Sergio Corazzini

Nato a Roma nel 1886, Corazzini non andò oltre gli studi ginnasiali per il dissesto economico della famiglia, che lo costrinse a cercare un impiego presso una compagnia di assicurazioni. Povera di avvenimenti esteriori , la sua vita è tutta risolta nell'attività poetica e nel rapporto di intensa amicizia con scrittori che sentì spiritualmente affini (Martini, Palazzeschi, Govoni, Moretti).
La sua poesia, segnata. Profondamente dalle sofferenze e dalla malattia, finì per farne un simbolo di una nuova condizione esistenziale. Influenzato dal Simbolismo dei poeti francesi e fiamminghi - Corazzini fu in contatto epistolare con Francia Jammes - nella sua produzione trovano posto i motivi e le atmosfere più care alla sensibilità crepuscolare: il senso di sofferenze e di solitudine "esistenziale"; il mondo delle "povere piccole cose" e degli affetti comuni; il simbolismo infantile delle marionette; un pianto sommesso, che non si risolve nel semplice lamento vittimistico , ma cerca di cogliere i valori spirituali a cui però richiamarsi la vita dell'uomo. Nei tre anni precedenti la morte pubblicò diverse raccolte, tra le quali Dolcezze (1904), L'amaro calice (1905), Piccolo libro inutile e Libro per la sera della domenica (1906).

Il crepuscolarismo di Corazzini, che adotta il verao libero e si mostra sensibile alla lezione simbolista, ha anche un forte valore di proposta esistenziale; il poeta si presenta come un fanciullo malato, fino a negare, paradossalmente, il significato di poesia alla sua povera scrittura dell'anima (con evidente intenzione polemica nei confronti del panismo e del. Superomismo dannunziano). Colpito dalla tisi, morì giovanissimo, nel 1907.

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