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L’Ermetismo un movimento poetico sviluppatosi intorno al 1930 in Italia.
Il nome è dato spregiativamente dal critico Francesco Flora: “ermetico” come poco chiaro, chiuso, impenetrabile nei suoi scuri significati.
L’Ermetismo inneggia sicuramente al potere della parola, isolata spesso da spazi bianchi, la parola per gli ermetici è libera di creare evocazioni, associazioni.
Certamente è ermetico Ungaretti, ma lo spazio bianco è già stato utilizzato dai futuristi.
Gli ermetici cercano di esprimere il senso di smarrimento dell’uomo dopo le due guerre mondiali e il secolo distruttivo sotto ogni punto di vista. L’uomo non si riesce più ad esprimere nelle forme e nelle immagini della poesia tradizionale (come le piccole cose): si vede quindi un poeta che soffre ed ha incertezze.
Il linguaggio è criptico, essenziale, oscuro, allusivo, evocativo, nasconde spesso il significato e il pensiero ed è ricco di analogie. Nonostante siano solitamente poche, ogni parola ha un valore e un significato gradissimo che rispecchia il sentimento del poeta e si può anche non capire (Buzzati, involuzione del linguaggio).

Prima, la parola rimaneva in ombra nella cascata di parole che veniva usata, come nella poesia didascalica.
La poesia ermetica è pura, slegata da tutto, senza tempo. Si sentono le influenze di Valery, Mallarmè.
Si accusano gli ermetici di aver cercato il disimpegno politico rinchiusi in loro stessi, nonostante non prendano semplicemente posizione e tendano ad andare al di là delle cose: essi non si oppongono al regime fascista ma semplicemente per “indifferenza politica” [o impossibilità politica].
Il poeta ermetico ricerca una verità assoluta (che però spesso non trova): cercando il divino arriva all’assenza di esso.
Il potere evocativo degli ermetici può anche essere trovato nel Fonosimbolismo di Pascoli, che porta a stabilire istintive analogie.
L’Ermetismo non è poesia di getto.

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