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corrente letteraria dell'ermetismo

L'ermetismo è una corrente letteraria che si è affermata in Italia nel corso dell'Ottocento e che ha come esponenti principali autori come Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale, i quali sono considerati i caposcuola del movimento letterario. Fanno parte della corrente letteraria anche autori come Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto e Mario Luzi. Gli autori ermetici, all'interno del movimento, cercano di distaccarsi dal modello culturale fascista. Lo stile degli intellettuali ermetici è complesso da decifrare. Gli esponenti di questa corrente letteraria vanno alla ricerca di una "poesia pura", ovvero di tipo essenziale. In questo caso lo scopo della poesia diventa quindi quello di utilizzare la parola, laddove necessaria. Uno dei temi principali che la poesia ermetica ci vuole comunicare è la solitudine dell'uomo, il quale ha perso la sua fiducia verso i valori. Viene anche riportata anche l'analisi del pensiero letterario di Giuseppe Ungaretti e del poeta italiano Salvatore Quasimodo.

Indice

Ermetismo - Versione alternativa 1
Ermetismo italiano - Versione alternativa 2
Ermetismo, riassunto - Versione alternativa 3
Ermetismo, sintesi - Versione alternativa 4
Ermetismo, definizione - Versione alternativa 5
Ermetismo, spiegazione - Versione alternativa 6
Ermetismo, caratteristiche - Versione alternativa 7


Ermetismo

Col termine Ermetismo si indica un tipo di poetica che sorge intorno agli anni '20 e si sviluppa negli anni compresi tra le due guerre mondiali. Fondatori della poesia ermetica sono considerati Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale e la definizione fu coniata in senso dispregiativo dalla critica tradizionale che intendeva condannare l'oscurità e l'indecifrabilità della nuova poesia, ritenuta difficile in confronto alle chiare strutture della poesia classica. Il nome deriva da Ermete o Mercurio, il dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo appunto da Francesco Flora nel suo saggio "la poesia Ermetica".

Di tutte le poetiche sorte nell'ambito del decadentismo la poesia ermetica fa sua e sviluppa quella dei simbolisti francesi (Rimbaud, Mallarmé, Verlaine). Perciò è detta anche poesia neosimbolista. I poeti dell'ermetismo perseguono l'ideale della "poesia pura libera", cioè libera non solo dalle forme metriche e retoriche tradizionali, ma anche da ogni finalità pratica didascalica e celebrativa.
Il tema centrale della poesia ermetica è il senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che ha perduto fede negli antichi valori, nei miti della civiltà romantica e positivistica e non ha più certezze a cui ancorarsi saldamente. Egli vive in un mondo incomprensibile sconvolto dalle guerre e offeso dalle dittature per tanto il poeta ha una visione della vita sfiduciata, priva di illusioni. Altri temi della nuova poesia che ci fanno accomunare gli ermetici a Pirandello e Svevo sono: l'incomunicabilità, l'alienazione (la coscienza di essere ridotto ad un ingranaggio nella moderna civiltà di massa), frustrazione (deriva dal contrasto fra realtà quotidiana che è sempre deludente e i nostri sogni).
I loro temi sono desolati e intimistici, i poeti ermetici rifiutano il linguaggio e le forme della poesia romantica e positivistica a scopo celebrativo, in quanto il poeta dell'800 aveva miti e certezze da porre e celebrare. Il nuovo poeta non ha più miti e certezze in cui credere, perciò va alla ricerca di parole essenziali, scabre e secche che meglio descrivano il loro stato d'animo; per poter far questo ricorrono all'analogia e alla sinestesia. L'analogia si può considerare una metafora in cui è stato soppresso il primo termine di paragone (es.: da "accarezzo i tuoi capelli neri come la notte" a "accarezzo la tua notte"). La sinestesia è l'accostamento di parole appartenenti a diverse aree sensitive (es.: "l'urlo nero").

