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Carlo Emilio Gadda è stato uno scrittore collegato strettamente al discorso della lingua.
Presto orfano di padre dovette vivere sotto le veci della madre ungherese, fredda e anaffettiva, che mantenne, al costo del rapporto con i figli, la villa di famiglia in Brienza.
Questo rapporto di amore-odio con la madre lo segnò profondamente: le donne nelle sue opere sono viste con occhio critico.
Gadda si laureò come ingegnere e lavorò come militare nella Prima Guerra Mondiale, dove fu anche prigioniero.
Egli era ossessionato da alcuni temi, quali il rapporto madre-figlio e lo sporco e il disordine (trasloco, disordine per eccellenza, ma anche il concerto e i bambini).
Quando muore suo fratello in guerra si complica la sua situazione psicologica, già deviata per i problemi con la madre: subisce la sindrome del figlio sopravvissuto, sentendosi in colpa per essere rimasto vivo in seguito alla guerra.
Dagli anni 30 inizia a dedicarsi alla letteratura e al giornalismo, collaborando persino con la RAI negli anni 60

Scrisse “Giornale di Guerra e di Prigionia”; “Cognizione del Dolore” (romanzo incompiuto che tratta il tema della madre); “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” (giallo, in cui utilizza il romanesco); e “Adalgisa, Racconti Milanesi” (raccolta di racconti, legato al tema della lingua in cui utilizza il milanese).
Gadda venne definito Coatto Epistemologo: dedicò la sua vita allo studio e amava elencare le cose (l’elenco è un qualcosa di rafforzativo), fa addirittura una lista in cui elenca tutto ciò che vuol studiare (c’è quasi tutto lo scibile).
Il lessico di Gadda è impressionante per la varietà, e può essere ricondotto all’eclettismo e al pastiche francese: utilizza dialetti, latino, tecnicismi di tutti i tipi, neologismi, parole volgari e parolacce.
Amava Dante e Manzoni (si dice che sul letto di morte si faceva leggere i Promessi Sposi) che hanno contribuito a creare un’identità della lingua italiana. Manzoni voleva creare una norma (Risciacquare i panni in Arno); mentre lui la voleva distruggere, per lui, parafrasando Dante, non esisteva il troppo e il vano.
Quando può, prende in giro i nobili e i ricchi, ma anche le donne: un racconto in Adalgisa descrive l’atteggiamento di una donna che vorrebbe farsi rubare gi orecchini mentre dorme per provare un brivido che nella sua vita è sempre mancato.
L’architettura, simbolo della regola e dell’ordine può diventare simbolo del sommo disordine.

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