In questo periodo sta nascendo la cultura di massa, per cui gli artisti decadenti cercano di differenziarsi dai prodotti scadenti, dai romanzi di appendice, e si rifugiano nell’arte che per loro è vera.
Le varie tecniche espressive usate dagli scrittori decadenti sono innanzi tutto la musicalità: la parola non ha solo un significato logico, ma ha una pura fonicità. Infatti la musica nella visione decadente è l’ arte suprema, e provoca vera e propria estasi.
Gli scrittori descrivono brani musicali. Il testo principale a cui si ispirano è L’arte poetica di Verlaine, manifesto tecnico della nuova letteratura decadente. Anche i versi d’annunziani si ispirano alla musica pura in quanto le parole contano non per il loro significato ma per il loro suono (dolci le mie parole nella sera- ti sien come la pioggia che bruiva- tiepida e fuggitiva-commiato lacrimoso de la primavera).
Andamento musicale, ritmo e cadenza delle frasi sono le caratteristiche della poetica decadente.
Un'altra tecnica espressiva molto usata è il linguaggio metaforico.
La metafora è una figura retorica ma nella visione decadente incarna la visione simbolica del mondo, caricando anche le cose più comuni di significati allusivi e misteriosi.
La metafora decadente non è più la somiglianza tra due oggetti ma il secondo termine di paragone spesso rimane oscuro e misterioso.
Il rapporto simbolico è diverso dalla letteratura precedente, qui il simbolo è oscuro e misterioso, è allusivo e carico di vari sensi. Accanto alla metafora, la poesia decadente usa anche la sinestesia che è una fusione di sensazioni: impressioni che colpiscono un senso ci riportano a sensi diversi. Una sensazione visiva come un colore può dare sensazioni uditive, tattili olfattive.( profumi freschi).
I poeti tendono anche ala fusione di vari linguaggi artistici per ottenere degli effetti ancora più suggestivi e particolari.

Temi e miti del Decadentismo: Tra i temi più significativi che ricorrono nella letteratura decadente il più impo è l’ ammirazione per le epoche di decadenza: la grecità alessandrina, il periodo della latinità imperiale, l’ epoca bizantina.
Altri temi sono le perversioni e le crudeltà , il sadismo, il masochismo, le nevrosi, la malattia.
La letteratura decadente è malata, e tale malattia diventa una condizione privilegiata, un segno di nobiltà e di distinzione che li distingue dalla massa.( la coscienza di Zeno)
Alla malattia umana i poeti associano anche la malattia delle cose, amano tutto ciò che è corrotto, impuro, putrescente, e per questo Venezia è la città decadente per eccellenza( morte a Venezia di thomas mann).
La malattia e la corruzione affascinano i decadenti perché sono immagini della morte, che è un tema dominante e ossessivo.rappresenta il simbolo della condizione generale della società europea di quel periodo facendoci capire la crisi storica di quegli anni.
Accanto a questi temi si contrappongono tendenze opposte: un altro tema è infatti il vitalismo, l esaltazione della vita, del godimento dionisiaco, della forza barbarica. Il vitalismo ha come teorico principale nietzsche e anche d’ annunzio.infatti quest ultimo crea il concetto del superuomo d’ annunziano.
Questo vitalismo del superuomo è l altra faccia della malattia interiore.
I decadenti hanno il rifiuto aristocratico della normalità.l artista si isola dalla realtà contemporanea ed è orgoglioso della propria diversità, esprime il suo rifiuto verso la società borghese amando queste tematiche. Il corrotto, l impuro, la malattia, il disfacimento.
Gli eroi decadenti sono:
• gli artisti maledetti che criticano i valori della società e scelgono il male e la vita sregolata.
• L’ esteta. L uomo che vuole trasformare la sua vita in opera d arte che sostituisce le leggi morali con le leggi del bello ed è alla continua ricerca di piaceri raffinati. Ha orrore della vita comune e si isola circondato solo dalla bellezza e dall arte.
• L’ inetto a vivere: è escluso dalla vita perché non ha energia e si rifugia nelle sue fantasie. È incapace di vivere.
Accanto a questi uomini deboli, malati e incapaci di vivere si affianca:
• La donna fatale, lussuriosa, perversa, crudele torturatrice, succhia le energie vitali dell uomo come un vampiro e lo porta alla follia. I romanzi sono pieni di queste eroine ( salomé) la donna fatale è l’ equivalente dei mostri.
• il fanciullino pascoliano che rappresenta il rifiuto della condizione adulta e la visione matura della vita, ricercando emozioni infantili e l’ amore del nido familiare.
• Il superuomo d’annunziano che è il contrario degli eroi deboli e inetti, è forte e sicuro, non ha dubbi e debolezze, la malattia, il disfacimento e la morte esaltano la sua forza. Il concetto di superuomo ha anche significati politici: deve rigenerare l italia riportandola alla sua grandezza passata, deve sconfiggere le forze negative del liberalismo, della democrazia e del egualitarismo, e instaurare una dittatura di eletti , di forti, di aristocratici, che sottomettono il popolo( chiamato gran bestia). Questo mito d’ annunziano si mise al servizio delle correnti politiche più reazionarie: il nazionalismo e l imperialismo più aggressivo.
La caratteristica degli eroi decadenti è una psicologia complicata, tortuosa, e nasce quindi una nuova struttura romanzesca, non cè più il romanzo realistico, ma il romanzo psicologico, dove la dimensione soggettiva diventa il tema più importante. Il romanzo psicologico nasce in francia con paul Bourget e da lui trassero spunto d’ annunzio e svevo, i quali si ispirarono anche al poeta russo Dostoievskij.
In italia il vero promotore del romanzo psicologico è Svevo(una vita, selenità, la coscienza di zeno).

Coordinate storiche e radici sociali del Decadentismo: Decadentismo e Romanticismo: Sul piano culturale esiste continuità tra romanticismo e decadentismo, in particolare nel romanticismo tedesco e inglese. Per tanto il decadentismo può essere considerato la seconda fase del romanticismo esasperandone di più i temi.
Il romanticismo si caratterizzava per il suo slancio entusiastico, per la ribellione eroica e titanica.
Il decadentismo è contrassegnato invece da un senso di stanchezza, languore,smarrimento, da un presentimento di fine,di morte di malattia.
La letteratura del romanticismo aveva grandi ambizioni costruttive, invece la letteratura decadente aveva opere brevi, dense, e frammentate.
Il romanticismo e il decadentismo hanno temi identici come la crisi della coscienza, il rifiuto della realtà, le tematiche negative. I poeti del romanticismo e del decadentismo assistono entrambi al cambiamento della vita tradizionale, prodotto dalla rivoluzione industriale, assistono alle veloci trasformazioni, ai conflitti di classe. Gli artisti di questi periodi culturali sentono in prima persona le grandi trasformazioni sociali, perché l intellettuale umanista in questa società ormai industriale non trova più posto, è messo ai margini della società e si sente inutile, l’ artista si sente declassato e sente che non ha più quei privilegi di cui godevano gli artisti in altre età della storia.
Proprio per questo gli artisti reagiscono disperatamente attraverso l estetismo, il maledettismo, il superuomismo, che rappresentano dei tentativi di mascherare la loro condizione.
L’ artista reagisce rifiutando di rivolgersi al pubblico comune, e perciò scrive per una cerchia ristrettissima di persone, facendo così cerca di salvare la sua aureola (l’ aura ineffabile).
Un altro meccanismo che schiaccia lo scrittore è il conflitto tra capitale e lavoro: da un lato cè il proletariato che spinto dalle idee marxiste punta a fare una rivoluzione, dall altro cè la borghesia che difende i propri interessi abbandonando le idee liberali e democratiche e cerca anche con i mezzi più violenti di togliere i conflitti di classe.
Di fronte a questi conflitti l intellettuale è spaventato, è estraneo sia agli interessi della borghesia, sia agli interessi del proletariato, di cui ha orrore e perciò accentua il suo disprezzo con atteggiamenti di superiorità e di aristocrazia. Quindi da questa analisi si capisce che la malattia decadente è il sintomo di una crisi storica di tutto questo periodo.

