Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Decadentismo - Sintesi

Il decadentismo è una nuova corrente letteraria nata in Francia e sviluppatosi in Europa tra la fine dell'800 e gli inizi del 900

Allegati
Questo appunto contiene 1 file allegato

Questo download è disponibile soltanto per gli utenti registrati.
Dimensione: 78 kB, scaricato 1023 volte

E io lo dico a Skuola.net
Decadentismo

Nascono due correnti contemporanee, ma diverse fra loro, una il verismo che in realtà sembra aderire alle idee del positivismo e una totalmente opposta, il decadentismo, che mette in grave crisi le idee del positivismo. Per quale motivo? Perché il positivismo aveva creduto di poter risolvere tutto grazie alle scoperte scientifiche, infatti c’erano stati miglioramenti in tutti i campi e inoltre i positivisti erano convinti di trovare la soluzione per far sì che gli uomini andassero d’accordo, quindi grazie a tutte queste scoperte, abbiamo la possibilità di cambiare il mondo, di trasformarlo per avere un mondo migliore. I decadenti dicono ma dove? Secondo il decadentismo. Mentre sul piano tecnico, materiale, ammettevano i miglioramenti del positivismo per cui l’uomo viveva in condizioni migliori, sul piano spirituale non era migliorato niente. I decadenti dicono ma oggi l’uomo è più felice? Neanche per idea, l’uomo vive meglio perché ha la luce elettrica, perché si è scoperto come curare determinate malattie, quindi una serie di miglioramenti hanno fatto si che l’uomo vivesse meglio, ma non era affatto felice. Da parte dei decadenti c’è il rifiuto per la ragione positivistica, il rifiuto per l’ottimismo del positivismo che diceva che l’uomo grazie alla scienza cambierà il mondo, migliorerà tutto e invece i positivisti si accorgono che quello che non si può cambiare è proprio l’uomo, tu puoi far vivere meglio le persone dal punto di vista scientifico e necrologico, ma non puoi dare la felicità.
Anzi i decadenti fanno una forte critica alla borghesia positivista,che crede in se stessa, perché la borghesia che era stata la classe rivoluzionaria ai tempi della rivoluzione francese, nel momento in cui ha acquistato il potere è diventata una classe dominatrice nei confronti del proletariato sostanzialmente nello stesso modo. Cosa fondamentale la critica dei decadenti non è una critica politica, anche se alcuni decadenti sembrano avere delle posizioni politiche antiborghesi, ma una critica esistenziale sul modo di vivere dei borghesi (infatti non propongono il marxismo).
Cosa significa decadentismo? Decadentismo vuol dire decadenza della fiducia nella ragione come chiave interpretativa del mondo, e nel momento in cui io dico che la ragione non è più la chiave interpretativa del mondo, che le scoperte scientifiche non sono più la chiave interpretativa del mondo, stiamo dicendo una cosa fondamentale e cioè che il decadentismo non ha una precisa collocazione storica. Tanto è vero che i decadenti sono di tutti i paesi e non di un paese solo, non di un’epoca ma di tante epoche(siamo fine 800 inizio 900), infatti ad esempio Kafka alcune antologie lo mettono nel decadentismo, altre nella corrente dell’incomunicabilità, considerandolo il padre fondatore rispetto a un Pirandello. Alcune antologie mettono Freud nel decadentismo perché Freud è quello che ha scoperto l’inconscio ed è come se dicesse “poveretti credete di avere in mano le chiavi del mondo, ma non conoscete neanche voi stessi, il vostro inconscio è molto più grande di voi”. Alcune antologie mettono addirittura Nietzsche che è un filosofo, quindi non c’è un unico paese, un unico periodo e un'unica professione per essere decadente, uno poteva essere scrittore, medico, filosofo e nonostante questo essere un decadente da questo punto di vista.
L’elemento essenziale è che criticano l’ingenuo ottimismo della borghesia positivistica, infatti l’unica cosa che li accomuna è che questa borghesia così sicura di sé, non ha per niente in mano le chiavi del mondo e il suo ottimismo è un ottimismo superficiale e ingenuo e non può essere accettato.
POETI MALEDETTI FRANCESI (siamo in Francia) abbiamo Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmè.
Nella Repubblica Cecoslovacca in particolare a Praga (crocevia di culture tra le più diverse) abbiamo Kafka.
In Germania importantissimo il filosofo tedesco Nietzsche, che è colui che è stato manipolato dal nazismo, che ha preso le sue opere e ha detto ecco qua la teorizzazione della razza ariana, invece non era assolutamente vero, perché erano delle idee, lui non era né nazionalista, né antisemita.
A Vienna abbiamo Sigmud Freud
In Inghilterra: Oscar Wilde
In Italia: D’Annunzio e Pascoli.
KAFKA
Kafka era ebreo, viveva a Praga, che era un crocevia di culture tra le più diverse, per di più aveva un rapporto con suo padre orrendo, tanto che scrive lettera al padre, lettera che primo scrive perché non ha il coraggio di parlare con lui, secondo anche dopo averla scritta non ha il coraggio di dargliela. Il padre era molto autoritario, e tanto più forte era percepito il padre tanto più debole si sentiva lui. Kafka racconta alcuni episodi della sua infanzia che lo hanno traumatizzato, ad esempio una notte che aveva sete aveva chiesto al padre di bere e il padre non solo non gli aveva dato da bere, ma aveva pensato bene di metterlo fuori al gelo sul ballatoio, e da quel momento è rimasto talmente terrorizzato dal padre, che questa cosa inciderà sulla sua vita su due cose fondamentali.
Inoltre la madre non era intervenuta in difesa del figlio, perché valeva la regola che il capofamiglia era il padre, decideva tutto il padre e la madre doveva adeguarsi così come i figli a chi comandava.
Per di più lui era perennemente inquieto e problematico, infatti non si sposa, arriva per ben due volte alle soglie del matrimonio, e per ben due volte tronca la relazione, e da questo possiamo dedurre che non si fidava per niente della famiglia e lui stesso non se la sentiva di crearsene una, ma soprattutto mette questa sua idea dell’incomunicabilità in tutte le sue opere, tanto che sono caratterizzate da questa incapacità dell’uomo di dire agli altri che cosa è, che cosa vuole, che cosa prova.
