eugenni di eugenni
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Definizione e caratteri del romanticismo:
Definizione e caratteri del romanticismo:
Il congresso di Vienna diede inizio alla nuova età della Restaurazione riportando al potere le vecchie dinastie. Questa situazione andò ad urtare il campo economico e politico della borghesia. Questa è l’età dei movimenti di indipendenza e delle rivoluzioni liberali e democratiche. La situazione italiana era diversa infatti unità nazionale si ha nel 1861. L’intreccio fra risorgimento politico e Romanticismo culturale può considerarsi chiuso solo con la formazione dell’Unità.
Il termine “ROMANTICISMO” venne coniato da Rousseau in accezione positiva a significare l’indistinto rapporto fra paesaggio e stati d’animo malinconici e nel Settecento venne riproposto per indicare il nuovo movimento culturale e artistico che stava nascendo in Germania. Il nuovo movimento si presentava con una forte identità antilluminista e anticlassicista. (Sul piano filosofico si opponeva al sensismo l’idealismo; sul piano religioso proponeva contro il deismo o l’ateismo il ritorno del Cristianesimo; sul piano politico respingeva il cosmopolitismo per porre in primo piano i valori nazionali e la storia del popolo tedesco; sul piano artistico contrapponeva all’equilibrio del Classicismo e del Neoclassicismo e al razionalismo della letteratura illuministica una nuova sensibilità volta a valorizzare i sentimenti, la passione, gli aspetti irrazionali, il momento turbinoso e creativo della “genialità”).
Il Classicismo era caratterizzato dall’armonia e dalla pienezza mentre il Romanticismo dalla disarmonia, dalla malinconia, da un senso di mancanza e di vuoto. Lo sviluppo del Romanticismo si differenzia nelle varie nazioni e nei periodi in cui esso fiorisce al variare delle stesse. In Italia gli scrittori romantici furono sia liberali o democratici anche i classicisti infatti le generazioni letterarie che si affermarono fra gli anni Venti e Cinquanta sono fortemente caratterizzate dall’intreccio di motivi politici risorgimentali e di motivi letterari e artistici romantici. Per questo si può parlare di una cultura romantico-risorgimentale. Alla svolta dell’Unità nazionale il Romanticismo si poteva considerare concluso.

Gli intellettuali ed il pubblico
Dopo la rivoluzione francese si diffonde in Europa la figura del letterato borghese che intende vivere della professione delle lettere. Durante l’antico regime il letterato dipendeva dall’aristocrazia e della Chiesa, mentre ora proviene dalla borghesia e comincia a concepire il proprio lavoro come produttore che vende sul mercato i prodotti del proprio ingegno e che si rivolge ad una vasta opinione pubblica. In Italia è costretto alla doppia professione a causa dell’arretratezza dell’economia e può contare su una rendita solo se nobile. Nel nostro Paese inoltre la situazione era aggravata da pochi sbocchi professionali. Sul piano ideologico ha comunque una posizione di grande rilievo in quanto elabora e diffonde valori e concezioni del mondo, conserva e amplia il ruolo sociale protagonistico che proveniva dalla tradizione illuministica.

L’egemonia dei moderati in Italia e i giornali dal “Conciliatore” al “Politecnico”
I problemi illustrati vennero trattati in particola modo dalla rivista l’”Antologia”. Il ruolo fondamentale del giornale e della rivista nell’influenzare l’opinione pubblica risale al periodo dell’Illuminismo. In età romantica esso appare ampliato. A Milano e Firenze nacquero le maggiori riviste in quanto la censura era più liberale e la società civile più ricca e matura. Nel Milanese nascono la “Biblioteca italiana”, “Il Conciliatore”, ”Il Politecnico”, ”Il Crepuscolo”, mentre a Firenze ”L’Antologia”.
Anche il governo Asburgico si era posto il problema di come conquistare l’egemonia sugli intellettuali per questo finanziò un giornale di cultura; fu diretta da Giuseppe Acerbi. La rivista assunse il nome di “Biblioteca Italiana” ma dopo che gli scopi del governo divennero chiari, i collaboratori liberali decisero di allontanarsi. In questo modo, i collaboratori liberali diedero vita a “Il Conciliatore”, un foglio scientifico-letterario il quale voleva appunto “conciliare” la ricerca tecnico-scientifica alla letteratura ed il cattolicesimo e pensiero laico, illuministi e romantici, Lombardia ed Europa. “Il Conciliatore” fu l’organo del primo romanticismo nel nostro paese. Esso era di idee liberali e moderate, prevalentemente cattoliche.
“L’Antologia” fu creata per offrire una traduzione in italiano dei saggi usciti sulle principali riviste europee ma poi pubblicò articoli originali soprattutto di statistica, economia e storia. “L’Antologia” ebbe un ruolo fondamentale nel formare una classe dirigente moderata cattolica e liberale.