Decadentismo e Naturalismo: Il decadentismo è in antitesi con il naturalismo, ma cronologicamente queste due correnti culturali sono contemporanee, ma quando il naturalismo comincia a finire il decadentismo prende sopravvento continuando fino al 900.
Le date significative sono gli anni 80 e 90. queste due correnti sono espressioni di gruppi intellettuali diversi. Gli scrittori naturalisti sono integrato nell ordine borghese, accettano il positivismo, lo scientismo e hanno fiducia nel progresso( Zola, Maupassant). Mentre gli scrittori decadenti sono quelli che vivono di più l’ emarginazione,quindi rifiutano l ordine esistente e i loro atteggiamenti maledetti sono l’ antitesi della cultura borghese. Il naturalismo si basava sul razionalismo, il decadentismo si basa sull irrazionalismo.
Le tendenze del naturalismo spesso si mescolano con le tendenze del decadentismo: scrittori naturalisti usano spesso temi decadenti e viceversa ad esempio in Zola cè un vitalismo panico.

Decadentismo e Novecento: Il decadentismo si colloca tra la fine dell 800 e i primi anni del 900.
In Italia gli scrittori del decadentismo sono: D’Annunzio, Pascoli, Fogazzaro(minore). Anche Svevo e Pirandello ma poi se ne distaccano.
Per quanto riguarda il termine decadentismo oggi è chiaro che non significa decadenza della cultura e dei valori artistici, ma anzi è stato utile per far nascere grandi opere.

Gabriele d'Annunzio: Nato nel 1863 a Pescara figlio di una agiata famiglia borghese studiò a Prato al collegio cicognini, e nel 1879 esordì con un libretto di versi (Primo Vere). Dopo la licenza liceale a 18 anni si trasferì a Roma per frequentare l università che abbandonò preferendo i salotti mondani e le redazioni di giornali. Divenne subito famoso per la vita scandalosa fatta di avventure galanti, lusso e duelli.
In questi anni d’ annunzio si crea la maschera dell’ esteta vivendo in un mondo di pura arte che ha come regola di vita il bello. La fase estetizzante andò in crisi negli anni 90 e qui d annunzio trovò il mito del superuomo, che si ispirava alle teorie del filosofo tedesco Nietzsche.
D’ Annunzio cercava di dare un immagine di vita eccezionale, inimitabile,infatti viveva sui colli di fiesole nella villa della capponcina, e conduceva una vita da principe rinascimentale circondato da cavalli, stoffe, oggetti d’ arte. Anche i suoi amori lo facevano sembrare un mito, il suo amore oiù importante fu quello per l attrice Eleonora Duse. Egli cercava di attirare l attenzione del pubblico con i suoi scandali per vendere meglio i suoi prodotti letterari, per farsi pubblicità. Riceveva somme enormi ma non erano mai sufficienti per la sua vita lussuosa. Nel 1897 tentò di entrare in parlamento come deputato dell estrema destra in quanto disprezzava le idee democratiche e egualitarie. Nel 1900 però passò alla sinistra. ( era considerato vate).
A partire dal 1898 si dedicò anche al teatro che poteva raggiungere un vasto pubblico. In questi anni la sua fama toccò punte divistiche(stava diventando un divo), veniva imitato nel parlare, negli atteggiamenti, nelle idee (d’Annunzianesimo).
Nel 1910 fugge in Francia a causa dei creditori perché aveva molti debiti.
Con la prima guerra mondiale tornò in italia e iniziò una campagna interventista che ebbe peso notevole nello spingere l italia in guerra. Si arruolò e attirò l attenzione su di se con imprese con aerei.(nuovo mezzo).nel dopoguerra compì l impresa su Fiume. Durante la dittatura di Mussolini d’ annunzio venne considerato il padre della patria e in questi anni fu però confinato in una suntuosa villa di gardone che trasformò in un museo su se stesso(il vittoriale). Era ossessionato dal suo invecchiamento. Qui morì nel 1938.
D annunzio influenzò molto la cultura italiana e la società di quegli anni.

L'estetismo e la sua crisi: Le sue prime raccolte liriche furono: Primo vere, canto Novo, terra vergine, e si rifanno a carducci e a verga. Negli anni 80 scrive molte opere subendo l influenza dei poeti inglesi e francesi scrive L intermezzo di rime, Chimera, Isaotta.
Queste opere nascono nella fase dell estetismo d annunziano.
Il primo romanzo di dannunzio è Il piacere(1889). Al centro del romanzo ce un esteta Andrea Sperelli, giovane aristocratico diviso tra l amore di due donne, una fatale e una pura.
Dopo Il Piacere, è influenzato dai romanzi russi di moda in quegli anni e scrive Giovanni Episcopo, Innocente, Poema Paradisiaco.

I romanzi del superuomo: Nel 1892 d’ Annunzio si avvicina alle idee di Nietzsche, ne viene influenzato e prende spunto da lui rifiutando il conformismo borghese, i principi egualitari, esalta lo spirito Dionisiaco(Dionisio era il Dio dell ebbrezza) rifiuta la pietà, l’ altruismo, esalta la potenza, e crea il mito del superuomo.
Il tema del superuomo creato da Nietzsche, è ripreso da d annunzio e significa che solo pochi esseri umani eccezionali, devono affermare se stessi andando contro le leggi del bene e del male.
Questi temi saranno i temi della politica dello stato italiano(dittatura di Mussolini).
L’ artista secondo d’ Annunzio deve far parte dell’ elite che sta al di sopra della gente comune.
IL TRIONFO DELLA MORTE(1894)
Parla dell eroe Giorgio Aurispa che soffre di una malattia interiore ed è alla ricerca di un nuovo senso della vita, l’ eroe si uccide e la sua morte è un sacrificio rituale.
LE VERGINI DELLE ROCCE(1895)
Segna una svolta radicale, D’Annunzio non propone più un personaggio debole ma un eroe forte e sicuro. Questo romanzo è stato definito “il manifesto politico del superuomo”.
L’ eroe Claudio Cantelmo vuole essere il superuomo, il futuro re di Roma che dovrà guidare l’ Italia. Questo personaggio rappresenta il rifiuto verso la borghesia e si sottomette al fascino della bellezza di una donna che lo sta uccidendo lentamente coi profumi, e questa donna incarna la donna fatale e rappresenta un immagine di morte e di crudeltà. Questo romanzo doveva essere il primo romanzo del ciclo del giglio ma i romanzi successivi no furono mai scritti.
IL FUOCO(1900)
Manifesto artistico del superuomo, qui l’ eroe Stelio Effrena pensa di creare un nuovo teatro ma delle forza oscure si oppongono rappresentate da una donna che simboleggi anche qui il disfacimento e la morte. Il romanzo si conclude con la morte di questa donna(Foscarina), che lascia libero il protagonista perché segue la sua via.
FORSE CHE SI FORSE CHE NO(1910)
In questo romanzo il protagonista Paolo Tarsis compie un gesto eroico facendo un volo aereo.

Questi romanzi si allontanano sempre di più dallo stile naturalistico, che era ancora presente nel “il piacere”. Il “trionfo della morte” infatti è un romanzo psicologico dove si analizza la coscienza del protagonista, tutta la storia si svolge dentro la mente di Giorgio Aurispa, e i fatti esterni hanno poca importanza. Questa forma di romanzo è tipica del protagonista inetto, malato, e con scarse forze vitali. Nel trionfo della morte i temi simbolici sono molteplici, il suicidio rappresenta la fine di Giorgio, una bocca sensuale è paragonata a un fiore.
Nel romanzo le vergini delle rocce ci sono parti oratorie e parti basate sul simbolismo.