Ermetismo italiano

L’Ermetismo è un movimento poetico italiano che si afferma nel Novecento. Fu così chiamato nel 1936 dal critico Francesco Flora che con l’aggettivo ermetico voleva definire un tipo di poesia caratterizzata da un linguaggio apparentemente difficile, a volte ambiguo e misterioso. La definizione di questo movimento, è però molto controversa. Per alcuni l’ermetismo ebbe origine negli anni della prima guerra mondiale e i suoi rappresentanti più significativi furono Ungaretti, il primo Montale e, successivamente Quasimodo. Per altri, ed è questa la posizione prevalente, l’ermetismo va associato solo a Ungaretti, Gatto, Sereni e Luzi.

Le caratteristiche: L’Ermetismo affonda le sue radici nel simbolismo europeo. I poeti con i loro versi fissano sulla pagina dei frammenti di verità a cui sono pervenuti in momenti di grazia, attraverso la rivelazione poetica e non con l’aiuto del ragionamento. I componimenti, infatti, sono estremamente concentrati e corti e i versi vengono chiamati “versicoli”. Tutte le parole hanno un’intensa carica allusiva, analogica e simbolica; la poesia vuole diventare “pura”, che si esprime in termini essenziali: viene spesso privata dei nessi logici, della punteggiatura, gli spazi bianchi e le lunghe pause frequenti rappresentano momenti di concentrazione, silenzio, attesa.

Solitamente la struttura è paratattica e viene scardinata la metrica tradizionale.
I poeti ermetici si sentono lontani dalla realtà sociale e politica del loro tempo: tutto ciò che è successo, gli avvenimenti della prima guerra mondiale e del fascismo, li ha condannati a una grande solitudine morale.

Gli scrittori: Gli scrittori più importanti che appartengono a questa corrente sono:
- Giuseppe Ungaretti, che è il maggior esponente;
- Umberto Saba, che utilizza un linguaggio semplice e crede nella poesia come uno strumento di comunicazione fra gli uomini;
- Vincenzo Cardarelli, che prende a modella la poesia del Leopardi;
- Salvatore Quasimodo;
- Eugenio Montale.
Quasimodo e Montale si possono collegare in qualche modo all’ermetismo, ma dopo gli esordi, la loro poesia si evolve poi in linee poetiche originali e innovative.

Ermetismo, riassunto

L'ermetismo nasce tra il 1920 e il 1930 a Ferrara, ed è una corrente letteraria caratterizzata da un linguaggio oscuro e di non immediata comprensione: non a caso, il termine "ermetico" significa proprio 'chiuso', 'misterioso'.

I poeti ermetici abbandonano le espressioni retoriche e tutta quell'abbondanza di parole che era caratteristica dei loro predecessori. Utilizzano invece dei termini scelti con cura, in maniera unica ed essenziale, così da rendere veramente interessante un'opera, che deve suggerire ed evocare una realtà.

Tutto questo, attraverso l'uso di metafore, analogie e sinestesie, che richiedono al lettore uno sforzo interpretativo per poter entrare nel mondo della poesia.

Le principali tematiche trattate sono il senso della solitudine, la perdita di certezze e di valori, l'angoscia dell'uomo di fronte ai cambiamenti storici, a cui il poeta cerca di "resistere", cercando la salvezza del presente nella letteratura.

I principali esponenti dell'Ermetismo sono Ungaretti, Montale e Quasimodo che, ognuno a modo proprio, cercano di evocare una realtà, ritrovando l'"ermetico" in contesti differenti.
Ungaretti ad esempio, ritrova l'Ermetismo in versi brevi ed essenziali, spesso costituiti da un'unica parola molto espressiva.
Montale invece, usa un linguaggio asciutto e privo di retorica con cui esprime la crisi dell'uomo del suo tempo.