La rivista milanese “Il Politecnico” ebbe uno spirito più radicale ed incline al razionalismo illuministico e fu diretta da Cattaneo dal 1839 al 1844. Questa rivista univa cultura scientifica e cultura letteraria. Tuttavia, questa azione democratica non riuscì a sviluppare un’egemonia a livello nazionale infatti prevalse così la linea de ”L’Antologia” .

L’IMMAGINARIO ROMANTICO: IL TEMPO E LO SPAZIO; L’OPPOSIZIONE IO-MONDO
Il nuovo tipo di sviluppo in campo politico, economico e sociale andò a cambiare in modo sostanziale la qualità della vita dell’uomo comune , degli intellettuali e degli artisti causò appunto da un restringimento del mondo ed un controllo sul tempo. Questa razionalizzazione produce come conseguenza come reazione una ricerca dell’infinito e dell’assoluto, nonché la rivalutazione dell’irrazionale del mondo della natura, del senso del mistero, dei sentimenti e della fede religiosa, questa reazione si sviluppa sia nelle scienze, sia nella psicologia sociale e nell’immaginativo collettivo.
In campo scientifico inizia ad incrinarsi la concezione del mondo legata alla fisica newtoniana la quale interpretava la natura come una macchina e il cosmo come un orologio che vedeva il tempo e lo spazio come mere entità oggettive, per cui inizia ad affermarsi invece una visione organicistica in cui la natura viene considerata come un organismo vivente dotato di una sua misteriosa forza magica o spirituale difficilmente misurabile e quantificabile e spesso viene ricondotta all’Assoluto.
Nell’immaginario degli artisti la reazione alla “borghesizzazione” del mondo assume la forma di conflitto; lo stesso capitalismo viene spesso combattuto in nome della natura e dei sentimenti: sviluppando così l’ “anticapitalismo romantico”.

L’immaginario romantico nasce da una scissione che vede l’anima da una parte ed il mercato dall’altra; da una parte l’eroe e dall’altra un mondo borghese con il suo utilitarianismo spicciolo e mediocre. E da una parte la natura e la poesia e dall’altra la società e la prosa del mondo.

I CARATTERI DEL ROMANTICISMO ITALIANO: è VERO CHE IL ROMANTICISMO ITALIANO NON ESISTE?
In Italia, la coscienza della scissione valori-realtà, uomo mondo, e uomo natura porta a scegliere la strada di misurare l’”ideale” con il “reale” e a preferire la novella in versi e il romanzo sociale. L’intreccio fra Romanticismo e Risorgimento conferisce alla nostra letteratura romantica una prospettiva civile, costruttiva, patriotica che la induce a non chiudere con il passato ma a conciliare molti aspetti della tradizione illuministica con le nuove posizioni. Milano è la città guida del Romanticismo; i milanesi riprendono dal l’Illuminismo il carattere razionalistico, pragmatico e moralistico che li induce a respingere l’irrazionalismo e il misticismo.
Nonostante Giacomo Leopardi provenisse da Recanati, occupa un posto a parte in questo periodo. Infatti egli si schiera contro il Romanticismo della scuola lombarda e contro l’idealismo e lo spiritualismo religioso del movimento romantico nel suo complesso. Partecipa tuttavia ad alcuni aspetti dell’approccio esistenziale il quale punta sul momento negativo della scissione uomo-mondo e uomo-natura, sul tema dell’angoscia e dell’infinito, sulle ragioni eterne del dolore umano.
Il carattere distintivo del Romanticismo italiano, la sua specificità storica consiste nella sua capacità di mediazione e di “conciliazione” tra ‘700 ed ‘800, tra Illuminismo e Romanticismo; per cui il romanticismo italiano vive la scissione romantica “ideale”-”reale”, io-mondo con caratteri propri, dovuti dalla forza che la tradizione culturale conserva nel nostro paese e soprattutto dallo stretto rapporto che gli scrittori romantici stabiliscono con le esigenze civili e con l’impegno morale del processo risorgimentale.