Le opere drammatiche: La drammaturgia d’ annunziana (le opere drammatiche di d’annunzio) rifiuta le forme di teatro del tempo, che metteva in scena i fatti della vita quotidiana, D’Annunzio preferisce un teatro di “poesia” che renda sublime la realtà, che rappresenti passioni e conflitti fuori dal comune.
Tra queste opere si ricordano: Francesca da Rimini, Parisina, Sogno di un tramonto d’ autunno, La nave, Fedra. Questi drammi si basano su temi storici e sui miti classici. I drammi ambientati nel presente sono. La città morta, La gloria, la Gioconda, Più che l’ amore.
In queste tragedie ricorre sempre il tema del superuomo, dove l’ eroismo e le azioni si scontrano con forze contrarie. In questi romanzi gli eroi incontrano sempre la donna “nemica” che ostacola la loro missione.

LA FIGLIA DI IORIO (1904): Viene definita da d’ annunzio una tragedia pastorale, la vicenda si svolge in Abruzzo e racconta di riti, credenze, oggetti tipici della civiltà agricola-pastorale, ed usa un linguaggio popolare con canti, scongiuri, preghiere, proverbi. Questo romanzo non è naturalistico ma ha il gusto decadente del barbarico e del primitivo.

LE LAUDI: D’Annunzio scrive cicli di romanzi(della rosa, del giglio, del melograno) che spesso non conclude e nel campo della lirica vuole scrivere 7 libri chiamati “Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi.” Nel 1903 vengono terminati i primi 3: Maia, Elettra, Alcione. (nomi delle pleiadi, la costellazione).
il quarto libro è Merope, il quinto Asterope, e gli ultimi due non vennero mai scritti.
MAIA: È un poema di 8000 versi, d’ annunzio non segue la metrica tradizionale ma il verso libero (novenario, quinario, rime ricorrenti). Questo poema racconta di un viaggio in grecia in forma mitica compiuto realmente da d’ annunzio nel 1895, il protagonista è come l eroe ulisse che affronta varie esperienze pronto a superare tutto per raggiungere le sue mete. Il Viaggio in Grecia rappresenta un ritorno al passato, la forza e la bellezza.
In questo romanzo d’ annunzio scopre la bellezza della modernità, la forza del capitalismo, delle imprese industriali e finanziarie. Se da una parte è attratto da questa modernità, dall altra ha paura della realtà industriale che tende a emarginarlo come scrittore umanista. L originalità di d’ annunzio sta nel fatto che a differenza degli altri intellettuali che sono emarginati dalla realtà industriale, egli reagisce con i sui segni di onnipotenza. egli ha il ruolo di cantare e celebrare quella realtà da cui ha paura di essere spazzato via.
D’ annunzio fa la propaganda di vari temi: il dominio della stirpe latina sul mondo, la voglia di
guerra imperialista e colonialista, il disprezzo dei deboli, e l amore della forza.

ELETTRA: Il tema è la propaganda politica diretta. La struttura ricalca quella di Maia e rappresenta il passato e il futuro che si contrappongono al presente.

ALCIONE: Affronta il tema dell unione panica con la natura lasciando i discorsi politici. Il libro è il diario ideale di una vacanza estiva sui colli fiesolani e sulle coste di marina di Pisa e della Versilia.
Alcione è la raccolta poetica più celebrata dalla critica vista come poesia pura, ma l esperienza panica cantata dal poeta è vista come una manifestazione del superomismo: solo il superuomo può entrare a contatto con la natura e d conseguenza con una vita superiore che è al di là dei limiti umani. Alcione rappresenta il capostipite della poesia italiana del 900.

IL PERIODO NOTTURNO: Dopo Forse che si forse che no d’ annunzio non scrive più romanzi, nel 1913 scrive Leda senza cigno e questa opera è una novella. Il poeta abbandona il romanzo perché in quegli anni il romanzo ottocentesco era entrato in crisi, nei primi decenni del 900 la cultura italiana cerca infatti nuove forme di prosa.
Anche d’ annunzio dal 1913 in poi pubblicherà solo opere di questo genere:
La contemplazione della morte(1912), Licenza, Leda senza cigno, Notturno(1921), Le faville del maglio, Libro segreto (1935).
Queste opere sono diverse fra loro e rappresentano una materia nuova, un d’ annunzio rinnovato. I temi sono: ricordi di infanzia, sensazioni, confessioni, analisi della propria interiorità e il pensiero della morte. Un critico ha definito questo periodo di d’ annunzio come “esplorazione d’ ombra” che si contrappone al d’annunzio “solare” dei primi romanzi.
La struttura di queste opere è nuova, si basa sul frammento, si mescolano ricordi, fantasie, memorie, visioni, tutto in modo casuale e slegato. Questa produzione d’annunziana viene detta: Notturna.
Che prende il nome dal titolo del romanzo “il notturno” perché in quel periodo lo scrittore era costretto ad una vita immobile perché a causa di un incidente di volo, staccandosi la retina di un occhio era diventato cieco.
Per questo motivo egli concentra il suo interesse sugli altri sensi, e scrive impressioni ricordi visioni su lunghe strisce di carta. In questo periodo lo stile diventa secco, nervoso, periodi brevi e senza verbi (frammentismo).

La corrente del decadentismo

L’origine


Alla fine dell’800 sul periodico parigino “Le Chat Noir” Verlaine pubblicò un sonetto intitolato Languore, in cui affermava di identificarsi con l’atmosfera di stanchezza e di estenuazione spirituale dell’impero romano alla fine della decadenza, ormai incapace di azioni energiche. Il sonetto interpretava uno stato d’animo diffuso nella cultura del tempo: il senso di disfacimento e di fine di tutta una civiltà, l’idea di un voluttuoso compiacimento autodistruttivo. La critica ufficiale per designare atteggiamenti del genere usò il termine “decadentismo” in maniera negativa e spregiativa, ma quei gruppi di intellettuali lo accettano rovesciandone il senso. Questo movimento trovò il suo portavoce in un periodico “Le Decadent” anche se altre riviste interpretavano le tendenze di quella che ormai aveva la fisionomia di una vera e propria scuola. Originariamente il termine “decadentismo” indicava un preciso movimento letterario sorto negli ambienti parigini negli anni 80, ma poiché in quel movimento si delinearono tendenze sviluppate in altri contesti più vasti, con questo termine si designò un’intera corrente culturale o addirittura un intero periodo diffusosi in altri paesi con diverse denominazioni, come ad esempio “Simbolismo”, la quale anche se si sviluppa con manifestazioni differenti, si individuano tra di essi denominatori comuni.

La visione del mondo decadente


In questo periodo viene radicalmente rifiutata la visione positivistica dai gruppi di scrittori, e con essa la convinzione del dominio dell’uomo sul mondo. Il decadente, al contrario, ritiene che la ragione e la scienza non possano dare la vera conoscenza del reale perché l’essenza di esso è al di la delle cose, per cui solo rinunciando all’ambito razionale di può tentare di attingere all’ignoto. L’anima decadente è perciò sempre protesa verso il mistero che è dietro la realtà visibile, verso l’inconoscibile. Se per la visione comune le cose possiedono una loro individualità che le isola le una dalle altre, per questa visione, tutto è legato da analogie che sfuggono alla ragione e possono essere colte solo con l’abbandono all’irrazionale. Per questo ogni forma visibile è un simbolo di qualcosa di più profondo al di la di essa. Questa rete di corrispondenze coinvolge anche l’uomo infatti la visione decadente propone un’identità tra io e mondo: l’unione avviene sul piano dell’inconscio. La scoperta dell’inconscio è il dato fondamentale e il nucleo della cultura decadente. L’anima decadente osa avventurarsi nella zona tenebrosa,i decadenti si lasciano travolgere dal vortice tenebroso distruggendo ogni legame razionale convinti che solo l’abbandono totale posa garantire la scoperta di una realtà più vera. Senza la scoperta di queste dimensioni non si capirebbe nulla delle concezioni del Decadentismo e dei suoi prodotti letterari.