Ermetismo, sintesi


I temi trattati sono: la solitudine, il dolore, il dramma e il tormento dell'esistenza. Esiste un gruppo di poeti chiamati ermetici per via dell'oscurità e delle difficoltà riscontrate nella loro poesia. Questa definizione assunse, in un primo momento come connotazione negativa, quasi di disprezzo nei confronti di una poesia di difficile comprensione. Successivamente l'ermetismo iniziò ad essere una corrente poetica che prediligeva un linguaggio fortemente allusivo e analogico, affrontando i problemi dell'uomo alla radice dell' esistere: non descrisse la quotidianità e neppure stati d'animo particolari, come il dolore, la solitudine, calati nella realtà di una situazione universalmente condivisa (tipo i soldati descritti da Ungaretti). Il linguaggio poetico è analogico: il discorso è espresso preferibilmente da simboli, da metafore, da sinestesie e daanalogie. In un primo momento vennero definiti ermetici Giuseppe Ungaretti e Eugenio Montale che furono coloro che gettarono le basi dell'ermetismo. Tra gli ermetici ricordiamo: Sinisgalli, Gatto, che era particolarmente sensibile ai temi della resistenza, Serci e Mario Luzzi.

La vita di Giuseppe Ungaretti: Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto nel 1888 da genitori lucchesi. Il padre, che lavorava per realizzare la diga in costruzione ad Alessandria, morì quando il figlio era ancora molto giovane, mentre la madre, fervente cristiana, prese in mano la situazione familiare e gestì una locanda, che divenne il rifugio di molti esiliati. In questa locanda, il cui nome era La baracca rossa (posta ai margini del del deserto con un tetto di lamiera rosso), Ungaretti conobbe molti importanti esponenti della cultura europea. Nel 1912 si recò in Italia e poi a Parigi.
Con l'inizio della Prima guerra mondiale partì come volontario e combatté come soldato semplice in trincea. Nel 1916 uscì la sua prima raccolta: Il porto sepolto (il titolo allude al porto di Alessandria). Il porto sepolto nell'abisso del mare è il luogo dove solo il poeta arriva, poi torna con i suoi canti, il che vuol dire che la poesia penetra nella parte più profonda del cuore. Nel 1919 il poeta pubblicò "Allegria di naufragi".
Dal 1920 al 1936 si stabilì a Marino e lavorò presso il Ministero degli Esteri, collaborando con giornali e riviste. Aderì al fascismo e nel 1935 pubblicò sentimento del tempo dove manifesta la sua ritrovata fede cattolica. Nel 1936 Ungaretti accettò la cattedra di Letteratura italiana presso l'università di San Paolo del Brasile. In quegli anni morì il figlio Antonietto di 9 anni. A quest'esperienza si ispirarono le liriche de "Il dolore"(1947). Nel 1942 tornò in Italia, dove visse la fase più tragica della guerra. Nel 1950 uscì "La terra promessa", nel 1952 scrisse "Un grido e paesaggi", nel 1960 realizzò l'opera "Il taccuino del vecchio", nel 1967 M"orte delle stagioni" e nel 1968 "Dialogo". Tutte le poesie di Ungaretti sono state raccolte in un unico volume, "Vita di un uomo" (1969). Giuseppe Ungaretti morì il 1° giugno 1970.
La poesia: Ungaretti comincia a scrivere, rifiutando le regole tradizionali. La poesia deve penetrare nel mistero. Nascono le liriche dell'Allegria tra cui "Soldati", dove il titolo è parte integrante del testo e dove è soppressa la punteggiatura: i versi sono costituiti da pochissime parole o parole singole. E' fortissima la scansione delle pause ottenuta con gli spazi bianchi. Negli altri componimenti della stessa raccolta, come "Mattina", il testo si riduce al titolo e ad un unico verso. I temi di questa raccolta sono concentrati sul paesaggio: assolato dell'Egitto o desolato del Carso, dove Ungaretti combatté la Prima guerra mondiale; la guerra è un'esperienza fondamentale per il poeta che prova da vicino il dolore e la morte. La seconda raccolta, "Sentimento del tempo", presenta un Ungaretti uomo che ha ritrovato la fede in Dio.
Si evince da queste liriche una grande meditazione religiosa sulla morte e la fine dell'uomo. E'ancora importante il paesaggio(il paesaggio laziale), con le sue antiche rovine e miti. I versicoli diventano settenari, novenari, endecasillabi e ritorna la punteggiatura. Un'analogia si dilata e diventa una catena di simboli polivalenti che ricordano immagini o fantasie. I contenuti sono gli stessi, ma appare più apertura verso gli altri. E' il momento della vita in piena natura, alla quale segue l'autunno della terra promessa, dove prevale il sentimento della morte e della catastrofe. Stilisticamente Ungaretti riscopre il barocco con la sua ricchezza d'immagine e il virtuosismo delle espressioni.