PRIMO LIBRO: IL PROCESSO scritto nel 1914-1915
Il protagonista di nome K., impiegato di banca, si trova improvvisamente accusato di un reato che non ha mai commesso, sdegnato da questa cosa cerca di andare negli uffici competenti per discolparsi, ma si ritrova in uffici pieni di burocrazia, di scartoffie, con l’impossibilità di parlare con qualcuno che lo possa scagionare, non solo anzi viene a contatto con due persone, che non solo non ritirano l’accusa ma anzi più lui tenta di discolparsi più l’accusa diventa gigantesca, fino a quando alla fine per una serie di cose assurde che solo la burocrazia può creare, talmente rimane soffocato dalla burocrazia e da questo succedersi di cose che alla fine viene addirittura accusato di omicidio. Viene invitato da queste due persone ad uccidersi da solo per non essere accusato, lui si rifiuta e loro gli sparano.
Quindi un’incomunicabilità che non perdona, che porta alla tragedia, che si forma non di colpo in una situazione drammatica, ma che si forma di minuto in minuto, di particolare in particolare e quello che Kafka chiamerà realismo metafisico. Realismo perché come quasi nel verismo ogni cosa è descritta minuziosamente, metafisico perché c’è l’impossibilità di quello che si dice (situazione paradossale).
SECONDO LIBRO: IL CASTELLO (romanzo)
Un agrimensore che si chiama K. Arriva in un luogo dove c’è un castello e dove sa che aleggia una legge su questo castello, ma che lui non conosce e nessuno gli vuole rivelare di che legge si tratti. K. Fa vari tentativi per cercare di conoscerla, ma invano, ad un certo punto ha un rapporto con una ragazza che forse gliela rivelerà, ma lei lo lascia prima di dirgliela. Dopo vari tentativi alla fine incontra due persone che sono disposte a raccontargli di che cosa si tratta, qual è veramente la legge del castello, decidono di andare a mangiare insieme in una taverna e loro a tavola gli racconteranno in che cosa consiste questa legge. Lui è talmente stanco da tutti i tentativi che fatto, che mentre loro gli stanno raccontando e svelando finalmente il mistero di questa legge si addormenta.
TERZO LIBRO: LA METAMORFOSI
Gregor si sveglia una mattina con una sensazione stranissima, si guarda e con orrore si trova trasformato in un gigante scarafaggio.
1 problema: cosa mi è successo? Non lo può sapere e non solo, non può parlare perché uno scarafaggio frinisce, cioè fa dei suoni orripilanti.
2 problema: come fa a dire ai suoi che cosa gli è successo?
Va verso la porta e si accorge che non riesce a girare la maniglia, lui è un commesso viaggiatore perfettamente puntuale, preciso nei suoi impegni.
Quella mattina i genitori si accorgono con assoluto stupore che lui non si è alzato per andare a lavorare e sono talmente stupiti che all’inizio lo chiamano varie volte e lui ovviamente non può rispondere, dopodiché si domandano “ma si sarà sentito male?”, “ gli sarà successo qualcosa?”: Aprono la porta e rimangono sconcertati nel vedere quel mostro al posto di Gregor. La prima reazione istintiva è quello di ucciderlo, ma subito dopo si domandano “ ma se fosse Gregor?”. Il concetto di fondo è che lui tenta disperatamente di far capire che è Gregor, come lo fa capire? Correndo su per le pareti, con il risultato che i genitori sono ancora più inorriditi dalla cosa. Cosa fanno? In un primo momento gli tolgono i quadri, gli tolgono i ganci, che possono ostacolarlo, cioè gli liberano la stanza per permettergli di muoversi liberamente, ma comunque iniziano a porsi delle domande, lo uccidiamo? Non possiamo ucciderlo, e se fosse Gregor? Chi chiamiamo? Il medico non lo possiamo chiamare, perché cosa gli diciamo? Nel frattempo il capoufficio di Gregor sdegnato dal fatto che lui non è partito, visto che quel giorno doveva partire per un viaggio d’affari si presenta a casa sua per parlare con lui e per capire cosa gli fosse successo, e i genitori devono con delle scuse convincerlo a rimanere fuori dalla porta, anche perché se lo avesse visto così, non avrebbero saputo come spiegare l’accaduto.
Ulteriore domanda e questa domanda se la pone anche Gregor, anche perché tutto questo è raccontato nella posizione di Gregor. Così come mi è successo (ed è un mistero) di trasformarmi in uno scarafaggio, mi risuccederà di ritornare una persona? Cioè la cosa orrenda è il non sapere se, come, quando finirà e se finirà. Non andando lui a lavorare, i genitori hanno bisogno di soldi e decidono di affittare una stanza della casa a due persone che pagheranno almeno l’affitto in attesa che la cosa si definisca, affittano questa stanza, la sorella che sapeva suonare benissimo il violino intrattiene gli ospiti suonandolo. A quel punto Gregor che già amava molto la musica, ma che da animale la sua sensibilità per la musica è aumentata, non riesce a rimanere chiuso nella sua stanza ed esce, va in corridoio per ascoltare e sentire meglio. All’improvviso gli ospiti si voltano e sobbalzano nel vedere questo mostro, inorriditi fuggono senza pagare e dicendo ci avete fatto vivere con un mostro, figuriamoci se vi paghiamo. Passa del tempo e ad un certo punto il padre non lo sopporta più, anche la sorella non lo sopporta più, anche se in un primo momento lo difendeva, perché sperava e credeva che fosse Gregor:. Dopo un po’ la situazione diventa esasperante per tutti, quindi succede che un giorno il padre gli scaraventa addosso una mela, la quale gli marcisce nel petto in mezzo ai peli, non gli danno più da mangiare e quindi lui decide di lasciarsi morire, disperato di una cosa soprattutto, di non aver mai più potuto riparlare con i suoi, di non aver potuto dire tutto il bene che gli voleva e spiegare questa cosa orripilante che gli era successa. Quando muore i genitori e la sorella partono per un viaggio, prendendo prima il cadavere e liberandosene e a quel punto ritorna la pace perché viene eliminato il problema e loro si sentono finalmente liberi.
Kafka nei suoi libri fa un exlation dell’incomunicabilità, dal processo al castello, alla metamorfosi dove il livello di estraneità dell’uomo è sempre più drammatico. Nel processo Kafka mette in risalto questo mondo angoscioso, governato da regole incomprensibili che ti portano a vivere in uno stato continuo di angoscia, isolandoti sempre più dagli altri. Mentre noi facilmente diamo la colpa agli altri del fatto di non capirci con le persone, nel castello il fatto di addormentarsi significa che al di là della mia volontà senza sapere come, attuiamo dei meccanismi di incomunicabilità con le persone, ci viene facile accusare gli altri, ma è chiaro che siamo noi stessi che direttamente, indirettamente a livello plateale, a livello sublimale (sensazioni che nascono sotto il livello della coscienza, troppo deboli per essere avvertiti, ma sufficienti a influenzare l’inconscio e condizionare il comportamento) comunichiamo una non volontà di comunicazione reale, per cui il fatto di addormentarsi vuol dire, gli si estraniano, ma anche noi ci estraniamo dagli altri.
