Dreke90 di Dreke90
Genius 6795 punti

Romanticismo

Il romanticismo nasce in Italia nel 1816 da un documento pubblicato da Madame De Staël sulla “Biblioteca italiana” dal titolo “sulla maniera e l’utilità delle traduzioni”,dove la scrittrice deprecava la decadenza della letteratura italiana ed invitava i letterati ad abbandonare i temi classici aprendosi alle nuove tendenze che si stavano sviluppando nel resto d’Europa. La parola “romantic” nasce per la prima volta in Inghilterra per indicare in senso dispregiativo tutte le cose assurde e fantastiche, il romanticismo investe tutti gli aspetti della cultura dalla fine del ‘700 alla metà dell’800 e per questo è impossibile darne una definizione sintetica, esistono però degli artisti che trattano temi comuni e solo partendo da queste tematiche possiamo risalire ad una cerchia di letterati che definiamo romantici. In questo periodo trionfano le tematiche negative: il dolore, l’angoscia, l’ozio, la paura, che nascono dalle rapide trasformazioni e innovazioni che si susseguono in quest’epoca, che contribuiscono a rendere l’animo del poeta privo di riferimento, smarrito. L’artista romantico si trova spesso in una condizione di inquietudine con un desiderio struggente di qualcosa ma non sa cosa, questo è lo stato d’animo che i tedeschi definiscono “sehnsucht”, cioè il desiderio del desiderio che spinge l’anima a protendersi sempre al di là del luogo e del tempo presente, e che danno luogo alle tematiche del vago e dell’indefinito. Il rifiuto romantico si indirizza in primo luogo contro la ragione come unica fonte di verità, infatti per i romantici la realtà è costituita a partire dal soggetto, dalle proprie sensazioni, emozioni, questo porta al soggettivismo (libera espressione dei propri sentimenti). Il romanticismo si presenta anche come esplorazione dell’irrazionale, che è rappresentato da sogno, follia, allucinazione, da uno stato abnorme della coscienza che porta l’artista ad uscire dalla realtà e a crearsene una nuova, ed è così che una delle tematiche fondamentali del movimento è l’esotismo nel tempo e nello spazio, cioè la voglia di cercare luoghi e tempi puri, non contaminati dalla ragione. Vengono così rivalutate le popolazioni primitive come portatrici di autenticità e originalità e si riconsidera l’infanzia poiché è giudicata l’età della purezza, cioè della lontananza dalla ragione. Tutte queste tematiche negative fanno pensare ad una “malattia romantica”, in Italia però si affermano anche tematiche positive, la più importante è il concetto di nazione, che non vuol dire soltanto unità geografica e politica, ma in una sola parola l’unione spirituale di un popolo; infatti in questo periodo l’Italia esiste solo come entità geografica e fu proprio questo che la differenziava da tutte le altre nazioni europee, che avevano già compiuto il processo di unità nazionale, perciò solo qui nacquero tematiche positive.

L’articolo della De Staël suscitò subito violente reazioni da parte dei classicisti, che erano mossi da intenti patriottici a difesa delle tradizioni culturali italiane che temevano potessero essere snaturate dall’assunzione di temi stranieri, il classicismo infatti si fondava sull’imitazione della natura e una volta raggiunto il culmine della perfezione non resta che riprodurlo, il gusto classico corrisponde quindi ad un dominio delle passioni. Invece il romanticismo rifiuta le regole e la poesia viene vista come ispirazione individuale, come follia divina, cioè l’ispirazione poetica associata ad un’ispirazione divina, per cui c’è qualcosa di innato nell’artista che gli fa cogliere aspetti del reale che gli altri non sanno cogliere. Di conseguenza l’arte è l’espressione della soggettività libera ed irripetibile dell’individuo.
Alcuni intellettuali più aperti alle innovazioni intervennero in difesa dell’articolo della De Staël, controbattendo le accuse dei classicisti, così in quel 1816 uscirono vari saggi. Nel 1818 un gruppo di intellettuali romantici diede vita al “Conciliatore”, un giornale che doveva divenire il portavoce delle nuove idee letterarie, ma si proponeva anche finalità di progresso civile, e proprio per queste sue tendenze progressiste e liberali, ebbe vita difficile con la censura austriaca che lo fece chiudere nel 1819.
I romantici affermavano l’esigenza di una cultura rinnovata e moderna, che si rivolgesse al popolo; per questo occorreva mettere da parte la mitologia classica e affrontare temi vivi capaci di suscitare l’interesse del pubblico, occorrevano dunque anche nuove forme letterarie, quindi bisognava abbandonare il linguaggio aulico che era ormai una lingua morta, e liberarsi dall’impaccio delle regole che ostacolavano l’ispirazione del poeta. Il loro obbiettivo era una letteratura che si ispirasse al vero e doveva porsi fini di utilità civile e morale, contribuendo al progresso della società.

Registrati via email