Ermetismo, definizione


Il nome di Ermetismo è usato, talora impropriamente, per designare un certo tipo di lirica - e poi anche di critica - italiana novecentesca, di non immediata accessibilità per il lettore." (S. Ramat)
La definizione divenne di uso corrente dal 1936 quando uscì un celebre saggio di Francesco Flora, La poesia ermetica, che, sottolineando la "dipendenza" da modelli francesi (soprattutto Mallarmè e Valéry) approdava ad un complessivo giudizio negativo o comunque restrittivo. L'aggettivo ermetico sottolinea appunto l'impossibilità di comprensione da parte del lettore, ove questi non possegga la "chiave" per penetrare entro i significati nascosti. Gran parte del giudizio del Flora era tuttavia limitata dalla ancora incompleta conoscenza di tutto il materiale poetico venuto in luce negli anni successivi.

Secondo G. Alfonso Pellegrinetti la poetica dei cosiddetti ermetici si può così articolare:
- Ripetizione del vocabolo che diviene talvolta ossessiva come in molte liriche dei vociani e dei futuristi:tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c'è - nel cuore della sera c'è - sempre una piaga rossa languente (Campana)
- uso della parola con significato particolare al poeta che l'adopera e che l'arricchisce con la memoria della pienezza dei suoi significati infondendole peso, estendendone e rendendone profonde le prospettive (Ungaretti). La parola isola ad esempio, per Ungaretti è legata al suono di uno sciacquio d'approdo e all'immagine di un albero, di un gregge, di un pastore. Amore nel Bertocchi ha il significato di intimità domestica, di scoperta interiore, di religiosità tutta personale;
- Uso frequente di trasposizioni analogiche, per effetto delle quali il poeta abolisce nella similitudine il termine intermedio per dare all'immagine una efficacia più immediata;
- Contrazione della sintassi che produce varie interpretazioni di una stessa frase tutte accettabili (ambivalenze o polisenso);
- Abolizione totale o parziale della punteggiatura;
- Nuovo valore dato alle pause che si fanno grevi di significati...;
- Ogni poeta cerca e trova un suo ritmo personale, che è sillabico in Ungaretti, vibrante in Quasimodo, cadenzato in Montale, ecc.