Nella metamorfosi l’incomunicabilità in questo caso è chiamato realismo metafisico, perché reale per quanto riguarda la descrizione, metafisico per la situazione che risulta impossibile nella realtà. Qui siamo ad un livello estremo, più drammatico dell’incomunicabilità, cioè mentre nel processo l’incomunicabilità della burocrazia lo portano ad essere accusato di un reato di cui non è responsabile, mentre nel castello l’incomunicabilità cresce perché nel castello ci sono possibili amici, una possibile fidanzata, forse l’amore e l’amicizia spezzano un po’ le catene dell’incomunicabilità, di fatto però la comunicazione non avviene, nella metamorfosi è ancora più drammatica, perché con gli effetti più profondi e quindi vediamo quanto faccia star male, anche perché più tieni a una persona, più ti fa star male vedere che non riesci a comunicare. Nella metamorfosi, tutti i pensieri di Gregor e tutte le reazioni dei genitori e della sorella sono assolutamente logiche, concatenate tra di loro. La reazione dei genitori di ucciderlo in un primo momento quando vedono questo mostro è logica, come è logica la domanda che si pone la madre “ma se fosse Gregor, non possiamo ucciderlo, perché se non è Gregor lo uccidiamo ma a quel punto Gregor che fine ha fatto, mentre se è Gregor non possiamo prenderci questa responsabilità.
Gregor dall’altra parte visto che non può parlare ma solo frinire, non trova di meglio da fare che correre sui muri e i genitori dimostrano il loro affetto verso di lui liberandogli la stanza per permettergli di muoversi liberamente e questa è un’incomunicabilità spaventosa.
Gregor alla fine si lascia morire, ma prima di morire i suoi pensieri non sono rivolti alla morte, lui non ha paura di morire anche perché si è reso conto che da quella situazione non tornerà indietro e non c’è soluzione. I suoi pensieri sono rivolti ai suoi famigliari , al dispiacere di non essere riuscito a spiegare che era lui e a tutto quello che avrebbe voluto dirgli, ma che non gli ha detto prima.
Gregor muore, i famigliari lo buttano nella pattumiera e partono per un viaggio.
Quindi Kafka ci vuol dire che l’incomunicabilità tocca tutti gli strati della società, ma è molto più drammatica quando questo avviene nel nostro profondo, nei nostri affetti, per cui Gregor stà più male di tutti i personaggi di Kafka perché sono proprio i suoi, quelli che dovrebbero stargli vicino, che alla fine invece se na vanno liberati dal peso che lui non c’è più.
Esempi nella società di oggi per quanto riguarda l’incomunicabilità: il diverso ad es, il gay, quando un genitore non accetta o si rifiuta di sapere che suo figlio è gay, quindi non riconoscerlo, non stargli vicino e non capire le sue ragioni. Nel caso dell’handicappato dove magari non riesci a parlargli,e non sai come dimostrargli che gli vuoi bene e viceversa, oppure come nel caso di Emanuela Englaro. Quindi il concetto di fondo è una situazione drammatica in cui l’incomunicabilità diventa totale, o per delle scelte del figlio o per degli eventi. Il punto è, nonostante l’affetto di una famiglia, l’incomunicabilità è più forte e vince su tutto, noi partiamo da un’incomunicabilità lontana negli altri, arriviamo ad un’incomunicabilità che forse si può vincere con l’amore, con l’amicizia, per arrivare ad un’incomunicabilità in famiglia dove non ci può che essere la distruzione totale della persona. Come nel caso di Gregor, dove i genitori paradossalmente da che vivevano il dramma, poi erano talmente coinvolti dal dramma che alla fine non ce la facevano più a sopportarlo e quando lui muore, si sentono liberati di non avere più questo peso, questa angoscia in casa, perché era troppo doloroso non riconoscerlo più.
Infatti i decadenti contrappongono a questa visione così ottimistica dei positivisti, l’irrazionalità, cioè ciò che è inspiegabile e Kafka fa un esempio limite nella metamorfosi, ma di fatto l’irrazionalità prorompe nella ns. vita, nei momenti più impensati e quando l’imprevedibilità arriva non è affatto vero che la scienza ha in mano la soluzione.
NIETZSCHE
In filosofia abbiamo Nietzsche, che è un filosofo tedesco molto importante, Nietzsche scrive “Così parlò Zarathustra”, “al di là del bene e del male”e “ volontà di potenza”. Secondo Nietzsche il popolo è formato in grandissima parte da spiriti gregari (pecoroni) e da pochissimi superuomini. Il superuomo per Nietzsche è colui che ha il coraggio di staccarsi dalla massa, di dire di no quando tutti dicono si, di dire si quando tutti dicono no. Il superuomo sarà un essere libero, che agirà per realizzare se stesso, che ha una personalità da leader, quindi una figura carismatica che tutti seguono.
In così parlò Zarathustra (1884), Nietzsche mette in bocca a Zarathustra la dottrina della “morte di Dio”, che è l’inizio della liberazione da tutti gli idoli metafisici, l’uomo vivrà felice e libero, quando si sarà liberato da tutti i legami, anche da quelli stessi di “uomo e umanità”. L’uomo deve essere superato affinché arrivi il superuomo, il superuomo sarà un essere libero che agirà per realizzare se stesso, è un essere che ama la vita, che non si vergogna dei propri sensi e vuole la gioia e la felicità. E’ un essere fedele alla terra, alla propria natura corporea e materiale, ai propri istinti e bisogni, la fedeltà alla terra è fedeltà alla vita e al vivere con pienezza, è esaltazione della salute e sanità del corpo, è altresì affermazione della nascita di nuovi valori. Non più “tu devi”, ma “io voglio”, Zarathustra è un profeta persiano, manicheo, la religione manichea era quella in cui il bene e il male erano rigorosamente divisi tra di loro, in questa visione manichea, i persiani affermavano che tra il Dio delle tenebre e il Dio della luce avrebbe vinto il Dio della luce, nel frattempo c’era una lotta impari nel mondo tra il bene e il male. Nietzsche immagina che Zarathustra, per analizzare il passato nell’antica Grecia, tra lo spirito apollineo, Apollo lo spirito della bellezza e dell’armonia e lo spirito dionisiaco, Dionisio il dio del vino, il dio delle orgie, il dio dell’ebbrezza avrebbe vinto il Dio dionisiaco e Zarathustra infatti dice che ha ragione Dionisio, viva l’ebbrezza, viva il vino, la sessualità e viva le orgie. Il contrario di quello che pensava l’antica Grecia, dove doveva vincere l’armonia perché secondo loro era logico l’equilibrio di Apollo, un equilibrio apollineo perché era colui che equilibrava le cose.
