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E’ una corrente letteraria sviluppatasi in Italia all’inizio del XX secolo ispirandosi prevalentemente alla poesia delle piccole cose di Pascoli, e distaccandosi dall’estroverso e immaginifico D’Annunzio.
Il termine “crepuscolo” trasmette l’immagine del tramonto, quindi del momento in cui non vi è la luce ma nemmeno il buio, momento di transizione.
Il ruolo del poeta, con questa corrente, va in crisi: Palazzeschi, uno dei più importanti esponenti del Crepuscolarismo, scrive una poesia “Chi sono?” in cui si chiede chi sia e che ruolo abbia, esclude di essere un poeta, un pittore o un musico e arriva alla conclusione di essere il saltimbanco dell’anima sua.
Si può quindi dire che il poeta crepuscolare non sa chi è, ma sa chi non è, sovvertendo così la realtà.
Importante esponente del gruppo torinese del Crepuscolarismo è Guido Gozzano, che si dedica completamente alla poesia del semplice (riportando il tema del fanciullino), della malinconia e dell’aspetto provinciale della società, criticando la superficialità e il perbenismo della stessa.

Marino Moretti, rifacendosi sempre alla poesia delle piccole cose scrisse “A Cesena” in cui vi è il tema della gelosia e del senso di protezione tra fratelli.
Meno importante ma lo stesso significativo è Camillo Sbarbaro, che descrive sempre la quotidianità e le piccole cose.

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