La poetica del Decadentismo


Uno dei momenti più privilegiati per i decadenti è l’arte. Gli artisti (il poeta, il pittore, il musicista,..) non sono solo abili artefici ma dei veggenti, capaci di spingere lo sguardo la dove l’uomo comune non vede nulla, di rivelare l’assoluto. Per questo l’arte appare il valore più alto, che deve assorbirli tutti quanti in se. Questo culto religioso dell’arte ha dato origine al fenomeno dell’estetismo l’esteta è colui che assume come principio regolatore della sua vita non i valori morali, ma solo il bello, ed esclusivamente il base ad esso agisce. Arte e vita per lui si confondono, nel senso che la vita è assorbita interamente dall’arte. Tutta la realtà è filtrata attraverso l’arte. Va costantemente alla ricerca di sensazioni rare, si circonda degli oggetti più preziosi, prova orrore per la banalità e la volgarità delle genti comuni che resta passiva al bello. Naturalmente non solo attraverso le opere scritte, ma anche attraverso la vita stessa, che, secondo i principi professati deve essere un’opera d’arte. Ne consegue anche che il poeta rifiuta di farsi banditore di idealità morali e civili: l’arte rifugge dalla rappresentazione della realtà storia e sociale e si chiude in una celebrazione di se stessa, depurandosi di tutti gli intenti pratici e utilitaristici; diviene cioè arte pura, poesia pura

L’oscurità del linguaggio


La parola poetica non può più essere strumento di una comunicazione logica,ma si propone di agire su una zona più profonda e oscura, assumendo un valore puramente suggestivo ed evocativo. Si determina, di conseguenza, una vera e propria rivoluzione del linguaggio poetico. Alle immagini nitide e definite si sostituisce l’impreciso, il vago, l’indefinito, che solo è capace di evocare sensi misteriosi. La parola smarrisce la sua funzione di strumento comunicativo e recupera quella di formula magica capace di rivelare l’ignoto, divenendo inevitabilmente oscura al limite dell’incomprensibilità. Anche se il poeta vuole comunicare, lo fa in forma cifrata, allusiva, enigmatica, rivolta a pochi iniziati perché solo loro sono in grado di accedere al mistero e di comprendere il suo linguaggio. Si rivela così il carattere aristocratico dell’arte decadente, che rifiuta di rivolgersi al pubblico borghese ritenuto mediocre e volgare. La scelta è inoltre motivata dall’imporsi della nascente cultura di massa che offre al grande pubblico romani prodotti fatti in serie. Anche nelle arti, l’avvento della fotografia distrugge l’unicità dell’opera d’arte. Per questo l’artista sente il bisogno di differenziarsi e si rifugia nel linguaccia cifrato per salvare l’arte vera che la produzione meccanica sta compromettendo. Si delinea, quindi, una frattura tra artisti e pubblico che esaspera il conflitto già profilatosi in età Romantica.

Le tecniche espressive


Vari sono i mezzi tecnici attraverso cui lo scrittore decadente ottiene questi effetti di suggestione. Innanzitutto la musicità che carica di valori evocativi e suscita echi profondi. Nella visione decadente la musica è la suprema fra le arti, proprio perché dotata di misteriose facoltà suggestiva. Nell’anima decadente la musica provoca vera e propria estasi. La trasformazione della parola poetica in musica è teorizzata da Verlaine ne “l’arte poetica” che si può considerare il “Manifesto tecnico” della nuova letteratura decadente. La sintassi si fa vaga e imprecisa.

Il linguaggio analogico e la sinestesia


Lo strumento linguistico più usato è tuttavia quello metaforico. La metafora decadente, non è regolata da un semplice rapporto di somiglianza tra due oggetti come avviene nella tradizione, ma istituisce legami impensati tra realtà tra loro remote. Il rapporto simbolico è diverso da quello allegorico poiché l’allegoria postula il rapporto tra significato e significante, il simbolo è oscuro e misterioso, allusivo. Affine alla funzione della metafora è quello della sinestesia (fusione di sensazioni) la quale rimanda, come la metafora, ad una rete simbolica, una zona oscura dove le varie sensazioni e la realtà che le provocano si fondono in un complesso indistinto.

Temi e miti


Si è visto come l’atmosfera dominante nell’età del decadentismo sia uno stato d’animo di stanchezza e di estenuazione derivante dal senso di disfacimento di una civiltà, che si avverte prossima al crollo. Di qui, nella letteratura decadente, deriva l’ammirazione per le epoche di decadenza in cui l’esaurirsi delle forze si traduce in estrema raffinatezza. I prodotti culturali di queste epoche sono sentiti come più affascinanti delle opere di età di pienezza e classicità.

La malattia e la morte


La malattia è un altro gran tema decadente. Da un lato essa si pone come metafora di una condizione storia, di un momento di crisi profonda, di smarrimento delle certezze, di angoscia per il crollo, di tutto un mondo: la letteratura decadente è “malata” quasi ad esprimere la “malattia” che corrode dalle fondamenta la civiltà e sembra spingerla verso una prossima fine. Dall’altro lato la malattia diviene condizione privilegiata, segno di nobiltà e di distinzione, appare come uno stato di grazia, come lo strumento conoscitivo per eccellenza. Alla malattia umana si associa la malattia delle cose: il gusto decadente ama tutto ciò che è corrotto, impuro. La malattia e la corruzione affascinano i decadenti anche perché sono immagini della morte. La morte è in questo periodo un tema dominante.

Gli eroi decadenti


Nascono alcune figure ricorrenti nella letteratura decadente. Innanzitutto l’artista “maledetto” che sceglie il male e si compiace di una vita misera e sregolata, condotta attraverso il vizio, l’uso dell’alchool e delle droghe.
L’altra figura è quella dell’esteta che è l’uomo che vuole trasformare la sua vita in opera d’arte, sostituendo alle leggi morali le leggi del bello e andando costantemente alla ricerca di sensazioni squisite e piaceri raffinati. L’esteta ha orrore della vita comune, della volgarità borghese di una società dominata dall’interesse materiale e del profitto, e si isola in solitudine, circondato solo dalla bellezza dell’arte.
Una terza figura fondamentale è quella dell’inetto a vivere il quale è escluso dalla vita a cui egli non sa partecipare per mancanza di energia vitale per una sottile malattia che corrode la sua volontà, può solo rifugiarsi nella sua fantasia. Vorrebbe provare forti passioni ma si sente impotente.
Di contro a questi uomini deboli, incapaci di vivere, si profila un’immagine autentica di donna: la donna fatale, dominatrice del maschio fragile sottomesso, lussuriosa e perversa, che succhia le energie vitali dell’uomo.

Decadentismo e Romanticismo: elementi di continuità


Tra Romanticismo e Decadentismo, gli storici della letteratura hanno sottolineato come quasi tutte le tendenze e le tematiche del Decadentismo possano trovare riscontri o anticipazioni nel clima Romantico. Pertanto il Decadentismo può essere ritenuto una seconda fase del Romanticismo anche se il Decadentismo ha una sua fisionomia specifica.