Praticamente Nietzsche sostiene che il superuomo deve avere diritto a tutte queste cose, non deve rifarsi a principi equilibratori generali, due sono le ideologie che disprezza Nietzsche, quella marxista e quella cattolica, quella marxista perché dice che tutti gli uomini devono essere uguali, e il superuomo dice assolutamente non è vero che gli uomini sono uguali, anzi il superuomo deve comandare gli spiriti gregari, che essendo gregari devono ubbidire, e disprezza anche l’ideologia cattolica che appiattisce tutti, con questa idea assurda della fratellanza, dove tutti siamo fratelli, per cui se uno ti dà uno schiaffo, devi porgere l’altra guancia, Nietzsche sostiene invece che gli devi dare uno schiaffo più forte di quello che hai ricevuto. Quindi queste ideologie sono le ideologie dei vigliacchi, di quelli che non hanno il coraggio di essere se stessi, che si uniscono alla massa, mentre il superuomo che non è un vigliacco, ha il coraggio di staccarsi da tutti. Chi aderisce al marxismo o al cattolicesimo, lo fa non perché ci crede, ma perché è più comodo far parte della massa, perché è un vigliacco.
Al di là del bene e del male
Il superuomo deve essere al di là del bene e del male, le regole morali che devono caratterizzare tutto il popolo non devono servire per il superuomo, lui può imporre delle regole e non seguirle, dire delle cose e fare l’esatto contrario, perché lui è un superuomo, è al di sopra di tutti e di tutto. Il superuomo deve avere la volontà di potenza (volere è potere), però il libro ad un certo punto viene interrotto perché Nietzsche viene ricoverato per crisi di nervi in manicomio, e ai suoi libri mette mano la sorella, la quale non si fa scrupoli a manipolare i testi di Nietzsche, pubblicando nel 1906 un libro intitolato la volontà di potenza, in cui il pensiero di Nietzsche assume quella fisionomia anti-umanitaria e razzista su cui farà leva la lettura nazista, che influenzerà la cultura del primo 900. Infatti i nazisti prenderanno come esempio questo testo per dichiarare che i superuomini sono loro, la pura razza ariana, mentre gli spiriti gregari sono tutti gli altri e devono ubbidire, di conseguenza Nietzsche diventerà l’ideologo della superiorità della razza tedesca, però Nietzsche non aveva mai detto che la razza ariana era fatta da superuomini e gli altri erano dei semplici gregari, lui aveva fatto una semplice osservazione sulle società, dicendo che era normale che nell’umanità ci fossero tanti spiriti gregari, che era più facile uniformarsi con il più forte, seguire il più forte. Anche Dante per es. disprezzava gli ignavi perché erano quelli che nella loro vita non avevano mai preso una decisione, non si erano mai esposti e questo Dante non lo sopportava, meglio uno che va in esilio convinto e sofferente per le sue idee, ma che ci crede fino in fondo piuttosto di chi si adegua alla massa. La differenza tra ideologo e il politico è che l’ideologo, ha una teoria, delle idee mentre un politico ha delle idee che poi deve mettere in pratica per questo Nietzsche era un filosofo e non un politico. Parliamo di Nietzsche nel decadentismo perché lui teorizzava l’irrazionalità, dice Dio è morto cioè e morta la religione, ma è morta anche la scienza perché la scienza appiattisce l’uomo, cioè la scienza è razionalità mentre il mondo è tutto irrazionale, lui non sopporta questo modo di codificare il mondo, di rilegarlo, lui è antipositista per eccellenza, la scienza farà star meglio solo dal punto di vista materiale, ma la scienza sull’uomo, sui rapporti tra di loro non dice assolutamente niente.
Al di là del bene e del male (1886) è una critica alla morale tradizionale, per Nietzsche ci sono due tipi di morale: la morale dei sani, dei forti che privilegia l’individualismo, la fierezza, l’amore per la vita e poi c’è la morale degli schiavi, dei deboli, che è sociale e utilitaristica che predica la democrazia. La morale degli schiavi è nata con il cristianesimo ed è nata per il risentimento verso la classe dei forti, perchè i mediocri non sanno elaborare nulla di proprio e di autonomo. Chi è aristocratico non sente il bisogno di esserlo, chi ne sente il bisogno non lo è. L’aristocratico non è colui che è diverso dagli altri, ma l’individuo che è disposto ad accettare la consapevolezza della profonda natura animale o naturale dell’uomo. L’animale umano non è dunque un essere inferiore a cui si contrappongono i superuomini aristocratici,ma è l’uomo reale. La superiorità dell’aristocratico stà nell’accettazione del dolore, nella capacità di vivere positivamente la sofferenza senza sfuggire ad essa, la profonda sofferenza rende nobili.
SIGMUND FREUD
Siamo a Vienna, lui è un medico e fino a un certo punto della sua vita tutto procede tranquillamente, fino a quando un suo amico, gli manda una paziente che aveva delle paralisi strane che non venivano documentate dal punto di vista fisiologico, ma sicure di rovinarla completamente.
Freud per la prima volta prende in esame la possibilità che possa esistere un qualche cosa al di là della ns. volontà, che però condiziona le ns. azioni (inconscio) e per scoprire questa cosa fa un esperimento, cioè usa l’ipnosi per vedere se veramente poteva esistere qualche cosa al di là della ns. volontà che poteva condizionare le ns. azioni e incredibilmente succede che scopre di avere ragione, perché lui ipnotizzando la paziente scopre che lei effettivamente aveva un sacco di cose che non voleva dire, ma anzi che coscientemente da sveglia non avrebbe mai detto, ma che però condizionavano addirittura il suo corpo al punto da farlo paralizzare. Lui riesce a liberarla dalla paralisi nel momento in cui viene fuori il problema, l’ipnosi però non è accettabile dal punto di vista deontologico professionale, non esiste infatti che uno vada dal medico e sia privato della sua volontà, allora lui deve superare questa fase della ipnosi che però è stata assolutamente necessaria per dimostrare che aveva ragione, perché c’è una parte molto più grande di noi che si chiama subconscio (perché è sconosciuta), anzi Freud distingue 3 fasi: conscio-inconscio-preconscio.
