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Il Neorealismo in letteratura

il movimento letterario del neorealismo

Il Neorealismo sociale

Dopo la conclusione tragica e pessimistica della seconda guerra mondiale, gli artisti italiani avvertono fortissima l’esigenza di ridare forza ai valori formali che erano stati alla base dell’arte del Novecento.
Ciò vuol dire, per molti guardare al Cubismo ed alla sua esperienza di indagine sulla realtà e per altri partire dai valori dell’Astrattismo.
Nel 1946 nasce a Milano il Fronte Nuovo delle Arti.. Come già per Corrente, da cui deriva, questo movimento afferma la libertà di espressione artistica e un nuovo impegno politico e sociale.
Vi aderiscono artisti di diversa formazione: Renato Birolli (1905 – 1959), Renato Guttuso, Carlo Levi, Alberto Viani ed Emilio Vedova ed altri meno rappresentativi.

All’interno del medesimo movimento le diverse aspirazioni e i differenti linguaggi trovano unità e spazio di dialogo, finché i singoli artisti non prenderanno strade diverse, dando origine all’esperienza neorealista, astratta e informale.
Alcuni pittori affermano l’esigenza di un’arte di aperto contenuto politico e sociale, che sappia cogliere da un lato l’eredità del Realismo ottocentesco, dall’altro il metodo della scomposizione delle forme di matrice cubista.
Renato Guttuso che aveva vissuto il clima letterario e decadente della Roma dei primi Anni Quaranta, nel dopoguerra muta il suo linguaggio in senso realistico. Il punto di partenza della sua pittura sembra essere Guernica di Picasso, mediata da toni espressionisti.
Nella Vucciria (è questo il nome di un celebre mercato di Palermo), lo spazio è scomposto in mille frammenti (le diverse mercanzie, le figure umane, un muro), che si ricompongono bidimensionalmente. L’affollarsi delle figure sulla tela dimostra come il Realismo di Guttuso sia intriso di ansia e di grande carica espressiva.
Emilio Vedova evita la figurazione naturalistica, e crea situazioni in cui linee spezzate dai colori vivaci si oppongono incessantemente. Questa scelta è magistralmente espressa nelle tele che formano il Ciclo della protesta.

Il Neorealismo nella letteratura italiana

Il Neorealismo è una corrente che investe anche gli scrittori e i letterari italiani nel decennio immediatamente successivo alla seconda Guerra Mondiale.
In questo periodo si sviluppa un nuovo movimento artistico e letterario che, per la sua tendenza a riavvicinarsi alla vita e a mettere allo scoperto le piaghe della società, prende il nome di Neorealismo.

Il Neorealismo italiano investe tutte le arti e in particolare il cinema dove offre le sue opere più rilevanti con Roma città aperta, Sciuscià, Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, La terra trema e il cammino della speranza grazie alla suggestione delle immagini e all’immediatezza dei dialoghi.
Nel campo letterario livellamento più evidente è la rottura con il passato, con una letteratura troppo formale e simbolica, lontana dai veri problemi della gente. Affermando il prevalere di interessi e problemi di contenuto piuttosto che di stile, si sente il bisogno di aderire alla realtà e di fare dell'arte un impegno civile e sociale.
Si opta in pratica per una letteratura che si risolva in “cronaca “ degli avvenimenti, nella convinzione che debbano essere i fatti stessi a parlare, non mediati dalla letteraria.
La materia da rappresentare diventa la realtà contemporanea o molto recente: la guerra, la Resistenza, l’occupazione delle terre, gli scioperi e la miseria.
Il neorealismo guarda con sempre maggiore interesse ai modelli realistici della trazione ottocentesca, da Tolstoj a Verga, impiegando tuttavia nuove forme di espressione narrativa e soprattutto un linguaggio non letterario, ma aderente alle forme e ai modi espressivi popolari, compresi il gergo e il dialetto.
I generi letterari che meglio corrispondono a queste esigenze sono il romanzo, il racconto e la narrazione – documento, che sono al tempo stesso narrazione e riflessione storico – sociale. Molto importante divenne il romanzo neorealista.
Fra gli scrittori che, pur con diverse interpretazioni e realizzazioni, aderiscono al movimento neorealistico si ricordano i seguenti.
Alberto Moravia nel suo primo romanzo Gli indifferenti (pubblicato nel 1929) aveva messo in luce il cinismo e la noia tipici di certi ambienti delle classi sociali più elevate, nel dopoguerra dedica la sua attenzione al popolo e al sottoproletariato che, dopo aver sofferto la guerra, ne pativa ora le conseguenze: nascono così i celeberrimi Racconti romani.
Mario Rigoni Stern rievoca la sua esperienza nella campagna di Russia durante la Seconda Guerra Mondiale in vari libri, il più famoso dei quali è Il sergente della neve.
Primo Levi, scrittore ebreo che fu internato ad Auschwitz, racconta in Se questo è un uomo e La tregua le condizioni dei prigionieri nei campi di concentramento tedeschi, la liberazione e il ritorno in patria. Nei successivi numerosi scritti emerge, tra l’altro, la sua formazione scientifica.

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