Decadentismo e Romanticismo: le differenze


L’età romantica di segnalava per l’estensione dell’io, per le forme di titanismo; il Decadentismo è invece contrassegnato da un senso di stanchezza, languore, smarrimento, da un sentimento di fine e di disfacimento, che inibisce ogni slancio energico e induce a ripiegarsi nelle analisi della propria malattia e debolezza (ma già nel Romanticismo erano presenti atteggiamenti vittimistici, una compiaciuta contemplazione della propria inutilità). Il decadente esalta l’artificio, il romanticismo esalta la natura.

Le coordinate economiche e sociali


La grande industria da origine alla società di massa, in cui gli individui si riducono a rotelle di un ingranaggio che ne condiziona comportamenti, idee, scelte. La crisi dell’individuo che caratterizza l cultura decadente ha radici in questi processi. Si fa anche strada un senso di smarrimento e di impotenza dell’individuo di fronte ad una realtà complessa ed enigmatica, un tema che comincia ad affacciarsi nella letteratura di fine ‘800 che avrà poi larga diffusione nel ‘900.

La crisi del ruolo intellettuale


Nell’apparato industriale, l’intellettuale non trova più posto e punto ai margini si sente inutile e frustrato. L’artista perde quel privilegio materiale e spirituale di cui aveva goduto in precedenti età della storia. Proprio per questo reagisce accentuando la sua diversità ed eccezionalità attraverso l’estetismo che possono essere eletti come un tentativo di esorcizzare e mascherare una condizione avvilente di declassazione e di massificazione.

Tra borghesia e proletariato


La declassazione spinge l’intellettuale sempre più vicino alla condizione proletaria, ma egli ne ha orrore e tende ad accentuare il dispregio per le classi basse, rivendicando la sua superiorità. Tutti questi meccanismi inducono l’artista a ribadire il suo rifugio e la sua fuga dalla realtà, che erano già eredità romantiche, a chiudersi nell’io.

L'età del Decadentismo: Per uscire dalla crisi di fine Ottocento furono progressivamente adottate delle misure che cambiarono le forme di organizzazione per gestire la vita sociale e politica dei Paesi industrializzati, variando anche il sistema delle relazioni economiche internazionali. Questa si chiama età dell'imperialismo.
Gli Stati tendono ad adottare una politica di tipo protezionistico, proteggendo le proprie industrie dalle concorrenze straniere, impegnandosi in una ricerca di nuovi mercati per i prodotti e aree per il rifornimento di materie prime, in modo sempre più aggressivo.
Dal 1896 l'economia capitalistica entrò in una nuova fase di espansione economica, basata sulla divisione tra Paesi industrializzati dominanti e sottosviluppati dominati. Ci fu dunque una crescita economica amplificata dallo sviluppo dei trasporti e dalla spartizione di colonie come Africa e Asia.

L'età del decadentismo

Con il termine Decadentismo si intende un movimento artistico e letterario sviluppatosi in Europa, nato nell'ambiente parigino alla fine dell'Ottocento, argomentato nella rivista Decadent (1886).
Il movimento letterario è caratterizzato da un senso di disfacimento e da un'idea di un prossimo crollo, di un imminente cataclisma epocale. Alla base della visione del mondo decadente vi è un irrazionalismo misticheggiante nel quale i bohemiens, gruppi di giovani pittori, musicisti e poeti frequentavano stravaganti ritrovi. Questi gruppi non avevano idee chiare e nuove e il loro intento era quello di scandalizzare le persone comuni.
Venne radicalmente rifiutata la visione positivista. Il decadente ritiene che la ragione e la scienza non possono dare la vera conoscenza delle realtà, misteriosa ed enigmatica. L'anima decadente è perciò tesa verso il mistero, l'inconoscibile. Se il mistero della realtà non può esser colto attraverso la ragione, altri sono i mezzi mediante cui il decedente può attingere ad esso. Questi sono tutti gli stati d'alterazione mentale come la follia, la nevrosi, il delirio, il sogno, o stati causati dall'uso di droghe e alcool.
Tra i momenti privilegiati per i decadenti vi è soprattutto l'arte, suprema illuminazione. Da questo culto religioso dell'arte ha avuto origine il fenomeno dell'estetismo. L'esteta assume come principio regolatore della sua vita non i valori morali ma il bello. L'arte quindi rifiuta ogni rappresentazione della realtà storica e sociale e diviene arte pura. Tra le tecniche espressive usate dai decadenti bisogna ricordare la musicalità: la parola non vale tanto nel suo significato logico quanto come pura fonicità, per il suo valore evocativo. I decadenti fanno molto uso della metafora, espressione di una visione simbolica del mondo e la sinestesia, fusione di sensazioni.
La malattia è uno dei temi principali del Decadentismo che, se da una parte si pone come metafora di una condizione storia, dall'altro diviene una condizione privilegiata, segno di nobiltà e distinzione. La malattia affascina i decadenti perché rievoca l'immagine della morte, tema dominante e ossessivo. Al fascino della malattia e della morte si contrappongono tendenze opposte: il vitalismo, l'esaltazione della pienezza vitale che vede il suo massimo teorico in Nietzsche.

Il Decadentismo è segnato da alcuni personaggi, temi e stili importanti:
L'artista maledetto, che profana tutti i valori e le convenzioni della società;
L'esteta, che vuole trasformare la sua vita in un'opera d'arte (culto religioso dell'arte, del bello);
L'inetto a vivere, che è escluso dalla vita e si rifugia nelle sue fantasie, compensatrici di una realtà frustrante;
Il fanciullino, portatore di una visione fresca e ingenua che scopre le cose nella loro vergine essenza;
L'ammirazione per le epoche di decadenza (Greci, Latini);
Perversione, sensualismo, artificialità, crudeltà, sensibilità nevrastenica, malattia (ed amore per la donna fatale nelle sue interferenze con la malattia), morte e vitalismo;
Il superuomo o dandy, alla ricerca di eleganza e perfezione per non solo nel vestire, ma anche negli atteggiamenti e nei gusti personali;
Il poeta veggente (Rimbaud): egli penetra e interpreta, per simboli, il mistero dell'universo;
La poesia pura, priva di intenti pratici e utilitaristici: arte bella, ma inutile, e la superiorità dell'arte che ubbidisce solo a se stessa e noncurandosi delle critiche politiche o sociali;
La rivoluzione del linguaggio poetico: non più comunicazione, ma evocazione, il valore suggestivo e magico della parola (Verlaine 1882), il linguaggio metaforico, il simbolo oscuro e misterioso, allusivo e polisemico.
Manifesto del gruppo fu il romanzo “Controcorrente” di Huysmans. Il protagonista dell'opera rappresenta il vero e proprio modello dell'esteta, dell'intellettuale che vede nel bello l'unico motivo per cui vivere. Questo divenne uno dei tratti fondamentali del Decadentismo e stava ad indicare la tensione verso il bello, l'Assoluto, il disprezzo per il mondo industriale che era sporco e rozzo.
In realtà Baudelaire, già nel 1857, aveva pubblicato “I fiori del male” e viene considerato come il precursore del Decadentismo. I suoi successori furono Verlaine che nel 1884 pubblica l'antologia “I poeti maledetti”, Barrès, Bourges, Wilde, Stevenson, Kipling, Conrad, D'Annunzio, Fogazzaro, Pascoli.
Gli intellettuali sentivano il bisogno di far riemergere posizioni filosofiche di tipo spiritualistico e irrazionalistico, trovandosi di fronte ad una profonda crisi dell'intera cultura europea, senza alcuna possibilità di evoluzione.
Con la crisi del Positivismo si era affermata la filosofia di Bergson: egli nelle sue opere contrappone alla concezione razionalistica una visione della vita fondata su dei livelli. All'apice di questi livelli non c'è la ragione ma l'intuizione che permette di cogliere l'essenza del reale. Sempre in Francia dopo Huysmans si afferma con il romanzo psicologico Bourget. In Germania, invece, si fa strada Nietzche con opere singolari che ebbero larga influenza sulla letteratura. In Inghilterra la narrativa decadente si sviluppò con Oscar Wilde con il romanzo "Il ritratto di Dorian Gray", con Stevenson con "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" dove viene descritto un caso di sdoppiamento della personalità.
Importanti anche i romanzi di avventura con "Il libro della giungla" di Kipling, "L'isola del tesoro" di Stevenson e "Cuore di tenebra" di Conrad.
L'evoluzione che portò il romanzo verista al romanzo decadente, esprime al meglio quella crisi della ragione che alla fine dell'Ottocento attraversò l'intera cultura occidentale: il rifiuto del metodo scientifico e razionale, l'individualismo, l'estetismo come culto della bellezza, una concezione dell'artista come profeta e vate portarono a una profonda trasformazione dell'uso e del significato stesso della parola in se, e quindi del romanzo che perse parte del proprio valore denotativo.