Conscio è il comportamento esteriore, cioè cosciente, dalla parte opposta c’è l’inconscio che è gigantesco, è di gran lunga la parte più grande di noi. Infatti Freud fa degli esempi del tipo è come se io vedessi una città dall’alto, il conscio vede solo i tetti, ma sotto nelle strade ci sono case, persone che parlano, un sacco di attività, queste sono le cose che avvengono nell’inconscio, infatti il conscio è solo la punta dell’iceberg ma sotto c’è una città sommersa che opera, che lavora.
Preconscio è a metà tra il conscio e l’inconscio, mentre l’inconscio viene fuori nei sogni, nelle sofferenze, nelle angosce che abbiamo, il preconscio viene fuori nei lapsus negli errori di parola, negli atti mancati, quelli che noi chiamiamo lapsus froidiani (es. chiamo uno con il nome di un altro). La strada maestra per arrivare a capire l’inconscio è nei sogni, Freud ha pubblicato nel 1900 l’interpretazione dei sogni e fa una serie di scoperte notevolissime:
1) la scoperta della resistenza dell’inconscio
2) l’importanza dei sogni
I sogni nel passato erano visti come la liberazione degli dei o nella superstizione a seconda di ciò che sognavi poteva portare bene o male, Freud invece dice, i sogni sono il ns. inconscio e si manifesta attraverso persone, paesaggi, situazioni, che se ben interpretate ci fanno capire che cosa vogliamo veramente, secondo Freud i sogni rivelano i ns. desideri o le ns. paure. I sogni parlano una lingua straniera che va tradotta, quindi interpretati. Se questo non crea in me un disagio, un bisogno, li tengo così come sono, altrimenti ricorro alla psicanalisi (animaanalisi della psiche), inventata da Freud e dalla psicanalisi nasce una figura particolare di medico lo psicanalista, il quale mi fa parlare per cercare di capire che cosa c’è che mi fa star male. Infatti uno va dallo psicanalista quando si rende conto di stare talmente male, che non gli bastano gli amici, non gli basta la famiglia, ha bisogno di una persona esterna che lo aiuti a cercare di capire che cosa gli è successo. Ad es. quando uno viene lasciato, c’è la sofferenza, ma se al di là di questo individuale abbandono, Freud dice uno non riesce più a riprendersi, non riesce più a lavorare o studiare, o non riesce più ad avere una vita affettiva soddisfacente, vuol dire che sta talmente male, che ha la necessità di scoprire perché. Pur dando per scontato che ci sono delle situazioni della ns. vita difficili, c’è la necessità di ricorrere ad un aiuto esterno quando oltre al disagio del momento c’è qualcosa di più, allora vado a ripescare qualcosa della mia infanzia, riprendendo l’es. di prima, se una persona sta così male a causa dell’abbandono da parte di questa persona è perché riaffiora magari un abbandono che ha avuto nella sua infanzia, un lutto, una separazione, un qualcosa che lo aveva fatto soffrire allora, ma era troppo piccolo per poterlo analizzare e quindi l’ha subito apparentemente o l’ha addirittura rimosso (l’ha messo in un angolo della sua psiche apparentemente innocuo, apparentemente inoffensivo, apparentemente relegato, fino a quando un nuovo dramma, un nuovo dolore nello stesso campo, viene vissuto non solo come l’abbandono del presente ma riaffiora anche tutto l’abbandono del passato, che non aveva analizzato allora e che viene fuori con tutta la sua energia facendolo soffrire enormemente, perché c’è l’abbandono del presente con tutto ciò che era irrisolto nell’abbandono del passato, ecco perché si è perso, ecco perché non esce più di casa, ecco perché non lavora più, ecco perché non vive più, perché sta troppo male, perché questa energia irrisolta ha totalizzato la mia psiche e fino a quando non avrà affrontato il problema, non potrà tornare in mezzo agli altri, non potrà affrontare altre situazioni.
Psicologo è colui che si occupa delle cose più superficiali Psicanalista è colui che analizza l’inconscio.
Psichiatra è il medico della psiche, quindi cura le grosse difficoltà (depressione, schizofrenia ecc.) e viene curata con psicofarmaci.
La psicanalisi è partita con Freud, ma poi sono nate correnti di pensiero diverse come quella di Jung e di Reich, la psicanalisi froidiana si basa sui rapporti parentari della prima infanzia affettiva e sulla sessualità mentre la psicanalisi junghiana si basa sui sogni e sul vissuto collettivo, mentre quella raichiana si basa tutto su una parola.
Ad es. l’acqua in un sogno interpretato da un froidiano è la sessualità mentre l’interpretazione junghiana l’acqua è l’inconscio (la cosa più profonda di noi).
Secondo Reich tutto sta nella sessualità e nei blocchi che noi mettiamo nei rapporti con gli altri, nel negare anche a noi stessi delle componenti sessuali.
Freud, nel libro l’interpretazione dei sogni ci spiega che i sogni manifestano con dei simboli quello che accade nella ns. psiche, per es. la condensazione, io unisco due luoghi diversi in un unico luogo, unisco due persone diverse in un'unica persona, unisco due situazioni diverse in un'unica situazione, cioè ho condensato, ho raccolto, oppure lo spostamento cioè non era ancora pronto ad accettare quel episodio traumatico. Quindi il sogno uda dei travestimenti, come gli attori, degli stratagemmi simbolici per arrivare a farmi capire e se io lo so interpretare riesco a capire.
BAUDELAIRE
Baudelaire è un poeta antilitteram ( prima del tempo) perché 30 anni prima degli altri decadenti coglie già tutte le cose che saranno tipiche del decadentismo, Il fatto di appartenere ai poeti maledetti, la cosa sembrerebbe un’offesa, ma loro lo prendono come un complimento, dire maledetti e dire decadenti non soltanto non viene considerato un’offesa ma anzi detto dalla borghesia che loro criticavano è un complimento.
Il capolavoro di Baudelaire è I FIORI DEL MALE scritto nel 1856 e pubblicato nel 1857, raccolta di poesie che viene pubblicata e immediatamente censurata perché la borghesia benpensante francese non tollerava che si parlasse per es. di droga, di assenzio, di oppio, di alcool, che lui riteneva facessero bene al poeta, perché lo ispirava, infatti lui aveva delle specie di visioni, grazie alle quali scriveva delle poesie assolutamente stupende. Baudelaire parla di droga e di sesso in modo esplicito e a quei tempi era fuori da qualunque logica. Anche per il modo di scrivere è totalmente fuori dagli schemi, perché Baudelaire vuole essere fuori dagli schemi, infatti lui non sopporta la vita del borghese medio, colui che si alza, va a lavorare e alla sera torna a casa dalla famiglia, la considera una vita prevedibile e noiosa, come anche dal punto di vista sentimentale per lui era inimmaginabile, sposarsi, avere una moglie e dei figli.