LA QUESTIONE DELLA LINGUA
Quest’età dedica una particolare attenzione al linguaggio, considerato nelle sue origini e nella sua evoluzione storica in correlazione con lo sviluppo civile dei diversi popoli. La lingua viene ora vista come l’espressione dello spirito di un popolo.
Si ponevano quindi due problemi: quello di creare a livello nazionale una lingua di conversazione e d’uso comune, e quello di una lingua letteraria meno lontana dall’uso. Si tratta di una questione di politica culturale collegata al processo risorgimentale.
I Romantici erano però divisi: alcuni proponevano di fare del toscano, la base sia della lingua di conversazione, sia della lingua letteraria scritta; altri invece optavano per una maggiore apertura e per l’accettazione di tutti i vocaboli che rispondessero alle esigenze sociali e all’uso in atto fra le persone colte di ogni regione quando parlavano in italiano. I romantici erano comunque uniti nella lotta contro le posizioni classiciste e puriste. Classicisti e puristi si battevano perché la lingua letteraria italiana restasse fedele alle sue tradizioni. Di questa ripresa delle posizioni puriste il maggior esponente fu padre Cesari che propose una nuova redazione del Vocabolario della Crusca e sostenne la necessità di rifarsi esclusivamente al linguaggio dei Trecentisti.

LEOPARDI MODERNO
La lingua leopardiana è volutamente artificiale e lontana dall’uso e trasmette messaggi profondamente attuali. Infatti i suoi contenuti riguardano anche noi e riguardano la nostra realtà attuale: il rapporto con la natura, la condizione artificiale dell’uomo oggi, i meccanismo spietati della società borghese, il bisogno di valori e di significato, la ricerca di nuovi rapporti tra gli uomini. Il suo è un pensiero di sospetto e denuncia ed in lui troviamo una forza distruttiva dei miti della civiltà moderna che vengono travolti a partire dall’idea di progresso si cui la modernità si fonda. La sua originalità sta nel prendere atto della miseria dell’uomo senza però rinunciare alla riconquista di una dignità fondata sulla conoscenza del vero.
Il verso di apertura “che fai tu, luna, in ciel? Dimmi che fai/silenziosa luna?” rappresenta una richiesta radicale di senso rivolta al paesaggio naturale impersonato nella Luna. La modernità di Leopardi sta già in questo bisogno di significato il quale presuppone che i significati tradizionali sono venuti meno. Ls Luna muta rappresenta la natura muta, ed esprime la difficoltà dell’uomo moderno ad accedere alla sfera dei significati, ad avere risposte convincenti e complete alla propria fame di senso. Tuttavia si rifiuta di arrendersi davanti alla minaccia dell’insensatezza e davanti alla crisi dei valori o alla loro mancanza. Infatti non appoggia mai una posizione nichilista o scettica, ma al contrario resta sempre fermo e centrale in lui il bisogno di trovare un significato di dare un senso all’inesattezza. La crisi non cancella le responsabilità dell’uomo, ma le accresce smisuratamente, imponendogli il dovere di dare significato a un mondo che non sembra più avere senso.