Il simbolismo decadente viene definito istintivo, e predilige le sensazioni e le corrispondenze segrete tra tutte le cose, così come figure retoriche come l'analogia, la metafora o la sinestesia, scovate tramite folgorazioni ed intuizioni dal poeta veggente. Anche per l'arte il simbolismo fu un movimento culturale di notevole importanza che andava sempre più delineandosi con l'impressionismo.

Il panismo si riferisce alla tendenza del confondersi e mescolarsi con il Tutto e con l'assoluto, due concetti chiave del decadentismo. In D'Annunzio il tutto prende la forma della natura. È evidente l'uso di questa tecnica all'interno della poesia "La Pioggia nel Pineto" in cui il poeta si fonde con la natura, la quale ripercorre allo stesso tempo il suo corpo e i suoi sentimenti.

L'estetismo nasce come movimento che tende a sviluppare le idee proposte dal parnassianesimo e si fonda sull'imperativo dell'"l'arte per l'arte", vedendo dunque in questa l'unico e sommo fine della letteratura. È una reazione al romanticismo e al suo mimetismo naturale e sentimentale, secondo cui la vita determina l'arte. Con l'estetismo la classica dicotomia vita-arte si risolve tendendo a fare della propria vita la prima delle opere d'arte, fornendo un'immagine di sé totalmente arealistica, estetizzata, ovvero deformata in favore del bello, unico valore morale del movimento. Nasce la figura del Dandy, eccentrico che si diverte a stupire il pubblico con atteggiamenti trasgressivi, cui scopo è di esaltare il gusto del bello e dell'arte, tanto da mettere i valori sociali e familiari in secondo piano. Tra gli esponenti di questa corrente ricordiamo Joris Karl Huysmans, con "À rebours" (Controcorrente), Oscar Wilde con "Il ritratto di Dorian Gray" e Gabriele D'Annunzio con "Il piacere".

Dandismo o superuomo: La consapevolezza di una certa superiorità intellettuale, la ricercatezza e l'originalità per differenziarsi dalle masse borghesi e la volontà di ribellarsi alle regole della società benpensante dell'epoca. Ma il dandismo non era un'estetica fissa, poteva infatti variare abbastanza notevolmente. Il dandy era l'eccentrico che si divertiva a stupire il pubblico, con atteggiamenti e gesti provocatori, con il suo particolare modo di vestire e di vivere.

Huysmans: Si è soliti far risalire l'inizio della narrativa decadente alla pubblicazione, nel 1884, di Controcorrente di Huysmans, il romanzo che divenne un punto di riferimento per tutti i decadents di tutta Europa. Des Esseintes, il protagonista del romanzo , fu infatti il vero e proprio modello letterario dell'esteta, dell'intellettuale che vedeva nell'arte e nell'esperienza del bello il fine unico e ultimo della propria esperienza umana e artistica. Ed è per questo motivo che possiamo definire Huysmans uno dei padri dell'estetismo decadente.

Nietzsche: Nella sua opera “Cosi parlò Zaratustra” parla della morte di Dio e esprime l'affermazione dell'uomo. Dio è solo un'etichetta e l'uomo non avendo nessuno superiore a lui che lo condiziona si sente un superuomo. Secondo lui la storia della civiltà occidentale è la progressiva affermazione del nichilismo cioè dell'annullamento della vita che si tenta di ingabbiare e quindi svuotare di significato. Il pensiero di Nietzsche è ancora una grande interrogazione, per lui la vita è potenza, ogni azione umana è espressione del desiderio di affermare la visione del mondo di ciascun individuo.

Wilde: Nacque nel 1854 a Berlino, dove rimase fino a quando si trasferì a Oxford grazie a una borsa di studio. Dopo essersi laureato non tardò a mettersi in luce nei salotti e nei circoli culturali alla moda, lui si proponeva come incarnazione vivente del dandy cioè dell'eccentrico, del diverso. Egli si divertiva a scandalizzare il pubblico con i suoi comportamenti discordanti dalla morale comune e così facendo trasformava l'isolamento cui la diversità avrebbe dovuto portarlo in pubblicità.
Nel 1881 pubblicò "Poesie" e nel 1885 "Il principe felice" mentre nel 1891 "Il ritratto di Dorian Gray".
Nel 1883 Wilde si sposò ma si legò a un giovane, questa esperienza omosessuale gli costò l'ostilità del pubblico e a due anni di lavori forzati. Isolato da tutti si trasferì a Parigi dove morì nel 1900.

Il ritratto di Dorian Gray: Simbolo del dandismo, Dorian Gray (il protagonista) è destinato a non invecchiare; al suo posto invecchierà un suo ritratto. Quando l'autore del quadro lo rimprovererà per la sua vita al di fuori degli schemi egli deciderà di ucciderlo. Il quadro comincerà ad assumere un aspetto spaventoso fino a che Dorian, oppresso dai sensi di colpa, deciderà di distruggerlo. Facendo questo egli invecchierà di colpo e morirà. Questo significa che solo l'arte è eterna ed è destinata a rimanere perfetta.
La prefazione esprime alcuni punti fondamentali dell'estetismo: il culto della bellezza e della forma, il rifiuto di definire il bello perché solo le persone colto possono capirlo, l'idea che il critico debba avere come unico scopo quello di cogliere il bello, l'idea che l'arte debba avere come unico scopo il piacere estetico, lo stesso vale per la letteratura. Una concezione dell'arte che trova giustificazione in se stessa. L'arte propugnata da Wilde è un'arte autoreferenziale, un'arte di pochi e per pochi eletti capaci di coglierne il significato. Un'arte elitaria e tragicamente inutile.

Decadentismo in Italia: Il decadentismo in Italia presenta forme caratteristiche, la prima è legata la periodo in cui si sviluppa in quanto inizia a diffondersi più tardi che nel resto d'Europa e si esaurisce con una maggiore lentezza. In realtà più che un vero movimento fu un'atmosfera culturale, una sensibilità estetica e artistica. Elemento comune con il resto d'Europa fu la delusione nei confronti del Positivismo e il fatto che la letteratura verista non fosse più in grado di rappresentare la realtà.
Un'altra caratteristica si trova nell'ambito della lirica, nelle poesie italiane continua a esserci una tradizione classica e un ricordo verso il passato. I due poeti maggiori D'Annunzio e Pascoli si rifanno alla tradizione risorgimentale del poeta vate, questo dovuto alle condizioni economiche e sociali dell'Italia.

Epoca del decadentismo


• ORIGINE E SIGNIFICATO
Il decadentismo è un movimento letterario nato in ambiente parigino durante l'Ottocento con un preciso programma culturale espresso da manifesti. Il manifesto di questa tendenza è il romanzo A rebours, di Huysmans. Il termine nasce con un’accezione negativa, sta ad indicare un gruppo di artisti che si contrappongono alla mentalità borghese, essi esprimono la stanchezza dell’Impero romano alla fine della decadenza, incapace di azioni energetiche, immerso nella noia, come disse Verlaine in un sonetto Lanqueur, sul periodico parigino “Le chat noir” Il gatto nero, egli in particolare li definiva poeti maledetti, elencando le personalità più significative del gruppo.
Il movimento può avere un significato ristretto cioè indicare un movimento precisamente collocato nel tempo e nello spazio, ma può anche indicare un’intera corrente culturale, un intero periodo.

