Il pensiero e la poetica di Italo Svevo


La formazione culturale di Svevo fu varia e complessa: al centro di questa sua formazione stanno la conoscenza della filosofia tedesca (soprattutto di Nietzsche e Schopenhauer) e della psicoanalisi di Freud.
L'attenzione di Svevo all’analisi dell'interiorità dei personaggi e al complesso intreccio delle motivazioni che spingono l'individuo ad agire fu data in parte dal pensiero di Schopenhauer , che aveva individuato i meccanismi di auto illusione (l’uomo si illude di vivere e di scegliere) e che affermava un pessimismo radicale, indicando come unica via di salvezza dal dolore la contemplazione e la rinuncia, e di Nietzsche, filosofi che egli aveva studiato a fondo ma soprattutto dal quel indagatore dell'animo umano Fëdor Dostoevskij.

Nel 1905. Un ruolo determinante della vita culturale di Svevo ebbe il rapporto con James Joyce , professore di inglese nella scuola triestina, che gli ha dato lezioni private. Egli gli fece conoscere la narrativa inglese, tra cui l'Ulisse del grande scrittore irlandese e la ricerca di Proust, da cui ricavò l'idea del recupero della memoria come mezzo per analizzare il passato e interpretare il presente.

Svevo rimase però a lungo sconosciuto e l'insuccesso dei suoi primi due romanzi, Una vita (1892) e Senilità (1898) , fu anzi tale da indurlo per circa vent'anni al silenzio letterario.
Nel primo romanzo, Una vita, nel 1892, è evidente l'influsso del Realismo e del Naturalismo per la precisa caratterizzazione di personaggi e ambienti. Da Flaubert, in particolare, è ripresa l'atteggiamento di ribellione del protagonista, figura di sognatore destinato alla sconfitta.
La rappresentazione della società risente anche della teoria di Darwin, che concepisce la vita come lotta, in cui prevale il più forte.

Senilità, il secondo romanzo, pubblicato nel 1898, è la storia della rinuncia alla vita da parte del protagonista, condannato alla passività e all'autoesclusione.
A differenza del primo romanzo, Una vita , presenta alcuni elementi di novità.
Svevo si concentra più sull'indagine psicologica. Infatti, l'attenzione dell'autore è rivolta ai suoi coprotagonisti, che eseguono un ruolo di primo piano nella vicenda e all'intrecciarsi dei loro rapporti, mentre l'ambiente sociale in cui si muovono non riveste particolare interesse.

L’inetto


Ma la novità di Svevo sta anche nella costruzione di un protagonista “inetto” , che costituisce un ruolo centrale nella sua narrativa. (l’Inetto era tra l’altro anche il titolo originale del primo romanzo.)
L’inetto si sente inadatto a vivere poiché non è capace di prendere decisioni, non ha valori in cui credere, non ha scopi, non ha ruoli nella società in cui riconoscersi, è un fallito sul piano pratico, perché è incapace di operare nelle scelte nel campo degli affetti e del lavoro.
Chi prende coscienza di tale condizione si trova bloccato di fronte alla vita, ma non lotte e si rassegna.
Il fallimento dell’inetto sta nella frattura venutasi a creare tra l’Io e la realtà e all’interno dell’uomo con la scoperta dell’inconscio. Tutti i personaggi dei romanzi di Svevo sono degli inetti, ma c’è una grandissima differenza tra Alfonso Nitti e Emilio Brentani , protagonisti di “Una vita” e “Senilità”, e Zeno Cosini , protagonista “Della Coscienza di Zeno”: i primi due sono tragici, il loro destino è la morte o la rinuncia di vivere; nel terzo, invece, Zeno è colui che riesce a non essere tragico, vista la sua età matura, assume la consapevolezza della sua malattia e usa la sua ironia per sdrammatizzare se stesso e la sua condizione.
Zeno, convinto di sbagliare, effettua la scelta più giusta, riuscendo perciò a raggiungere involontariamente la felicità.
Insomma, l’inettitudine comincia ad apparire a Svevo non più solamente la malattia negativa che aveva descritto nelle prime due opere, ma quasi quasi a suo modo anche una forma di salute.
Questo sarà un vero inetto ma di successo.
Il periodo del silenzio letterario
Racconti e commedie Nonostante alcune sue esplicite dichiarazioni di voler abbandonare la letteratura, Svevo si dedicò alla scrittura per tutta la vita. Se durante il cosiddetto periodo del silenzio letterario 1899-1919, l’autore rinunciò alla stesura di romanzi, scrisse comunque articoli, saggi e racconti. Compose, inoltre, 13 commedie che non ebbero fortuna sulla scena.
Inoltre, il suo rapporto con la scrittura risponde da una parte al fascino che provava nei confronti della letteratura, mentre dall’altra di scrivere per pensarsi, cioè di elaborare un immagine di sé, riflettere su se stessi, quasi a uno scopo terapeutico di fronte al senso di vuoto che vede crescere in sé e nella società che più avanti, nella Coscienza di Zeno, definirà come la malattia dell’umanità.
la traduzione del Saggio sul sogno Di grande importanza fu la traduzione del saggio l’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, lavoro compiuto da Svevo nel 1918, insieme a un nipote medico. L’interesse per la psicanalisi si era già manifestato in lui tra il 1908 e il 1912, quando il cognato era andato in cura proprio da Freud, a Vienna.
Profilo autobiografico Risale al 1927, il Profilo autobiografico, un’opera in cui Svevo parla di se stesso in terza persona, ricorda gli avvenimenti più importanti nella sua vita, le tappe della sua formazione umana e culturale e il suo percorso artistico, dagli inizi fino alla conquista del successo.
Il Vecchione Ci resta solo alcune pagine, composte nel 1928, di un quarto romanzo, che Svevo voleva intitolarlo Il vecchione o Le confessioni del vegliardo.
Da come si è visto dalle pagine rimaste, si tratta della continuazione della Coscienza, come si evince dai personaggi che vi compaiono: oltre a Zeno e alla moglie, ci sono i figli, il genero e il piccolo nipotino. Attorno a Zeno, quindi, è cresciuta una grande famiglia che, dietro la tranquilla facciata borghese, cela tensioni e malesseri.
In questa ultima prova letteraria, Svevo voleva rappresentare la condizione alienata del vecchio nella società moderna.
La Coscienza di Zeno
James Joyce, lo incoraggiò a scrivere un nuovo romanzo. Dal 1919 al 1922 Svevo si dedicò alla stesura di un suo terzo romanzo, “La Coscienza di Zeno” , che fu pubblicato nel 1923 a Bologna, accolto dal silenzio della critica.

