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Italo Svevo

Aron Hector Schmitz nacque il 19 dicembre 1861 a Trieste, allora austro-ungarica, figlio di Franz Schmitz, agiato commerciante di vetrami, e Allegra Moravia; il nonno era originario dell’Ungheria. La nascita in una città divisa tra il desiderio di italianità e la gelosa difesa della propria autonomia e ricchezza culturale, unita all’origine non italiana e alla discendenza ebraica, sarà molto importante per quello che diverrà, scelto uno pseudonimo, lo scrittore “in lingua toscana” Italo Svevo. La prima educazione porta subito il piccolo Ettore in Baviera, a Segnitz-am-Mein, presso Würzburg;lì il padre lo spedisce insieme al fratellino Elio perché studino nella rinomata scuola commerciale fondata da Julius Brussel nel 1838. da quel 1873 la vita di Ettore Schmitz si segnava di un altro importante elemento, quello dell’esperienza commerciale, che diverrà poi la sua occupazione economica principale, e uno dei ricorrenti argomenti delle sue opere.

Nel 1878, diciassettenne, Ettore ritorna a Trieste, ormai discretamente padrone della lingua tedesca: per desiderio di suo padre si iscrive all’Istituto Superiore P.Revoltella. due anni dopo la ditta di famiglia è in preda a gravi difficoltà economiche che si concluderanno con il fallimento. L’agiatezza in cui era vissuto per diciannove anni improvvisamente scompare, costringendolo a trovare presto un lavoro. Assunto nella filiale triestina della Banca Union di Vienna, Ettore Schmitz, che in privato ha cominciato a scrivere drammi, diventa così un impiegato. Nel dicembre di quello stesso anno propone a Giuseppe Caprin, direttore del giornale “L’Indipendente”, di lingua italiana, un articolo intitolato Shylock, per un’imminente rappresentazione del Mercante di Venezia: comincia la sua attività di scrittore. Sempre sull’”Indipendente”, nel 1890, esce a puntate il racconto L’assassinio di via Belpoggio, a Trieste ora lo sanno scrittore, ma l’ambiente dei letterati lo considera privo li “lettere,armonia,ripulitura”,e gli ambiente commerciali vedono in quella sua attività soltanto un hobby come tanti.
Dopo la morte del fratello Elio, nel 1886, la madre accusa i primi sintomi diabetici (morirà nel 1895). Il padre, ancora distrutto dal fallimento economico, scivola inesorabilmente nella china della depressione, sino a morirne, nel 1892. Ettore è un uomo solo. Matura l’amicizia per il pittore impressionista Umberto Veruda . sempre nel 1892 inizia a frequentare la cugina Livia Veneziani, figlia di un ricco industriale, con la quale si fidanza tre anni dopo. Intanto, in quello stesso 1892 che aveva visto morire il padre, nasce Italo Svevo:un romanzo che aveva cominciato a scrivere cinque anni prima, proposto all’editore Treves con il titolo L’inettoe da Treves respinto, usciva a spese dell’autore con il titolo Una vita presso l’editore triestino Vram, con la data d’edizione posticipata al 1893. il 30 luglio del 1896 Svevo sposa Livia Veneziani, e si trasferisce nella casa dei suoceri. L’anno successivo vede nascere la prima figlia, Letizia. Sull’”Indipendente” continuano ad uscire i suoi racconti; nell’estate del1898 esce a puntate anche il secondo romanzo,Senilità, raccolto in volume nello stesso anno sempre dall’editore Vram e sempre a spese dell’autore. Nel 1899 Ettore Schmitz lascia la banca e da impiegato diventa socio della ditta di vernici del suocero. Il silenzio di critica che, dopo Una Vita, continua a circondare anche Senilità, spinge l’attività di scrittore di Italo Svevo nella dimensione privata di Ettore Schmitz: la delusione non interrompe tuttavia il suo lavoro letterario. Sebbene si dediche nel tempo libero allo studio del violino, continua a scrivere, consacrandosi prevalentemente alla stesura di commedia e novelle. Comincia poi a viaggiare in Europa per affari della ditta Veneziani.
Intorno al 1906 Svevo incontra il personaggio chiave per la sua fortuna letteraria, James Joyce, a Trieste come insegnante di inglese alla Berlitz School, al quale chiede lezioni volendo recuperare, per il suo lavoro commerciale, la padronanza dell’inglese, del 1908-1910 è l’incontro dello scrittore con l’opera di Freud, del quale tradurrà nel 1918 l’“Opera sul Sogno” come egli stesso scrive nel Profilo autobiografico valendosi della collaborazione di un nipote medico.
Nel 1919 inizia ascrivere il terzo romanzo, La Coscienza di Zeno, che verrà pubblicato nel 1923 dall’editore bolognese Cappelli. Nel 1924 Joyce a Parigi parla agli amici Crémieux e Larbaud di quel misconosciuto, grande scrittore italiano. Nel 1925 Eugenio Montale, dopo una segnalazione di Bobi Bazlen, lo rivela al mondo letterario italiano. Nel 1926 viene tradotto in Francia, primo dei paesi europei a diffonderne i lavori. Nel 1928 (aveva appena iniziato a scrivere il suo quarto romanzo, IL Secchione o Il Vegliardo, era incerto sul titolo) muore a Treviso per i postumi di un violento incidente automobilistico.

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