• VISIONE DEL MONDO
La base della visione del mondo decadente è l’irrazionalità, c’è un rifiuto del positivismo, i decadenti non credono che la scienza possa determinare delle leggi naturali che servano all’uomo per dominare la natura, la scienza e la ragione non possono dare la vera conoscenza del reale, poiché il reale è misterioso, enigmatico, per questo l’anima decadente è protesa verso il mistero, in cui ci sono analogie, ossia gli aspetti della realtà sono collegati tra loro, ogni aspetto è un simbolo di qualcosa di più profondo. Queste analogie, corrispondenze, riguardano anche il rapporto uomo-mondo, ora questi due elementi, l’io e il mondo si identificano. Dunque la realtà non può essere scoperta dalla ragione o dalla scienza bensì dagli stati abnormi della coscienza, il delirio, la malattia, l’incubo.. Poiché sono stati d’alterazione in cui l’uomo si allontana dalla realtà circostante elevandosi, possono anche esser creati artificialmente, assumendo sostanze stupefacenti, alcol, dando inizio dunque alla cultura della droga che era già presente nel Romanticismo, con Coleridge per esempio. Altre forme di estasi sono il panismo, ossia l’identità tra uomo e mondo, dunque l’uomo può annullarsi nella totalità del mondo, e l’epifania, in cui un particolare qualunque della realtà si carica di pieno significato.

• POETICA
Tra i momenti privilegiati della conoscenza, per i decadenti, vi è l’arte, in cui poeti, pittori, musicisti non esprimono solo parole ma sono veggenti, sacerdoti di un culto capaci di spingere lo sguardo dell’uomo al di là. Questo culto religioso dell’arte ha dato vita all’estetismo, l’esteta è colui che dedica la propria vita alla bellezza, al piacere sensoriale, non ha una funzione morale, per lui la vita è un’opera d’arte, infatti trasforma le esperienze materiali in esperienze estetiche, d’arte. E’ sempre in cerca di sensazioni rare, si circonda di oggetti preziosi e rifiuta la volgarità della gente comune. Dunque vediamo come l’arte è una pura rappresentazione dell’arte stessa, è fine a se stessa, non rappresenta il vero storico o sociale. Dunque cambia anche la concezione del linguaggio poetico, ora la parola non ha molta importanza, si riferisce a qualcosa di impreciso, vago, facendo divenire la poesia enigmatica, per questo comprensibile solo a quei pochi che sono in grado di comprendere il linguaggio misterioso e allusivo. Si rivela così il carattere aristocratico del decadentismo, che rifiuta di rivolgersi al pubblico borghese, mediocre e volgare, questa è una reazione dell’artista ai romanzi che sono divenuti ripetitivi, prodotti “in serie” tutti uguali, egli sente il bisogno di differenziarsi, scrivendo così in modo enigmatico. Per questo motivo si delinea una frattura tra artista e società, artista e pubblico.
La principale tecnica espressiva è la musicalità, la musica è la più alta tra le arti in quanto non ha corrispondenze nella realtà, è svincolata da significati logici; l’importanza della musica è data anche dal teorico dell’estetismo inglese Pater, poiché afferma che tutte le arti tendono alla musica, e da Verlaine in “Arte poetica” in cui dice che la Musica è sopra ogni cosa.
Per quanto riguarda il linguaggio decadentista, esso è ricco di metafore, non intese in senso tradizionale, cioè non è un semplice rapporto di somiglianza tra due oggetti, ma è l’espressione simbolica del mondo, dove ogni cosa rimanda ad altro, viene utilizzato il simbolo, un simbolo misterioso che allude sempre a qualcosa in più. I decadenti utilizzano anche la sinestesia, una fusione di sensazioni, in quanto delle impressioni che colpiscono un senso evocano anche impressioni relative a sensi diversi, e allo stesso modo della sinestesia si tenta anche la fusione delle arti, operata da Wagner che mira alla fusione di Wort (Parola), Ton (Musica) e Drama (Azione scenica), creando così un’opera d’arte totale.

• TEMI E MITI
I temi principali utilizzati nel decadentismo sono:
o La stanchezza derivante dal disfacimento di una civiltà prossima al crollo, e quindi l’ammirazione per le epoche di decadenza in cui l’esaurirsi delle forze si traduce in raffinatezza.
o Il tema del Vagheggiamento del lusso prezioso e della lussuria, che cade nel gusto della perversione.
o Il tema della nevrosi, della malattia in generale che da un lato è una metafora di un momento di crisi profonda mentre dall’altro lato diviene una condizione privilegiata, segno di distinzione dalla massa. Alla malattia umana però si associa anche la malattia delle cose, i decadenti amano tutto ciò che è incorrotto, impuro.
o Il tema della morte, una attrazione che conduce l’uomo al nulla.
o Vitalismo ossia esaltazione della pienezza vitale senza limiti e senza freni.
o Superomismo, ossia esaltazione dell’individuo il quale è superiore alla massa, egli domina la realtà con forza e vigore.
Nascono così figure come l’artista maledetto che va contro le convenzioni della società, che sceglie egli stesso il male e una vita misera, con droghe, alcol; l’esteta, che vuole trasformare la sua vita in un’opera d’arte, sostituendo alle leggi morali le leggi del bello; L’inetto a vivere, escluso dalla vita, che non riesce a inserirsi nella realtà, dunque è colui che può solo rifugiarsi nelle sue fantasie. Contro questi uomini deboli, malati, inetti, si profila un’immagine di donna fatale, dominatrice del maschio fragile e sottomesso (Come ancora tutt’oggi), lussuriosa e perversa. L’inetto a vivere conosce una variante originale col fanciullino pascoliano, un mito in cui l’uomo regredisce a forme di sensibilità infantili e a forme di conoscenza prerazionali.

Caratteristiche del decadentismo

Il Decadentismo fu una corrente artistico-letteraria sorta in Francia e diffusasi in Europa nell’ultimo ventennio dell’Ottocento. Il termine ebbe inizialmente una connotazione negativa, attribuitagli da certi ambienti culturali per sottolineare come il clima di pensiero dilagante sul finire del secolo fosse il risultato della caduta dei valori ottimistici propagandati dal Positivismo, che si erano rivelati fallimentari di fronte ai tanti e nuovi problemi sociali derivati dall’industrializzazione. Ben presto però il termine perse qualunque connotazione spregiativa e fu messo piuttosto in relazione con il giornale francese <<Le dècadent>> , sulle cui pagine i sostenitori della nuova poetica dibattevano le loro idee e i loro gusti estetici richiamandosi alla raffinatezza e all’eleganza intellettuale riconosciute alle epoche storiche di decadenza.
Caratteristica fondamentale del Decadentismo è la negazione della possibilità di una conoscenza razionale e univoca del reale, nei confronti del quale ogni individuo ha una percezione del tutto particolare determinata dalla propria esclusiva soggettività. In significativa concomitanza con l’affermarsi della psicoanalisi, gli artisti del nuovo movimento scoprono il subcosciente, vale a dire l’attività psichica i cui eventi, spesso soffocati e condannati dalle norme morali e civili imposte dalla società, si svolgono al di sotto della soglia di consapevolezza dell’individuo. La letteratura decadentista si assume il compito di esplorare e di riportare alla luce della coscienza questa regione dell’io remota, rifiutando regole e convenzioni, ponendosi al di là e al di sopra del Bene e del Male comunemente intesi. In nome dell’arte tutto diventa lecito e possibile. Gli <<esteti>> decadenti attribuiscono ai valori estetici un’importanza primaria e concepiscono l’esistenza come culto dell’arte e della bellezza, fino a far diventare la vita stessa una suprema opera d’arte irripetibile. L’artista decadente predilige dunque le esperienze rare, che abbiano il gusto del proibito, tali da rendere l’esistenza assolutamente inimitabile. Egli si ripiega su se stesso per ascoltare il mistero del proprio subconscio, rifiuta i consueti schemi dello svolgimento logico e coerente dei concetti, adotta uno stile di vita accentuatamente provocatorio e anticonformistico, non perdendo occasione per manifestare la sua concezione aristocratica della cultura, esalta e mitizza la propria individualità in contrapposizione al vuoto che avverte intorno a sè. L’artista decadente ama l’esoterico e l’occulto, la commistione tra sacro e profano: è affascinato dalla purezza della sanità, ma allo stesso tempo è irrimediabilmente attratto dal deragliamento dei sensi nelle più inconfessabili passioni. Tali atteggiamenti sono tutti pienamente riscontrabili nelle opere degli scrittori più illustri del Decadentismo europeo, quali il francese Joris-Karl Huysmans, l’inglese Oscar Wilde e l’italiano Gabriele D’Annunzio.