L'Ermetismo si esplica principalmente nella poesia che si venne diffondendo in Italia a partire dagli anni della prima guerra mondiale e che traeva le sue origini da alcuni poeti decadenti francesi, Mallarmè in particolare, ma anche Valéry e Rimbaud. Si usa ripetere che la caratteristica di questa poesia è la sua oscurità, ma ciò non è esatto: l'oscurità c'è, ma è la conseguenza delle sue premesse, non è la premessa stessa. La caratteristica assoluta è invece l'essenzialità: per ottenere questo risultato il poeta rifiuta tutte le forme tradizionali del linguaggio, soprattutto quelle forme poetiche consacrate alla tradizione; a questo rifiuto il poeta accompagna anche quello dei sentimenti ormai convenzionali della poesia e accetta di esprimere solo quei sentimenti intimi e gelosi che appartengono esclusivamente al suo mondo interiore.Con questo il poeta vuole partecipare agli altri i propri sentimenti e vuole che gli altri li afferrino con la stessa immediatezza con cui egli li prova, e perciò rifiuta tutti gli espedienti retorici, le definizioni abusate, la mancanza di sincerità prodotta da una forma elaborata: il sentimento deve scaturire "nudo" e deve imporsi grazie alla sua stessa forza, e non mediante la "bellezza" dell'espressione. Pertanto questa poesia pur cosi scarna, è sofferta, spesso dolorosa, ma evocatrice e comunicativa. Dote necessaria è dunque la sincerità dell'ispirazione, che impegna il poeta nel compito difficile di riuscire a trasmettere le vibrazioni più riposte dell'animo, i turbamenti passeggeri ma profondi, il mistero dell'inconscio, e tutto ciò va detto trovando quelle poche parole, talora quell'unica parola che riesca a trasmettere da sola tutta la gamma di sensazioni provate. Ecco che la poesia ermetica mette a punto u nuovo linguaggio, che rifiuta il sonoro costrutto carducciano, la sensibilità morbida del Pascoli, la trionfante retorica dannunziana e la dimessa semplicità artificiosa dei crepuscolari: solo Leopardi è riuscito a lasciare versi che possano richiamare la medesima essenzialità, la medesima poesia pura.
Va detto tuttavia che la parola, per quanto inserita in tutta la sua scarna essenzialità, non dà luogo ad un discorso povero; anzi essa si carica di tutta una serie di significati allusivi e di valori simbolici che vanno molto al di là del suo significato lessicale. Inoltre le parole valgono anche per il loro valore fonetico, non nel senso della musicalità convenzionale, già dimostrata nella Pioggia nel pineto di D'Annunzio o nella onomatopea pascoliana, ma nel senso di una armonia che nell'animo umano legge sensazioni diverse e pensieri inaspettati. Viene esaltata in questa poetica l'analogia, il passaggio non "logico" fra parola e parola, ma "sovralogico": la ragione non lega le parole, ma è con la sensibilità, l'istinto che si trova una chiave interpretativa.
La poetica ermetica è stata accusata di egocentrismo, di esaltare i problemi individuali, e di trascurare i problemi reali dell'esistenza, di essere estranea alla vita del proprio tempo, ma non è una accusa ben fondata se si guarda bene. Certo, essa può sorvolare sugli avvenimenti della cronaca quotidiana, ma non ignora i problemi più vasti e universali. La poesia di Ungaretti nasce dal contatto con la tragedia immensa della guerra, e dalla guerra trae la sua dolorosa riscoperta della vita. Né si può dimenticare che tutta la poesia di Quasimodo trae ispirazione dal Sud, dalla propria terra siciliana, aspra e ingrata, evocata col cuore dell'emigrato, gonfio di malinconia e lacerato dalla nostalgia. Da questi due esempi si può dire che cade l'accusa di individualismo di fronte alla sensibilità da essi dimostrata nei confronti di problemi che purtroppo hanno riguardato intere comunità.

Ermetismo, spiegazione


L’Ermetismo eredita la tradizione della lirica del primo novecento, per l’uso del verso libero. Si sviluppa a Firenze, che oltre ad offrire l’appoggio editoriale con riviste come “Solaria” o “Letteratura”, ha un luogo di incontro, il caffè delle Giubbe Rosse. Il termine ermetismo appare nel 1936 con Francesco Flora, un critico accademico, che pubblica il libro “La poesia ermetica”, però fa considerazioni superficiali, invece il saggio di Carlo Bo “Letteratura come vita” apparso sul “Frontespizio” contiene i fondamenti della poesia ermetica, ossia la poesia come vita, cioè la realtà più intima dell’io, quindi la letteratura non va intesa come un semplice mestiere ma come una strada per la conoscenza di noi stessi; la letteratura inoltre si identifica con l’io profondo del soggetto, ne ricerca l’essenza, la verità ontologica, che porta a un rifiuto di tutto ciò che è esterno all’uomo, quindi al rifiuto della storia, poiché bisogna cogliere l’essenza del soggetto, che corrisponde all’essenza della poesia, uno stato di grazia, religioso. Per quanto riguarda il linguaggio, la chiusura nell’io comporta a un certo individualismo, quindi la scelta di un linguaggio arduo, difficile, le composizioni sono brevi, scarne, essenziali, il verso è libero e senza punteggiatura, è molto frequente l’analogia poiché coglie realtà misteriose, e per questo scopo viene usata la parola allusiva ed evocatrice. Il termine ermetismo quindi era sinonimo di indecifrabilità dato il difficile linguaggio, ma la parola rinvia anche alla tradizione ermetica, di Ermete Trismegisto, compositore di libri magici, alla quale si rifà anche la tradizione orfirica (dal nome di Orfeo che scese negli Inferi per ricondurre la sposa Euridice sulla terra). Il rifiuto di confrontarsi con la storia portò alcuni a criticare l’ermetismo ma comunque gli autori si giustificarono affermando che così facendo non erano soggetti o condizionati dall’avvento del fascismo.

