I vociani


Con il termine di "vociani " vengono indicati alcuni scrittori che collaborano, più o meno intensamente, alla rivista fiorentina "La Voce" . A differenza dei futuristi , le loro opere non obbediscono ai principi di una poetica ben definita, ma partecipano intensamente a quelle ipotesi di rinnovamento di cui si era fatta espressione la rivista. È questo l'elemento che collega personalità assai diverse fra di loro, ma che tuttavia hanno, in comune, alcune esigenze di fondo; in particolare quella di esprimere una letteratura svincolata dalla tradizione accademica, in cui si riflettano le inquietudini e i problemi dell'uomo contemporaneo. Utilizzando oramai abitualmente il verso libero, questi scrittori si possono considerare come i primi veri esponenti della lirica italiana del Novecento , intesa come ricerca esistenziale , libera e autonoma espressione delle esigenze dell'io; non a caso adottano anche la forma del "poemetto in prosa" , giungendo a una più accentuata contaminazione fra prosa e poesia.
Si afferma con loro la cosiddetta "poetica del frammento", ossia del componimento breve , dall'espresione intensamente significativa, che accentua il carattere lirico dell'esperienza letteraria, costruita non su schemi prestabiliti , ma ritagliati, per così dire , su una misura soggettiva e interiore.
Risalendo a esperienze già praticate dalla letteratura decadente (da Baudelaire fino a Rimbaud e Mallarmé), i Vociani ne colgono soprattutto l'aspetto simbolico-analogico esistenziale. Del Decadentismo viene comunque rifiutata la tendenza edonistica ed estetizzante, compresa la variante superomistica cara a D'Annunzio. Al contrario , di fronte alle negatività del presente, il poeta si propone non di rado una ricerca di valori spirituali e morali, che testimoniano anche l'esigenza di un forte impegno e di un partecipazione civile (in questo modo trovavano il loro elemento di congiunzione le due anime , letteraria e politica, presenti nella "Voce").
Il ligure Giovanni Boine (1887-1917) ha espresso, nei suoi saggi religiosi, una sensibilità misticheggiante, che lo indusse a pronunciare , sulla "Voce", una dura condanna del Modernismo, la tendenza del rinnovamento cattolico combattuta anche dalla Chiesa; favorevole all'entrata in guerra, pubblicò nel 1915 i Discorsi militari. La sua opera più significativa è il romanzo Il peccato (1914), rappresentazione di una vicenda totmentata e morbosa condotta secondo i moduli di un lirismo antinaturalistico. Essenzialmente filosofica è la formazione del goriziano Carlo Michelstaedter (1877-1910), che studò a Vienna e a Firenze. Laureatosi con una tesi sul pensiero di Platone e di Aristotele , la sua opera maggiore è La persuasione e la retorica (postuma,1912), dove viene denunciato il carattere inautentico dell'esistenza, in cui la sola vera possibilità di scelta è rappresentata dalla morte (proprio il suicidio pose termine alla sua breve vita). Le sue poesie (apparse solo nel 1948) riflettono una drmmatica crisi delle certezze e dei valori.
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