Baudelaire ha un’infanzia difficile, segnata dalla morte del padre all’età di 6 anni, la madre si risposa con un patrigno, molto severo e molto duro con lui e lui non vede l’ora di andarsene di casa. Baudelaire era legatissimo alla madre, ma non le perdonerà mai di essersi risposata e da qui nasce un rapporto tormentoso che segnerà tutta la sua vita. Infatti lui per tutta la sua vita, non ha mai una giusta via di mezzo, ha sempre degli estremi in tutto quello che fa, nelle donne, negli stati d’animo, nel modo di vedere la borghesia e nel modo di condurre la sua vita disordinata dissipando tutta l’eredità del padre facendo la bella vita e sperimentando i paradisi artificiali dell’hashish, dell’oppio e dell’alcool.
Per es. nelle donne vediamo i suoi estremi dove da una parte c’è la ballerina mulatta, sensuale, alla quale lui si sente legatissimo per tutta la vita, però sessualmente perché è inaffidabile, cioè continua a tradirlo e lui non lo sopporta,ma nello stesso tempo parla di lei come di una dipendenza, e la paragona come tipo di rapporto alla dipendenza che ha l’ubriaco verso la bottiglia, come il forzato alla catena, come il cadavere putrefatto che viene dilaniato dai vermi, quindi non quel amore che tutti sperano di avere, ma è un amore, una dipendenza negativa da cui lui non riesce a staccarsi. Infatti lui rimane legato a lei per tutta la vita, forse anche perché lui tutto sommato si sente sradicato, anche se è lui che si auto emargina dalla società, si sente emarginato come Jeanne Duval , in quanto mulatta emarginata dalla società e quindi lui dice forse c’è qualcosa di più della semplice attrazione fisica che ci lega, c’è questa condizione di estranei, di sradicati tipico del decadentismo, infatti Kafka quando parla di sradicati, l’emarginato arriva addirittura a diventare uno scarafaggio. Dall’altra parte c’è una donna Madame Savatiè che lui considera dolce, protettiva, materna, che lui vede quasi come un’anima, una donna che lo possa guidare, gli occhi bellissimi di questa donna che lo guidano, che lo aiutano, c’è solo un particolare che lui però non ne è innamorato. Quindi due donne, o protettiva e materna, che è una cosa di cui tutti gli uomini avrebbero bisogno, o la sessualità da cui non ti puoi staccare che però è anche inaffidabilità. Infatti Baudelaire non troverà mai in tutta la sua vita un'unica donna che abbia entrambe le caratteristiche, cioè la sessualità e l’affidabilità. Baudelaire è infatti il poeta degli estremi anche negli stati d’animo, lui ha o lo spleen che è una parola inglese ed è il titolo stesso della poesia, che non verrà tradotto perché spleen rende più di tutte le altre parole francesi o italiane, di che tipo di stato d’animo si tratti, uno stato d’animo che non è solo angoscia, non è solo tristezza, non è solo malinconia è SPLEEN cioè un angoscia talmente profonda, talmente paralizzante, che è come se fosse un urlo atroce, lui dice l’angoscia parte dal cielo lontano, poi arriva all’orizzonte, poi arriva alla pioggia che lui paragona alle sbarre di una immensa prigione, poi arriva alla terra e poi arriva nel ns. cervello. Cioè nel momento in cui l’angoscia si avvicina sempre di più inesorabilmente, e nel momento in cui ne prendiamo coscienza, Baudelaire dice è come se tutte le campane del mondo si mettessero a gridare insieme nello stesso istante, cioè è una presa di coscienza definitiva, inesorabile questo è lo spleen, quando non abbiamo più nemmeno uno spiraglio, in arte questo stato d’animo viene rappresentato da Munch nell’urlo. Dall’altra parte c’è l’elevazione, cioè andare al di sopra dei tetti, delle nuvole, delle montagne, Baudelaire nella poesia l’albatro paragona il poeta all’albatro che è un uccello marino che ha una caratteristica particolare, quando cammina è piccolo, goffo, non sa camminare, ma quando si alza in volo ha un’apertura d’ali talmente grande che diventa maestoso. L’albatro segue le navi sul mare e i marinai, la ciurma ( la gente normale) fanno a gara per catturarlo, ma quando riescono a prenderlo e lo posano sul ponte della nave lui diventa goffo, diventa assolutamente piccolo, tanto che i marinai iniziano a prenderlo in giro, così è il poeta che non sa camminare, ma sa volare, ha delle ali da gigante, cioè sa fare grandi cose nella vita, sa comporre delle opere che leggiamo ancora oggi, ma non sa fare le piccole cose della vita quotidiana. Il poeta è uno sradicato nella vita di tutti i giorni, mentre è un genio quando compone.
Così è anche il suo vissuto verso la borghesia, lui disprezza la borghesia perché fa una vita monotona, noiosa, ripetitiva, però ad un certo punto c’è una poesia “ IL CREPUSCOLO DELLA SERA” che mentre per Foscolo la sera era l’immagine della morte oppure la diminuzione del dolore nella poesia la quiete dopo la tempesta, per Baudelaire la sera è diversa da persona a persona, la sera è quella in cui i disonesti, le prostitute, i ladri incominciano a lavorare e i ristoranti e i teatri iniziano la la vita di sera, ma la sera è anche quella in cui gli animi semplici se ne tornano a casa, dicendo abbiamo veramente faticato e incredibilmente per la prima volta Baudelaire che ha sempre disprezzato la borghesia nella poesia il crepuscolo della sera, la poesia si chiude sull’immagine di un ospedale in cui la gente di notte muore di più. Ed è vero, la gente di notte muore di più perché sono spiriti afflitti, perché si sentono soli, mentre di giorno in qualche modo c’è la luce, c’è qualcuno vicino, di notte soprattutto in un ospedale ti senti ancora più solo e speri di vedere l’alba del giorno dopo, ma non è detto.
Baudelaire che alcuni di loro non hanno mai potuto tornare a casa e trovare un piatto di minestra profumata che li attendeva, cioè qualcuno che avesse pensato a loro, che avesse preparato anche una cosa semplice ma per loro e quindi chi non ha mai provato una cosa del genere, non ha mai vissuto. Di conseguenza lui che prima disprezzava la famiglia, la quotidianità, invidia coloro che hanno potuto nella loro vita tornare a casa e trovare qualcuno che li aspettava con un piatto di minestra, perché era stata preparata per loro.