SALVATORE QUASIMODO: Quasimodo nasce a Modica, trascorre l'intera infanzia e giovinezza in Sicilia dopodiché si trasferisce a Roma dove svolge diversi lavori e studia le lingue classiche. Egli poi conosce Montale e Bonsanti, il quale gli pubblica le prime poesie su "Solaria", dove esce anche la raccolta "Acque e terre" che tratta della nostalgia per la terra siciliana e per l'infanzia, "Oboe sommerso" che tratta dell'insoddisfazione del presente, e altri componimenti. Egli è un grande esponente dell'Ermetismo, infatti nelle sue poesie la parola tende all'astrazione, è concisa, ci sono molte analogie, poi con "Poesie nuove" instaura un mutamento, più evidente nelle raccolte del dopoguerra come "Con il piede straniero sopra il cuore", "Giorno dopo giorno" ecc. dove il verso si allunga, diventa più lineare e i temi si ampliano.

ED è SUBITO SERA – lettura: Vediamo qui quanto Quasimodo sia un esponente dell'Ermetismo, la parola ha un significato profondo, l'espressione è concisa. Il primo verso esprime la solitudine dell'uomo <<ognuno sta solo sul cuor della terra>>, che pure si trova quindi al centro delle cose. Il secondo verso invece è caratterizzato dal verbo <<trafitto>>, che può star ad indicare trafitto da un raggio di sole, quindi fonte di calore, ma allo stesso tempo trafitto significa dolore, e infatti l'ultimo verso <<ed è subito sera>> rimanda alla fine di tutto.

ALLE FRONDE DEI SALICI – lettura: In questa lirica sono evocate le immagini della guerra, si apre con una lunga domanda sul significato della poesia in un mondo sconvolto dalla guerra, specificamente si riferisce all'occupazione di Milano da parte delle truppe naziste. La risposta è negli ultimi tre versi, in cui il silenzio del poeta è la protesta contro le atrocità commesse. Quasimodo usa la prima persona plurale <<noi>>, quindi va verso una nuova direzione poetica, che riscopre valori come la solidarietà collettiva.


GIUSEPPE UNGARETTI: Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto, dove i genitori gestivano un forno di pane, ma il padre morì in un lavoro di scavi. Egli inizia a occuparsi di letteratura leggendo i maggiori scrittori, da Leopardi a Nietzsche, successivamente si reca a Parigi dove ha modo di approcciarsi alla poesia decadente e simbolista. Nel 1914 va in Italia per arruolarsi volontario nella guerra, e viene inviato a combattere sul Carso, dove scrive “Il porto sepolto” e “Allegria di naufragi” che vengono raccolte nel volume “L’Allegria”. Quando si trasferisce a Roma aderisce al fascismo sperando in una solidarietà nazionale maggiore, e scrive “Sentimento del tempo”, dopodiché gli viene affidata la cattedra all’ Università di S. Paolo in Brasile, e prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale subisce anche molti lutti familiari che lo portano a scrivere “Il dolore” e altre raccolte.

