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Le poesie di guerra

Nella drammatica situazione di una guerra, i poeti e gli scrittori esprimono i propri pensieri. Infatti l’uomo è sempre incline a riconoscersi nella sofferenza, nella privazione e nella paura, piuttosto che nella gioia, nella quiete.
l’esperienza della guerra è uno stimolo all’interrogazione poetica. L’uomo nell’orrore e nella distruzione torna a essere ciò che è per natura, una somma di bisogni primordiali.
Nel corso del tempo la rappresentazione della guerra ha cambiato aspetto.
Nella letteratura ottocentesca, con Manzoni oppure Walter Scott, la guerra è vista come un’esperienza nobile, la tragedia è caratterizzata e mitigata dall’eroismo e dalla convinzione di battersi per alti ideali.
Nel novecento, invece, attraversato dalle due guerre mondiali, la guerra diventa come un orrore, una tragedia assurda che non trova alcuna giustificazione.
Inoltre, nella seconda guerra mondiale le armi di distruzione come la bomba atomica, il massacro senza scrupoli nei campi di concentramento rendono la guerra un massacro inutile, in nome di individui che aspirano solo al potere personale.
In particolare la poesia novecentesca è intrisa dell’orrore e della sofferenza.
Ungaretti affronta ripetutamente nelle sue poesia l’esperienza della guerra. Il suo stile è scarno e drammatico. Le parole sono spesso isolate nei versi, e sono brevi e lapidarie.
Nelle sue poesie principali, veglia, fratelli, San Martino del Carso e sono una creatura si affrontano le tematiche del dolore per le perdite di persone care, il senso di precarietà e di debolezza, ma allo stesso tempo di accanito desiderio di vivere. Il poeta spesso ricorre ad analogie e similitudini accostando ad esempio la pietra al proprio cuore congelato dalla sofferenza e dal dolore.
Un’altra visione dell’esperienza bellica è quella di Salvatore Quasimodo. Le frasi non sono brevi e frammentate come Ungaretti, il suo pensiero è espresso in periodi lunghi e scorrevoli.
Le sue tematiche sono solitudine, della precarietà della vita e dello sfiorire delle illusioni.
La poetica di Saba analizza la guerra in modo diverso. La guerra è un esperienza drammatica e terribile, ma non riesce a privare l’essere umano di ogni sentimento e ricordo, e a congelare il suo cuore. In particolare in “marcia notturna” si ritrovano ricordi felici, e i versi sono attraversati ancora dalla speranza.
In netta contrapposizione alle idee di Saba è la visione di Primo Levi. Nella sua poesia “se questo è un uomo”, egli analizza nel profondo il disastro della guerra. L’uomo, a causa della guerra è cambiato, privato di ogni sentimento di gioia, privato dell’identità e persino del nome.
Infine la poetica di Vittorio Sereni, in “non la più nulla è alto sulle ali” e “dall’Olanda: Amsterdam” è caratterizzata da una precisa analisi della situazione. L’orrore e la disperazione, affiancati da una fredda malinconia e dolore.

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