Tuttavia fece leggere il suo romanzo a Joyce, che trovò l’opera nuova e interessante.
La svolta arrivò due anni più tardi, nel 1925, quando, come si è detto, lo scrittore irlandese la fece conoscere ad alcuni intellettuali francesi e a Eugenio Montale, che pubblicò una recensione favorevole sulla rivista “L’Esame”, suscitando l’interesse della critica.

Il romanzo è stato scritto in prima persone e Zeno Cosini, il protagonista, è contemporaneamente attore e scrittore della storia che lo riguarda.
Egli si presenta come un uomo debole, insicuro, malato e, soprattutto, incapace di vivere, di scegliere.
Anche se il caso alla fine lo getta nella fortuna, Zeno può essere considerato il tipico esempio di uomo inetto, cioè di colui che non possiede alcuna certezza, è instabile nei suoi proposti e non riesce a prendere delle decisioni.

Zeno Cosini è un ricco commerciante triestino che vive di malavoglia con i proventi di un’azienda commerciale, per volere del padre.
Arrivato all’età di cinquantasette anni Zeno, per liberarsi dal vizio del fumo e dalla sua malattia, si sottopone a una terapia psicanalitica.
Lo psicanalista, chiamato Dottor S. , gli consiglia come terapia di scrivere un diario sulla sua vita.

Autobiografia o romanzo psicanalitico? Nelle memorie di Zeno sono rintracciabili vari elementi riconducibili alla vita di Svevo. Infatti il romanzo, così come “Una vita” e “Senilità”, è ambientato quasi interamente a Trieste; nelle opere precedenti l’autore, impiegato di banca, presenta due protagonisti anch’essi impiegati ed entrambi desiderosi di affermazione letteraria, mentre nel terzo romanzo Svevo, diventato ormai dirigente d’azienda, sceglie come protagonista un ricco borghese triestino che non ha preoccupazioni economiche; se Zeno non scrive romanzi, però suona il violino, che è un hobby di Svevo; Zeno è irriducibile fumatore come Svevo; Augusta è una donna dalla florida salute, come quella di Livia, la moglie di Svevo. Ma, nonostante molte coincidenze, la critica oggi non considera “La Coscienza di Zeno” un romanzo autobiografico; ogni episodio, anche se prende spunto da fatti reali, mentre viene trascritto diventa qualcosa di nuovo e di originale. La coscienza deve piuttosto essere considerato un romanzo psicanalitico.

A differenza dei due romanzi precedenti, “La Coscienza di Zeno”, è scritto in prima persona. Il narratore non è onnisciente, ma ne sa quanto il personaggio.