Quindi il concetto di fondo, il punto fondamentale comune a tutti è prendere le distanze dalla borghesia positivistica, ottimistica che credeva di avere in mano le chiavi del mondo, in Kafka l’emarginato è lo scarafaggio e sta al di sotto della borghesia media, in Nietzsche l’emarginato è il superuomo che si autoemargina dalla società considerando gli altri degli spiriti gregari, in Baudelaire l’emarginato è il poeta, che si sente al di sopra della borghesia perché sa fare grandi cose nella vita, ma non sa fare le piccole cose quotidiane della vita e quindi il poeta è un emarginato nella vita di tutti i giorni.
VERLAINE
Verlaine rientra a tutti gli effetti tra quelli che si chiamano i poeti maledetti, è del tutto d’accordo con le teorie di Baudelaire e in particolar modo è felice di autodefinirsi decadente, di credere in valori persi sia nel modo di vivere, sia nel modo di scrivere. Anche Verlaine appartiene ad una famiglia ricca, benpensante, ha una madre molto autoritaria che lo obbliga a sposare una donna che lui non amava. Ad un certo punto, Verlaine viene a sapere tramite gli intellettuali parigini francesi del tempo che lui frequentava, di un certo Rimbaud, giovanissimo, infatti aveva 16 anni, che aveva lasciato delle poesie che aveva scritto per lui. Verlaine è talmente entusiasta dalle genialità di Rimabaud che lo vuole conoscere, i due si incontrano e da questo incontro Verlaine si innamora di Rimbaud, scappano insieme, Verlaine lascia la mogle, partone per l’Europa e si spostano in vari luoghi. Ma un giorno in Inghilterra la convivenza di Verlaine con Rimaud si conclude drammaticamente, quando Rimbaud decide di lasciarlo, Verlaine in preda all’alcool gli spara ferendolo, (Verlaine aveva notevoli sbalzi d’umore dovuti all’uso di droghe e alcool). Verlaine viene arrestato e condannato a due anni di carcere e proprio in quel periodo scrisse “ SE LA SPERANZA BRILLA COME UN FILO” e “ IL CIELO AL DI SOPRA DEL TETTO”, poesie tratte dalla raccolta SAGGEZZA scritte nel 1881, in questa raccolta lui invita se stesso alla saggezza,lui fa un bilancio del suo passato e si pente amaramente di quello che ha fatto, primo fra tutti di aver sparato a Rimbaud, ma addirittura si pente di essere fuggito con Rimbaud, di aver lasciato la moglie. Verlaine quando è in carcere sta talmente male, che fa una specie di distinzione tra quelli che sono fuori dal carcere, tutti normali, tutti che stanno bene, tutti che sono tranquilli, equilibrati, mentre lui che è lì dentro ha sbagliato tutto, ha buttato via la sua giovinezza. Quelli che stanno fuori non è vero che stanno bene però lui idealizza quello che c’è fuori dal carcere, e spera quando esce dal carcere di poter ridiventare “normale”, di poter tornare con la moglie, di poter tornare a fare una vita tranquilla, cosa che ovviamente non può accadere perché non puoi andare contro la tua natura e quindi fingere di non essere omosessuale.
CANZONE D’AUTUNNO (1886)
Canzone d’autunno dà l’idea in generale del decadentismo e dà l’idea di tutto il vissuto che lui ha. I lunghi singulti dei violini d’autunno….. questo è il decadentismo, il decadentismo può essere spleen come per Baudelaire, cioè il massimo dell’angoscia, dove più in basso di così non puoi arrivare o come i singhiozzi dei violini uno dei suoni più strazianti, in più d’autinno, in più il languore cioè un senso di vuoto monotono. Qui non è successo niente, ma c’è un indugiare di sentimenti negativi sul senso di vuoto, sulla malinconia, sui singhiozzi, sull’autunno, sulla foglia morta, sul vento triste che trasporta, cioè non c’è un motivo scatenante, però c’è il cuore pieno d’affanno, il cuore stanco, il senso di languore e sui giorni lontani indipendentemente da come sono stati, piango, perché comunque sono passati.
Qui troviamo proprio il sentimento del decadente, dove la tristezza non è angoscia, ma è una tristezza monotona come un qualcosa che non ha via d’uscita, una tristezza generica senza che sia accaduto niente.
Ben diverse da questa sono le altre che sono state scritte in carcere, nella poesia se la speranza brilla come un filo (1881), lui si rivolge al se stesso, come se si trattasse di un dialogo tra due persone, ma in realtà è la sua parte razionale che parla con la sua parte passionale.
Se la speranza c’è anche se in minima quantità, se la speranza, fatto positivi esiste perché hai paura della passione che è come una vespa ubriaca che ci ronza nelle orecchie e non ha direzione (perché la passione ci può pungere, ci può far male come la vespa).
Vedi da qualche buco…… Lui immagina una stanza totalmente buia dove c’è un unico buco dal quale passa un raggio di sole e grazie al raggio di sole vedo la polvere del sole. Allora perché se questo raggio di sole c’è, tu non riesci a rilassarti, non riesci a dormire anche se scomodo?
Povera anima pallida…… qui si rivolge sempre al se stesso, pallida perché non ha più grandi ideali, non ha più grandi colori, quest’acqua del pozzo ghiacciato devila almeno, è vero è ghiaccio ma il ghiaccio prima o poi si scioglie e tu puoi dissetarti e dopo che sei riuscito ad apprezzare queste piccole cose dormi, anche perché le cose che lui può apprezzare in prigione sono pochissime.
Via, tu vedi, io resto…..quì è la parte razionale che parla, io parte razionale ci sono e farò in modo di farti rilassare con i sogni che farai quando tu riuscirai finalmente a dormire e tu avrai uno dei momenti più dolci, più positivi come quelli di un bimbo cullato dal canto.
Di nuovo si rivolge alla passione Di Grazia, allontanatevi, signora….. la passione è una signora che arriva, immaginata come una donna che rovina la vita delle persone, la passione distrugge le persone, così come in preda alla passione lui ha agito sconsideratamente.
Mezzogiorno suona….. vuol dire che il tempo passa, lui fa un invito al se stesso dicendo che i due anni passeranno e prima o poi uscirà di lì. Egli dorme….. parla di se in 3 persona, per favore allontanatevi, lui in questo momento sta riuscendo a rilassarsi e poi fa una considerazione sulla passione (è strano come i passi di una donna……) dicendo che chi è infelice si fa dominare dalla passione molto di più di chi riesce ad essere razionale. Chi riesce ad essere razionale si fa meno scalfire dalla passione, chi sta male è sconvolto dalla passione e questo arrivo della passione dato da questi passi risuonano molto di più nel cervello di chi soffre.
