walla89 di walla89
Ominide 50 punti

Novecento - L'Età delle riviste, la poesia tra le due guerre e l'ermetismo

Le riviste del primo Novecento
Il turbolento moto di rinnovamento culturale di inizio secolo ebbe come suo strumento privilegiato le riviste, per questo motivo il periodo in questione è chiamato “età delle riviste”. Le riviste più importanti sono: “Il Leonardo”, fondata da Papini e Prezzolini, che ha una tendenza nazionalista (in chiave politica) e propone una nuova figura dell’intellettuale che ha come scopo quello di accrescere il popolo; “Lacerba”, fondata da Papini e Soffici, che appoggiò il futurismo ed ebbe un’impronta nazionalista; “La Ronda”, diretta da Cardarelli, fondata nel primo dopoguerra con lo scopo di una restaurazione classicista e dove viene privilegiata la prosa; “Salaria”, fondata durante il fascismo, rimase indipendente e attuò un’opposizione velata; “Letteratura” sorta con lo scopo di occuparsi solo di temi letterari; “Strapaese e Stracittà”,due riviste a sostegno dei valori nazionali, appoggiate dal fascismo contro le mode straniere; “Novecento”, diretta da Bontempelli; “Ordine nuovo” di Gramsci che, insieme a “Rivoluzione liberale”, diretta da Gobetti, ebbero un carattere spiccatamente politico; “Hermes”, fondato da Borgese, ha un’aperta professione di dannunzianesimo; “Il Regno”, fondata da Corradini, era una rivista prettamente politica e culturale e ha un atteggiamento polemico contro il socialismo e contro la borghesia; “La Critica”,fondata da Croce.

La poesia tra le due guerre
Gli sviluppi della poesia lirica nel periodo tra le due guerre seguono tre fondamentali linee di tendenza: il ritorno all’ordine, cioè il recupero della tradizione in risposta allo sperimentalismo spesso distruttivo delle avanguardie; l’approfondimento delle poetiche simboliste,che si caricano di tensioni metafisiche e di valenze spesso religiose; l’adesione alle proposte innovative del surrealismo.gli influssi delle avanguardie “storiche” non sono comunque da considerarsi conclusi:alcune delle loro istanze vengono riprese da autori che ne rielaborano in chiave personale le tecniche espressive.i maggiori esponenti europei sono: Eliot e Lorca. Straordinario interprete dell’angoscia post-bellica e delle tensioni esistenziali, Eliot si impose con l’opera “La terra desolata”, un poemetto di difficile lettura,caratterizzato da uno stile oggettivo e da un forte senso della continuità storica tra poesia del passato e del presente. Lorca, poeta di spicco della “generazione del 27”, cantò con grande originalità temi riconducibili da una parte alle istanze della nuova lirica europea e dall’altra alla tradizione Andalusa e gitana.

L'Ermetismo
Nasce intorno agli anni Venti fino alla Seconda Guerra Mondiale, dopo la guerra abbiamo il Neorealismo. L’ermetismo è una concezione che caratterizzò la poesia: una cosa ermetica significa chiusa, difficilmente comprensibile. Deriva da Ermes o Mercurio. Inizialmente è usato in senso dispregiativo per definire queste poesie scarne, chiuse. La poesia ermetica deriva dai simbolisti francesi tanto che venne chiamata "Neosimbolista", dai simbolisti prendono la concezione dell’arcana corrispondenza fra le cose e la concezione che la poesia sia una illuminazione. Per ciò che riguarda il linguaggio, le parole sono essenziali, scabre, secche; persegue l’ideale della poesia “pura”, cioè libera dalle strutture metriche, dalla retorica, dallo scopo. C’è una poesia nuova.
I temi sono quelli trattati da Svevo e Pirandello, cioè l’incomunicabilità, l’alienazione, la solitudine, la mancanza di fede negli antichi valori, l’inetto. Le figure retoriche fondamentali sono l’analogia e la sinestesia. La prima è l’accostamento di due immagini tra loro lontane e si basa sul rapporto di somiglianza; la seconda è la percezione simultanea,cioè sensazioni diverse percepite simultaneamente. L’ermetismo non tiene buoni rapporti con il fascismo perché privilegia la retorica, e così anche con il pubblico a causa di una poesia difficile da comprendere.il centro propulsore dell’ermetismo fu Firenze. Ma, nel 1942, il critico Anceschi distingueva tre generazioni di poeti ermetici: la prima con Ungaretti, Montale e Solmi, i maestri che per primi avevano introdotto una poesia asciutta e scarna; la seconda con Quasimodo, De Libero, Gatto, che condividevano una concezione della poesia come scavo interiore alla ricerca di una parola “Pura”; la terza con Luzi, Parronchi.

Manifesto dell’ermetismo può essere considerato il saggio “Letteratura come vita” pubblicato da Carlo Bo nel 1938: in esso l’autore affermava il valore della letteratura, impegnata ad interrogarsi sull’enigma dell’esistere.

Registrati via email