Si suddivide in 8 capitoli
1. La prefazione , il Dottor S. dichiara di voler pubblicare le memorie di Zeno, per vendicarsi in quanto egli si è sottratto dalla cura;
2. Preambolo , Zeno spiega le difficoltà incontrate nel recuperare la memoria del proprio passato.
• Seguono le memorie di Zeno, nella quale Zeno racconta alcuni episodi della sua vita e spiega la sua malattia, che non sono scritte secondo l’ordine cronologico, ma piuttosto secondo nuclei tematici;
3. Il fumo , pensa che la causa della sua malattia sia il vizio del fumo. Decide di liberarsene prima con propositi ben precisi e poi facendosi ricoverare in una casa di cura, dove però non passa nemmeno una notte, perché, preso dalla gelosia per la moglie, corrompe l’infermiera e se ne torna a casa, dove la moglie, fedelissima, lo accoglie con un benevole sorriso;
4. La morte del padre , Svevo mostra di nutrire nei confronti del padre un sentimento di odio, nonostante le ripetute dichiarazioni di affetto. Il padre di ammala e il figlio lo vuole curare, lo costringe, anche perché il medico così gli ha consigliato di fare, a stare a letto, e quando il padre vuole a tutti i costi alzarsi egli usa la forza. Il padre con un ultimo sforzo alza il braccio e muore. La mano ricadendo colpisce il volto del figlio. Uno schiaffo volontario? Questo dubbio se lo porterà dentro tutta la vita;
5. La storia del mio matrimonio , Zeno incontra in Borsa Giovanni Malfenti, uomo d’affari, amico e suocero, nonché suo secondo padre.
Giovanni Malfenti ha una moglie e quattro figlie: Ada, Alberta, Augusta e Anna.
Zeno diventa abituale frequentatore del loro salotto e le intratteneva con le sue storielle, di cui l’unica a non compiacersene è Ada. Si innamora, ma la sua corte per Ada si complica poi con l’entrata in scena di un rivale, Guido Speier, ricco, giovane, bello ed elegante e come Zeno suonatore di violino, ma di lui molto più abile. Ada è innamorata di Guido e Zeno destinato alla sconfitta, tanto che, attraverso una serie di vicende altamente comiche, arriverà a fidanzarsi con Augusta, delle sorelle proprio l’unica che non avrebbe mai pensato di sposare.
Augusta invece sarà la moglie ideale;
6. La moglie e l’amante , pur vivendo un matrimonio felice, per noia Zeno tradisce la moglie con una cantante, Carla Greco.
Continuamente tormentato dal rimorso, vorrebbe interrompere questa relazione, senza tuttavia riuscirci;
7. Storia di un’associazione , lavorando insieme al cognato Guido, suo rivale da sempre. Guido è incapace e non sa gestire l’azienda e Zeno si trova sul punto del fallimento.
Quando Guido muore suicida, Zeno salva l’impresa e restituisce il prestito ad Ada, ma la cognata ha ormai capito che lui ha sempre odiato Guido.
8. Psico-analisi , questo capitolo è costituito dalle pagine di un diario. Zeno, dopo mesi di cura psicanalitica, si sente peggio di prima. Zeno decide di interrompere la terapia; Il protagonista si mette in affari e si considera di essere sano, cosa, in realtà, non vera.

Italo Svevo nel suo ultimo romanzo, “La Coscienza di Zeno” , prospetta cosa avrebbe causato l’utilizzo di un’arma di distruzione di massa.
Con questo finale apocalittico, Zeno afferma che l’uomo potrà paradossalmente salvarsi dalla propria in guaribilità solo con la scomparsa della specie umana:
"Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti
gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile.. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri
un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto sarà massimo. Ci sarà un'esplosione enorme
che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e malattie"

La malattia dell’uomo sta proprio nell’innovazione della tecnologia. Il singolo individuo si è allontanato dalla natura perché, al contrario delle altre creature, non si adatta all’ambiente e non si evolve come specie attraverso modificazioni del proprio corpo ma creandosene uno esterno, fatto di macchine, di tecnologia e di ordigni.
Con questa pagina catastrofica coglie la crisi di un’epoca che neanche la psicanalisi può curare la malattia.
Su questo sfondo catastrofico l’inetto, rispetto al sano, risulta essere quasi una figura positiva, ma forse più sana degli uomini, che producono ordigni, ma solo pensieri e parole.
Per cui la scrittura diventa una forma di terapia che non guarisce ma insegna a convivere con il vuoto.

Nella sua visione del mondo, è espresso il presentimento di un mondo che sta crollando, conseguenza dell’allestimento di armi sempre più sofisticate e micidiali.
Questo caratterizzerà la seconda metà del Novecento: Svevo, pessimisticamente, non vede altra via di salvezza che una distruzione totale, che avrebbe causato la morte di tutti gli esseri umani.
Poiché tale malattia era reale nella natura umana ed il suicidio del singolo, come avviene nel suo primo romanzo, “Una vita” , non avrebbe avuto alcun effetto. Perciò Svevo anticipa quel che la bomba atomica, che segna l’inizio della Guerra Fredda, ovvero la guerra non dichiarata, combattuta sul piano politico, diplomatico ed ideologico tra Stati Uniti e URSS.
La corsa agli armamenti delle due superpotenze provoca di fatto un equilibrio del terrore, appunto a causa delle loro terribili armi, l’intero mondo era preoccupato per una futura distruzione di massa.
Queste due superpotenze erano consapevoli che una guerra diretta tra loro causerebbe la distruzione del mondo intero.

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