Su dormi…. La sua parte razionale dice al se stesso, e Verlaine, riesce a cogliere con l’intuito anche perché non è ancora a conoscenza dell’esistenza dell’inconscio che avverrà nel 1900 con Freud, tu dormi perché io ho fatto purificare, pulire tutta la stanza, ho fatto togliere tutto lo sporco, che rapportato alla situazione di cui lui sta parlando, è come se gli dicesse tu sei in carcere per quello che hai fatto, ma io ti ho liberato da tutto lo sporco che c’era nella tua testa.
Mezzogiorno suona…… che cosa c’è che ci aiuta in questo sentimento per riuscire a riprendersi, proprio il fatto che il tempo passa.
Come un ciottolo brilla la speranza dentro una buca…. La speranza in questo caso forse c’è, forse non c’è, la speranza è dentro una buca, è nascosta però brilla, però c’è, esiste, è piccolissima cosa però esiste.
Ah, quando fioriranno le rose di settembre……. Le rose più belle di tutte sono a maggio con la prima fioritura, lui dice la prima fioritura non ci potrà essere mai più, quel che è fatto è fatto, però non è impossibile che ci possa essere una 2 fioritura, non potrà mai essere bella come quella di maggio, quella di maggio è quella vera, quella di settembre è solo la seconda, però sono sempre delle rose che possono fiorire. Questa è la sua speranza di rinascita, pur sapendo che siamo a settembre, quindi in autunno e sta arrivando l’inverno, ci può essere sempre una seconda fioritura, quindi è come se lui dicesse, la sofferenza è grande, attaccati alle pochissime cose positive che ci sono come la polvere del sole, all’acqua ghiacciata che però è acqua, al capo sulla panca, mentre la passione rapportata a una signora, a una vespa ubriaca sarà allontanata, perché tu non sia turbato dal ricordo del passato, ma soprattutto cerca di vedere le piccole cose positive. Questo è un augurio che lui fa al se stesso, che questa speranza di calma e di equilibrio interiore si realizzi.
IL CIELO E’ AL DI SOPRA DEL TETTO
Scritta nel carcere di Mons nel 1874, mentre nella speranza brilla come un filo, lui cerca di vedere i pochi ma presenti lati positivi, in questa poesia è disperato, lui è in prigione e tutto quello che c’è fuori sembrerebbe bello ma idealizzato.
Il cielo al di sopra del tetto della prigione è così azzurro, così calmo, tutto quello che è fuori è calmo, l’albero al di sopra del tetto dondola la sua palma, fuori c’è il vento, c’è qualcosa che vive, io qua dentro non vivo: la campana nel cielo rintocca dolcemente, notiamo la differenza tra le campane di Baudelaire che ad un tratto si mettono ad urlare tutte insieme nello stesso istante mentre questa campana essendo fuori è idealizzata e rintocca dolcemente. Dobbiamo ricordare che lui è in prigione ed ha una piccola finestra dalla quale vede dei piccoli scorci di vita fuori, lui dalla finestra vede un pezzo di cielo, un pezzo di albero, un pezzo di campana, però l’uccello è una creatura vivente e forse canta il suo lamento, non è felice però intanto è fuori.
Dio mio Dio mio…….. questo è un invito a se stesso e si rivolge sempre in 2 persona, alcuni hanno parlato di conversione religiosa, si pensa che preso dalla disperazione, parlando con un prete, si era forse convinto che poteva pentirsi, cambiare, il prete probabilmente gli aveva chiesto, se lui una volta uscito dal carcere voleva cambiare, voleva diventare normale, cancellare il passato, farsi perdonare e lui forse in quel momento ci credeva veramente, anche perché uno finche è in prigione sarebbe disposto a dire e a fare qualunque cosa pur di uscire di lì, persino tornare con la moglie, mentre poi una volta fuori, una volta che rientri nel mondo devi scegliere e lui non può scegliere quello che va contro la sua stessa natura.
Dio mio Dio mio…. La vita è fuori dalla prigione, è semplice e tranquilla, sta idealizzando, ma lui è talmente angosciato dalla sua situazione che tutto quello che è fuori è semplice e tranquillo, persino il rumore di sottofondo che viene dalla città è placido , anche se una città non può avere un placido brusio, ma è la città dove la gente vive libera e quindi è tutto dolce, tutto beato, tutto idealizzato. Poi la poesia arriva all’apice parlando al se stesso e dicendogli che cosa hai fatto? Hai buttato via tutto, hai buttato la tua giovinezza. Qui è proprio disperato e possiamo notare la differenza tra le due poesie, nella speranza brilla come un filo, lui chiaramente sta male però l’invito è che c’è uno stralcio di cosa positiva, guardala, attaccati, cerca di vedere il poco di buono che c’è, sappi che hai una seconda possibilità, mentre in questa poesia lui dice avevi una vita davanti, avevi una giovinezza, eri giovane e ricco, eri fiero di essere decadente, avevi una vita agiata, scrivevi, avevi comunque degli affetti, degli amici e per colpa della passione con l’aggravante che sei fuggito con un uomo hai buttato via tutto.
I decadenti volevano essere nel modo di vivere quotidiano, diversi nel modo di scrivere e lo vediamo nell’uso della parola e della scrittura, Baudelaire parlava di poesia come di una foresta di simboli, la vita è una foresta intricata e complicatissima, il poeta usa dei simboli e chi lo legge usa dei simboli, alla faccia del verismo che diceva il sole di mezzogiorno picchia ed è duro da sopportare se sei nei campi a lavorare, quindi una visione oggettiva della realtà, nel decadentismo è tutto soggettivo ed è anche basato sulle sensazioni, è soggettivo di momento in momento, di sensazione in sensazione. Erano fieri del loro essere fuori dagli schemi, però se facciamo un confronto tra Baudelaire e Verlaine, nel crepuscolo della sera Baudelaire disprezzava la borghesia, la loro vita monotona e ripetitiva, ma quando stava veramente male invidiava la borghesia, che beata lei si sapeva accontentare, così come aveva detto che gli altri erano solo ciurma, però alla fine ci dice che coloro che non hanno mai provato la dolcezza del focolare non hanno mai vissuto. Così adesso Verlaine ci dice, tu che avevi tutto hai fatto in modo che non ti rimanesse niente, hai buttato via tutto quello che avevi.
Contenuti correlati
Registrati via email