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Il Decadentismo

L’origine del termine
Il termine decadentismo nacque alla fine del 1800, con un’accezione negativa, per indicare quei poeti che si contrapponevano alla mentalità borghese del tempo ostentando atteggiamenti da bohemien. I principali esponenti di questa corrente furono Verlaine, Rimbaud e Mallarme, che si ispiravano al modello del poeta maledetto di Baudelaire e si identificavano con il clima di stanchezza e disfacimento diffuso nella cultura del tempo, lo stesso clima che si era diffuso nell'impero romano alla fine della sua decadenza e che aveva così dato nome al movimento. Tuttavia a volte con decadentismo non si indica soltanto questa corrente diffusa alla fine dell’800 in Francia, ma tutta la cultura europea di fine secolo, altre volte indicata come simbolismo.

La visione del mondo decadente
I decadenti rifiutano completamente la visione positivistica, che permeava la cultura borghese del tempo. Mentre secondo la cultura ufficiale la scienza garantiva una conoscenza oggettiva e completa della realtà, i decadenti ritengono che questo non sia vero: l’essenza della realtà è al di là delle cose, è misteriosa e enigmatica, e per questo non può essere appresa dalla ragione. Tutti gli aspetti dell’essere sono poi legati da corrispondenze nascoste, che possono essere colte solo in uno stato di irrazionalità. Questa visione era stata già anticipata da Baudelaire nel sonetto ‘Corrispondenze’ dei ‘Fiori del male’, manifesto del decadentismo. L’unione fra l’individuo e il tutto avviene soltanto nell'inconscio, la cui scoperta è una delle basi della corrente. Gli strumenti per raggiungere l’irrazionalità sono la malattia, la follia, il sogno, l’incubo … Rimbaud scriveva che egli sprofondava nella dissolutezza, quindi nella perdita dei sensi, appunto per diventare veggente e così poeta. Le epifanie, cioè uno stato in cui un particolare qualunque si carica di una misteriosa intensità, erano molto frequenti per questi poeti.

La poetica
Per i decadenti l’arte, intesa come poesia, musica, pittura, si avvicina molto alla conoscenza di questo mondo. Gli artisti sono veggenti, perché spingono lo sguardo la dove l’uomo comune non vede nulla. Questo ‘culto dell’arte’ è l’estetismo: esteta è colui che vive la sua vita regolandola non su principi morali, ma sul bello: arte e vita si confondono. Gli esteti più importanti sono Walter Pater, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio. Questi artisti non danno scopi sociali, morali o politici alla loro arte, ma celebrano l’arte stessa. La parola non serve più per comunicare un messaggio  rivoluzione: le immagini sono vaghe e indefinite, la parola rivela l’ignoto, la poesia diventa suggestione irrazionale. Tutto questo è anche conseguenze del fatto che gli artisti vogliono allontanarsi dal pubblico borghese e di massa e tentano così di salvare l’arte vera. Sono varie le tecniche usate per ottenere questo tipo di poesia: la musicalità, la parole vale quale pura fonicità, la musica è la suprema delle arti essendo la più indefinita; l’ambiguità sintattica e lessicale, le parole assumono significati diversi da quelli comuni; il linguaggio analogico, cioè tramite metafore non tradizionali, ma che legano le segrete corrispondenze, tramite i simboli, allusivi e polisemici, cioè che hanno vari significati e tramite la sinestesia, che lega sensi diversi.

Temi della letteratura decadente
Tantissimi sono i temi della letteratura decadente, che possono essere divisi in vari ‘filoni’. Decadenza, lussuria e crudeltà: i letterati decadenti sono attratti dalle epoche di decadenza (fine dell’impero romano …) ma anche dal lusso prezioso e raro che esse hanno prodotto. Si diffonde così la lussuria, mista però a crudeltà e perversione (masochismo). Malattie e morte: sono fra i temi più diffusi. La malattia è sia metafora della condizione storica, sia della letteratura decadente stessa (che ama ciò che è corrotto, impuro). La morte è invece un tema ossessivo che verrà affrontato da tutti gli scrittori. Vitalismo: è l’esaltazione della pienezza vitale senza limiti e freni, un godimento dionisiaco. È un modo per esorcizzare l’attrazione morbosa della morte. Ed è segno del rifiuto della società: l’artista decadente si isola.

Nascono poi alcune figure ‘mitiche’. L’artista maledetto: che sceglie il male, la vita sregolata, l’auto annientamento. E che è legato all’esteta: figura consacrata dal Dorian Gray di Wilde che vive seguendo le leggi del bello. Per lui il presente è il trionfo dello squallore, il bello è nel passato. L’inetto a vivere è invece escluso dalla vita, non ha energie, si rifugia nelle sue fantasie. L’inetto conosce una variante nel fanciullino di Pascoli: questo rifiuta la condiziona adulta, vive protetto dal nido familiare. Dalla tendenza a reagire alla crisi della società ha invece origine il superuomo di D’Annunzio, individuo superiore alla massa, forte e dominatore, che si muove alla conquista di mete eroiche. Infine, la donna fatale è l’ultima figura che si diffonde, è lussuriosa e perversa, porta l’uomo alla follia ed è nata probabilmente in seguito all’emancipazione della donna, che aveva portato alla crisi dell’identità virile.

Decadentismo e romanticismo
Fra i due movimenti ci sono elementi di continuità oltre che differenze. Il decadentismo infatti viene generalmente considerato come una svolgimento, un’esasperazione degli aspetti che si erano sviluppati nel periodo romantico. La differenze principale riguarda la reazione dell’uomo decadente rispetto alla società: mentre il romantico si ribellava ad essa, il decadente è stanco, estenuato, smarrito, non reagisce. La letteratura romantica mirava alla costruzione, mentre la nuova letteratura decadente non punta più a questo, alla totalità, ma al singolo, al frammento. Il decadente rifiuta poi l’impegno, una funziona alla sua poesia. La continuità fra i due movimenti si basa soprattutto sulla omogeneità dello sfondo socio-economico. Tuttavia a fine secolo la situazione è esasperata: la produzione di massa è all’apice, l’individuo non conta più e di conseguenza si arriva ad una vera e propria crisi dell’individuo. Infine questa a sua volta porta alla crisi del ruolo dell’intellettuale, che è declassato (perdita dell’aureola) e, estraneo agli interessi borghesi, viene spinto vicino alla condizione proletaria, che lo disgusta. Tutto questo induce l’artista a fuggire dalla realtà, fuga già presente nel periodo romantico.

Decadentismo e naturalismo
Decadentismo e naturalismo sono opposti sotto molti aspetti: la loro differenza fondamentale sta nel fatto che i naturalisti, come Zola, sono integrati nella borghesia del tempo, accettano il positivismo, mentre i decadenti si pongono in alternativa radicale rispetto a questa società, sono, appunto, maledetti, e scelgono soluzioni irrazionali. Le due correnti comunque non sono una lo sviluppo dell’altra ma sono invece contemporanee, inoltre esse sono, a volte, mescolate fra di loro: aspetti decadenti si possono ritrovare in Zola, aspetti naturalisti in D’Annunzio.

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