L’ALLEGRIA: Ungaretti riordinò le sue poesie e diede loro il titolo “Vita di un uomo” per sottolinearne il carattere autobiografico, che però non va inteso in senso tradizionale poiché non è una narrazione della vita dell’autore, ma ha un senso religioso, illumina l’essenza stessa della vita, svela significati nascosti. Per questo egli usa l’analogia, ossia una figura retorica che accomuna due elementi non aventi nulla in comune. Ungaretti sostiene che la letteratura dell’800 aveva cercato di conoscere il reale in modo analitico, con collegamenti chiari e comprensibile, come le rotaie o i ponti, invece il poeta dell’ermetismo metterà a contatto immagini lontane, con l’analogia appunto. Il poeta dunque è una sorta di sacerdote della parola, è privilegiato perché riesce a cogliere nessi segreti delle cose, e tramite la poesia illumina questi nessi segreti mettendo in evidenza il mistero del mondo. Come tutti gli ermetici distrugge il verso tradizionale a favore di quello libero, e per quanto riguarda i modelli lessicali egli riprende Petrarca e Leopardi per quanto riguarda la scelta di termini astratti.
L’Allegria ha attraversato tre fasi editoriali, la prima fase del 1916, con il nome “porto sepolto” che allude al segreto della poesia, nascosto in un abisso nel quale il poeta deve immergersi, la seconda fase nel 1919 con il nome “Allegria di naufragi” che rispecchia un ossimoro, l’allegria e la distruzione, e un’ultima nel 1931 con il titolo “L’allegria” qui la distruzione viene eliminata forse per sottolineare l’elemento positivo del precedente ossimoro. L’opera è suddivisa in 5 sezioni e le tematiche più importanti sono: il senso della vita, senso che in Ungaretti va letto in chiave cristiana; la sua adolescenza trascorsa in Alessandria d’Egitto, il deserto, il miraggio, le cantilene arabe; l’esperienza della guerra che lo costringe a vivere nel confine fra la vita e la morte; il tema del naufragio che riprende l’”Infinito” di Leopardi (e il naufragar m’è dolce in questo mare) e del viaggio.

IL SENTIMENTO DEL TEMPO: Le poesie del sentimento del tempo sono diverse da quelle dell’allegria, poiché queste ultime miravano a fissare l’attimo, l’istante in cui si manifesta il mistero della vita, qui invece il tempo è inteso come continuità, come durata. L’autore stesso ha illustrato le tre tematiche fondamentali da cui emerge questa visione del tempo: tempo come profondità storica; tempo effimero in relazione con l’eterno; tempo come invecchiamento. Lo scenario delle liriche è Roma, perché l’autore le scrisse durante il suo soggiorno nella capitale, ma anche perché con i suoi monumenti antichi esprime meglio il tempo come durata, il tempo che fa perire anche le civiltà più illustri. Inoltre è ricca di opere barocche, che hanno un senso acuto dello scorrere del tempo e meglio rimandano alla metamorfosi della natura, all’incessante trascorrere delle ore e delle stagioni. Infine nelle numerose liriche compaiono alcune divinità della mitologia greco-romana, da Crono ad apollo e a Giunone. L’intera sezione centrale infatti si chiama “La fine di Crono”, Crono è il padre di Giove, simbolo del tempo. Sul piano tecnico, la novità consiste nel recupero di forme tradizionali come l’endecasillabo poiché viene influenzato da Leopardi e Petrarca, anche per quanto riguarda la concezione del tempo, infatti Leopardi sente la fine di una civiltà giunta al culmine della sua evoluzione, mentre Petrarca deve ripristinare il mondo classico attraverso la memoria dell’antico. Tra i motivi più significativi abbiamo il tema del viaggio e della nave, della morte e dell’amore, e il motivo dell’invocazione alla luna.

IL DOLORE: Il dolore è una raccolta che si fa voce del tormento personale, a causa della morte del fratello e del figlio di nove anni, e del tormento collettivo, a causa della guerra. Qui l'autore si limita ad osservare, e il Dolore può esser definito il libro più vicino al Canzoniere di Petrarca, poiché è una sorta di diario poetico. La raccolta successiva è "La terra promessa" che inizialmente doveva essere un ampio progetto, ma è rimasto un abbozzo: un melodramma che avrebbe dovuto rappresentare lo sbarco di Enea, le sue imprese gloriose, l'amore e la morte di Didone. "Il taccuino del vecchio" invece è per la maggior parte composto dagli "Ultimi cori per la terra promessa", che stabiliscono un ideale rapporto di continuità con l'opera precedente.

