I Crepuscolari sono dei poeti in attività dai primi del 900 fino ai 1916, l’anno della morte di Gozzano, il maggior esponente del movimento. Essi rappresentavano nella loro poesia il male di vivere, inteso come NOIA, un malessere sia fisico che spirituale. Avevano, infatti, una forte richiesta di stabilità e di chiarezza, in anni tormentati da guerre e povertà. È un movimento tutto italiano, ma gli esponenti non si unirono mai a formare una scuola unitaria. Ciò era anche dato dal fatto che si configuravano come poeti di nicchia, rifiutavano gli esteti come D’Annunzio e dichiarando la fine del Poeta vate, crisi che si può ritrovare nella poetica di Baudelaire, Rimbaud e Mallarmé. Sorge infatti il personaggio dell’INETTO nella poesia, poiché dichiarano di non essere più in grado di poetare.
I toni sono prosastici e dimessi, in ambito provinciale e domestico.
I temi principali sono:
• Noia delle province
• Atmosfere quotidiane
• Malinconia
• Infanzia

• Malattia
Gli ispiratori principali sono due: D’Annunzio e Pascoli: il primo con “Poema paradisiaco” per il tono colloquiale; il secondo per la concezione del Fanciullino che vede ogni oggetto poetabile, anche quelli più umili.
Gli esponenti principali sono: Gozzano, Corazzini, Palazzeschi, Moretti e Govoni.
CORAZZINI, a causa della sua malattia morì giovane. Il dolore lo ha portato a trattare come temi salienti il dolore e la malattia stessa, il disagio esistenziale e il senso della morte. Fu caratterizzato da un inquieto sperimentalismo formale e dall’uso del verso libero nella prosa.
GOZZANO, fu l’esponente di maggior rilievo. Torinese, visse negli anni di Schopenhauer e Nietzche. Provava ammirazione per D’Annunzio e i Simbolisti franco-belga. La sua malattia è vista nella sua poetica come metafora della condizione del poeta: simbolicamente è vista come la morte del poeta e del modo classico di fare poesia. L’innovazione attuata fu quella di fingere di far prosa nella poesia. Utilizza inoltre vecchie stampe o foto in cui l’Io stenta a riconoscersi e delle citazioni. Al contrario di D’Annunzio, che celava le citazioni spacciandole per sue, Gozzano le esplicita, ad indicare che la poesia è morta. Nella sua opera principale “I Colloqui” è rappresentata l’impossibilità di essere poeta nella società borghese dell'utile, si vergogna di essere un poeta e con la tecnica dello straniamento, già utilizzata da Verga, usa oggetti borghesi come soggetti e li ironizza, per mostrare il suo distacco da quel mondo.

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