blakman di blakman
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Deledda, Grazia

Nasce a Nuoro nel 1871 da una famiglia benestante. La Deledda può essere definita un'autodidatta: non segue, infatti, corsi regolari di studio, ma alimenta la sua precoce passione letteraria con la lettura dei piu grandi romanzieri dell'Ottocento. Giovanissima, pubblica su riviste femminili e su giornali locali poesie e racconti, tutti improntanti a fantasie romantiche, a vicende d'amore, di dolore, di morte che molto si avvicinano alle tematiche decadendi del D'Annunzio. Nel 1896 il romanzo La via del male riceve un'ottima recensione da Luigi Capuana, critico e scrittore affermato: da questo momento la notorietà della scritrice sarda cresce sempre più. L'influsso della narrativa verista, di grande successo in quegli anni, segna una svolta decisiva nel suo stile. Lo sguardo verso il mondo che la circonda si fa più attento. La terra di Sardegna, aspra e selvaggia, diventa lo scenario in cui prendono vita personaggi dela realtà quoditiana: servi pasori della Barbagia, garzoni di fattorie sperdute. Questi personaggi, tormantati da profondi conflitti interiori, sono delineati con mano sicura e precisa. Sembrano emersi dalle antiche leggende popolari dell'isola. Su di essi pesa un destino tragico a cui non possono sottrarsi. Trasferitasi a Roma nel 1900, dopo il matrimonio con un funzionario statale, continua la sua attività di scrittrice con romanzi che la rendono nota a un vasto pubblico. Nel 1926 ottiene il Premio Nobel per la letteratura. Tra i suoi romanzi piu famosi ricordiamo: Elias Portolu, Cenere, Canne al vento. Muore a Roma nel 1936.

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