coltina di coltina
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L'erba di Emily Dickinson

L'erba ha poco da fare
Sfera d'umile verde
Per allevare farfalle
E trastullare api.

Muoversi tutto il giorno
A melodie di brezza,
Tenere in grembo il sole
Ed inchinarsi a tutto.

Infilare rugiada
La notte come perle,
Quando muore, svanire
In odori divini
Come dormienti spezie
E amuleti di pino.

Ed abitando nei granai sovrani
I suoi giorni trascorrere nel sogno.
L'erba ha poco da fare
Ed io vorrei esser fieno!

Commento e analisi
La poesia è dedicata a una realtà piccola e quotidiana: l'erba.
L'autrice inizia la lirica dichiarando che l'erba ha pochi compiti e sottintendendo che non è una realtà importante, da considerare, anzi la definisce "umile", riferendo questo aggettivo al colore verde, per metonimia, anziché all’erba stessa.
Inizia poi ad enumerare tutte le attività che si possono attribuire ai prati: far nascere fra i suoi steli le farfalle, far giocare le api, piegarsi al vento e cullare il sole che tramonta sull'orizzonte.

I verbi che la riguardano rimandano all’otium, alla calma, come “trastullare”, “dormienti spezie”, trascorrere nel sogno”.
Dopo l'elenco di questi trastulli la Dickinson si sofferma sul momento della morte dell'erba; come ogni essere vivente anche il suo ciclo si conclude e lo fa in bellezza, fra profumi di spezie e di pino, aromi che richiamano la menta, il timo e le altre erbe odorose oppure i prati di montagna punteggiati di conifere. La sua fine, dopo la “morte” metaforica dovuta al taglio delle falci, è quella di diventare fieno che verrà conservato nei granai caldi e assolati. I granai rimandano all'immagine di qualcuno sdraiato fra l'erba profumata che si rilassano sognando avventure, se sono bambini, o amori.
Fino a questo punto sembrerebbe che l'autrice abbia poca considerazione del valore dell'erba, della sua utilità e della sua importanza nell'economia naturale, ma l'ultimo verso viene a ribaltare questa sensazione: anche lei vorrebbe essere fieno, far sognare le persone, poter cullare il sole, creare collane di rugiada, intrecciando le gocce come perle e saper evocare profumi e sogni. In quest'ultimo verso si comprende che il tono di tutta la lirica è stato scherzoso, che l'insistita minimizzazione dell'erba era solo un modo per sottolineare quanto potere abbiano i singoli fili, da sempre considerati insignificanti, mentre invece hanno in sè un potere che una creatura umana non ha, anche se possiede il dono della parola poetica come Emily.
Retoricamente parlando la lirica è basata su una personificazione, quella dell’erba appunto, e utilizza in modo insistito la metafora, come ai versi 6 (Melodie di brezza), 7 (tenere in grembo il sole), 13 e 14 (Come dormienti spezie / E amuleti di pino) e similitudini come ai versi 9-10 (Infilare rugiada / La notte come perle).

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