Origini e sviluppo del decadentismo

Il decadentismo è un movimento culturale che si è diffuso in Europa negli ultimi due decenni dell’ ottocento (1880) con delle propaggini (esteso) che arrivano fino al primo 900.
Il decadentismo è in netta contrapposizione al positivismo. Inizialmente il termine decadentismo è stato usato da alcuni critici in modo dispregiativo (negativo) per indicare dei gruppi di intellettuali che avevano delle idee provocatorie, cioè delle idee anti-conformiste che si contrapponevano alla mentalità borghese. Il termine decadente da cui poi deriva il decadentismo è stato usato per la prima volta da alcuni critici francesi riferendosi ad un sonetto di un poeta francese, Paul Verlaine,sonetto del 1883 intitolato “languore”. (il termine languore indica uno stato di “tramonto” in senso metaforico, in cui qualcosa sta morendo, decadendo, scomparendo). In questo sonetto Verlaine affermava di identificarsi in una atmosfera di stanchezza,come l’atmosfera che si respirava alla decadenza dell’ impero romano,significa che il poeta si sente incapace di compiere delle azioni forti, energiche perché si sente immerso nella noia e nel vuoto. Verlaine esprime il proprio stato d’ animo che era lo stato d’ animo tipico di molti intellettuali di fine 800, in cui si sentono stanchi e si aspettino che accade qualcosa di stravolgente che cambi la situazione. Il decadentismo come il romanticismo è un movimento culturale complesso perché include diverse tendenze.

CARATTERISTICHE COMUNI ALLE DIVERSE TENDENZE: • Tutti gli esponenti del decadentismo rifiutano il positivismo: il positivismo sosteneva che l’unico strumento di conoscenza fosse la scienza. Per il decadentismo la scienza e la ragione non sono strumenti di conoscenza perché la vera essenza del reale (la realtà) non è quella sensibile, ma la vera essenza del reale è misteriosa, sta al di la di quello che noi possiamo percepire con i sensi. Gli strumenti di conoscenza per gli esponenti del decadentismo sono degli strumenti irrazionali che non sono controllati dalla ragione ma che permettono di vedere ciò che è misterioso. Per esempio il sogno, l’incubo, allucinazione, il delirio, la nevrosi, la follia e la malattia. Questi strumenti di conoscenza sono degli stati di alterazione che possono essere raggiunti anche artificialmente attraverso l’uso di alcol e droghe. (oppio, assenzio,morfina).il tema dell’ alterazione era già presente nel romanticismo nordico perché i romantici sostenevano che l’ uso di determinate sostanze migliorasse le facoltà umane permettendo il contatto con l’assoluto,con ciò che è al di la della realtà.

• Per tutti gli esponenti del decadentismo vi è una identità fra io e mondo: per questi esponenti si ha una fusione tra io soggetto con il mondo ovvero tutto ciò che lo circonda (natura). Questo atteggiamento di fusione con il mondo è conosciuto come atteggiamento “panico”= fusione totale dell’ io con la natura. Un esempio di poeta è D’annunzio in modo particolare con il componimento “la pioggia nel pineto”.

• I poeti e gli artisti per il decadentismo sono dei veggenti, il poeta è un “vate”: poeta è capace di raggiungere nuove dimensioni sconosciute all’ uomo comune. L’arte per gli esponenti del decadentismo è il valore più alto a cui un uomo posso aspirare perché considerata come una suprema illuminazione. L’arte viene venerata . il culto per l’arte ha dato origine all’ interno del decadentismo al fenomeno dell’ estetismo = una tendenza nata all’interno del decadentismo i cui massimi esponenti sono Oscar Wilde e Gabriele D’annunzio,per cui l’arte è l’unico valore nelle vita. Gli esponenti dell’ estetismo soni gli esteti,essi hanno come valore l’arte e il bello e non hanno valori morali e in base al criterio della bellezza giudica la realtà che lo circonda. La vita dell’ esteta è un’opera d’arte ( si circonda di oggetti preziosi ecc).

• La poesia non deve avere scopo morale: ma deve essere poesia pura (espressione dell’ irrazionalità), una poesia che deve avere un potere suggestivo ed evocativo. La poesia evocatrice (pura) è diversa per contenuto e forma rispetto alle precedenti. Forma: il lessico usato nelle poesie decadenti è un lessico impreciso, vago, indefinito che deve essere capace di evocare, di alludere, ma non di dire. Le parole devono essere dal valore magico cioè parole che devono essere in grado di mettere in contatto il lettore con l’ignoto. Per queste caratteristiche spesso le poesie dei decadenti sono difficili da interpretare, comprendere. Le poesie non si rivolgevano ad un pubblico vasto, borghese, perché per gli esponenti del decadentismo i borghesi erano delle persone mediocri,volgari,perché attenti al valore economico delle cose. Il loro pubblico era costituito da un gruppo ristretto di persone raffinate che condividevano le loro idee, superiori ai borghesi. Spesso la poesia decadente è una poesia di autocomunicazione, scritte e rivolte a se stessi. La poesia doveva essere musicale e quindi utilizzano figure retoriche di suono come allitterazioni e onomatopee. La musica è la forma suprema di arte perché la musica era l’arte con maggiore potere suggestivo. Oltre al lessico cambia anche la sintassi,è una sintassi imprecisa, ambigua, difficile da ricostruire. Usano molte figure retoriche di significato, in modo particolare usano la metafora e la sinestesia.( accostamento di due parole che riguardano due sfere sensoriali diverse: urlo nero). La metafora che però non è una metafora tradizionale, facilmente riconoscibile, ma usano dei simboli in cui creano un legame tra due realtà che non sembrano avere caratteristiche in comune.

NB: L’atteggiamento dei poeti decadenti è apparentemente presuntuoso,in realtà il loro atteggiamento è dovuto ad una reazione della nascente società di massa e della nascente cultura di massa, cultura che offriva al pubblico prodotti anche culturali tutti uguali fatti quasi in serie, mentre il poeta decadente rifiuta questa massa e al contrario si vuole differenziare, vuole differenziare la proprio arte dall’ arte borghese perché vuole difendere l’arte. In questo periodo di fine 800 si crea una vera propria rottura tra l’artista e il pubblico borghese, tra l’artista e la società,tantoché i poeti decadenti vennero chiamati “poeti decadenti”.

Autori che hanno contribuito al presente documento: kli, KiArA, Lucrezia94, Mucciii, fimottadiovatta, Miyuki, StefaniaLoredana.

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