IL SISTEMA FILOSOFICO: LE VARIE FASI DEL PESSIMISMO LEOPARDIANO
Leopardi rifiuta un uso specialistico della filosofia ed afferma la tendenza alla speculazione quale bisogno e esistenziale e sociale e pensa ciò in quanto essere umano ed essere sociale.
I due criteri sui quali Leopardi tenta di adeguare le proprie riflessioni sono la rispondenza alle esigenze profonde dell’individuo e la rispondenza ai caratteri della condizione umana in sé considerata. Il vero che interessa Leopardi è il vero esistenziale dell’io ed è il vero sociale dei molti. Per questo ogni ipotesi deve essere verificata sulla base delle proprie esperienze e sulla base della molteplicità delle esperienze umane. Le “leggi” del sistema devono avere sia valore soggettivo sia soggettivo.
I termini nei quali egli organizza la sua prima riflessione filosofica sono tipici dell’Illuminismo settecentesco. Infatti affronta il problema dell’infelicità umana. L’infelicità non è fatta dipendente dalla natura in quanto la natura è considerata un’entità positiva e benefica perché produce solide e generose illusioni che rendono l’uomo capace di virtù e di grandezza. Ma la civiltà umana ha distrutto le illusioni che rendevano la vita sopportabile e ha mostrato agli occhi dell’uomo l’arido della condizione sulla terra. Per questo l’uomo è stato abbandonato ad una felicità sempre più consapevole ed insopportabile.
Per questo l’infelicità dell’uomo è un dato storico. Si parla dunque, di un “pessimismo storico”.
Leopardi pensa tuttavia che esistano ancora dei margini per recuperare le grandi illusioni degli antichi attraverso l’azione e l’eroismo, ed in particolare il rischio e il disprezzo della vita in nome di una sfida al destino che serve a misurare il valore delle cose. Ma tra il 1819 e il 1823 questo sistema entra in crisi e Leopardi si converte al Cattolicesimo ed abbraccia definitivamente il sensismo illuministico. In questi anni egli consolida un punto di vista materialistico ispirato al meccanismo settecentesco. Viene respinta ogni ipotesi sull’esistenza di elementi spirituali e l’applicazione del sensismo è condotta con inflessibile consequenzialità. La causa dell’infelicità umana è indicata nel rapporto tra bisogno dell’individuo di essere felice e le possibilità di soddisfacimento oggettivo: nasce in questo modo la “teoria del piacere” nella quale l’uomo aspira naturalmente al piacere; anche se questo piacere è sempre superiore effettivamente conseguito e conseguibile. Il desiderio è considerato illimitato e per questo destinato a non essere soddisfatto. Queste definizioni portano ad una ridefinizione del concetto stesso di natura. Le illusioni da essa create per difendere l’uomo dalla coscienza del vero bastavano a farla considerare quale madre benevola facendo così ricadere sull’uomo l’accusa di aver voluto conoscere ciò che doveva restargli per sempre ignoto. Mentre ora la causa dell’infelicità umana è fatta ricadere sulla natura che determina la tendenza umana al piacere e infonde negli uomini l’amor proprio ed il bisogno di felicità, senza poter poi in alcun modo soddisfare tale bisogno.
Nella seconda fase passa quindi a sostenere che le condizioni stesse della vita rendano l’uomo infelice. La natura non è più madre benevola ma matrigna crudele; per questo si parla di “pessimismo cosmico”.
Il processo della civiltà è considerato un movimento opposto alla natura. Da una parte la civiltà è l’arma attraverso la quale l’uomo ha smascherato la verità della propria condizione e recuperando così la dignità della coscienza; questo è vero però solo per le fasi della storia e per quelle forme di pensiero che hanno abuto il coraggio di snodare senza autoinganni la verità della condizione dell’uomo sulla terra. Ne consegue l’esaltazione del razionalismo europeo che va dal Rinascimento al Settecento culminando nell’Illuminismo, una condanna di ogni forma di religione e in particolare del medioevo. D’altra parte però la civiltà ha reso l’uomo più egoista e più fragile in quanto l’ha sottratto dal dominio delle forze naturali e delle illusioni, segnando così ogni momento della vita. Lo sviluppo della società alimenta dunque l’infelicità imana anche se questa è sempre esistita.
Tra il 1823 ed il 1827 rinuncia alla scrittura poetica ed espone nelle Operette Morali i risultati pessimistici e disincantati della propria filosofia colpendo con il sarcasmo le illusioni dei suoi contemporanei.
Sollecitato anche dal contatto con l’ambiente liberale moderato dei cattolici fiorentini, giunge ad elaborare uno sviluppo ulteriore e sostanzialmente definitivo del proprio pensiero. In questa ultima fase torna in primo piano l’esigenza dell’impegno civile. A partire dal Dialogo di Plotino e di Porfrio delle operette viene sottolineata con particolare forza l'importanza della dimensione sociale nella vita umana. Ciò consente di rispondere alla questione del suicidio: esso costituisce una viltà e un errore, perché provoca dolore nei superstiti, rendendo loro poù insopportabile la vita. Lo sforzo degli esseri umani deve essere rivolto a soccorrersi scambievolmente. Da ciò deriva la possibilità di ricostruire una morale fondata sul sentimento della fraternità sociale.
Il pensiero leopardiano diventa così un progetto di cività. Sulla coscienza del vero deve basarsi un nuovo modo di vivere da parte degli uomini: consapevoli del amle comune e del nemico comune (natura), essi devono allearsi per ridurre il più possibile il dolore di tutti gli uomini ed accrescere la felicità consentita dal loro stato fisico-biologico. L’intera umanità è promossa a soggetto di questa lotta contro i limiti naturali (Ginestra).

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