TUTTO HO PERDUTO – lettura: è la lirica che apre il "dolore", sotto forma di una confessione autobiografica in cui il poeta denuncia la perdita dell'infanzia, egli non può più <<smemorarsi>> ossia tornare alla fanciullezza felice, che non ha il peso del passato, ma ha un rapporto sereno con il presente, simbolo di questa fanciullezza felice è il <<grido>>, elemento di liberazione. Il grido viene ripreso anche nell'ultima strofa, ossia vi sono dei <<gridi>> di liberazione che rimangono in gola duri come delle rocce.

IL PORTO SEPOLTO – lettura: Il componimento si propone di cogliere l'essenza della poesia, il mistero che nasconde. Il primo verso allude a un'immersione rituale nelle acque primigenie, a cui segue la risalita alla superficie, un gesto di rinascita, in cui la poesia viene finalmente sparsa nell'atmosfera luminosa della terra. Negli ultimi versi inoltre <<questa poesia>> si risolve in <<quel nulla>>, che può essere considerato uno spazio infinito e indefinito (come quello dell' "Infinito" Leopardiano), e un mistero profondo della vita.

VEGLIA – lettura: è una poesia scritta al fronte, qui viene trattata la tematica della guerra, è composta di due strofe, la prima di 13 versi in cui si sofferma sul descrivere questo corpo morto di un uomo che gli è accanto, e lo descrive in tutta la crudeltà della guerra, con participi passati, per ribadire il senso di orrore quasi ossessivo. Gli ultimi tre versi invece sono una conseguenza di ciò che ha visto, poiché dall'orrore e dal dolore nasce il suo senso di attaccamento alla vita.

Ermetismo, caratteristiche


Agli inizi del Novecento, dopo il Futurismo, si ha una ripresa poetica. Questa non poteva, però, rivolgersi ad una riassunzione formale della sintassi tradizionale: occorreva che si volgesse verso una scoperta di ordine etico, verso un impegno morale prima che estetico. Mentre i poeti del passato rappresentano sentimenti, azioni e gli aspetti delle cose in forme piane, abbastanza chiare, e le loro liriche sono rette da un’ordinata sintassi subordinativa, i “poeti nuovi” aboliscono o quasi, ogni trama di elementi pratici, non si curano del contorno preciso dell’ immagine: disdegnano il discorso logico, tendono all’espressione immediata; tendono a cogliere il palpito lirico puro in sé stesso.
Il poeta prova di fronte alla natura un’immediata gioia: ne coglie l’attimo fissandolo in una lirica brevissima: “Mi illumino d’immenso”. Soldati in guerra gli fanno balenare un’immagine intensa: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Il componimento è lungo quanto è lunga la tensione lirica, la quale per la sua stessa esasperazione generalmente è di breve durata; ma quanto perde in ampiezza, acquista in intensità. Il poeta tende verso un linguaggio essenziale e le sue composizioni rimangono al lettore poso accessibili, “ermetiche”., termine che non vuole significare oscurità, ma intensità e riservatezza del poeta. Non si deve credere, comunque, che il poeta ermetico, se non segue la sintassi tradizionale, getti sulla carta le parole come vengono. Segue anch’egli una sintassi ed ha pure una sua tecnica. Cura attentamente la cadenza ritmica, fa un gran uso dell’analogia che deve riuscire ad allacciare sentimento e parola. Il poeta abolisce la punteggiatura e dà grande rilievo ai silenzi e alle pause che sono “parole del silenzio” affidate a spazi bianchi.

Autori che hanno contribuito al presente documento: kli, giovannigiorgetti, saretta999, KingDragonMan, fimottadiovatta, russogiulia.

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