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Arabia (il cui titolo originale è Araby) è il terzo racconto breve della collezione Gente di Dublino pubblicato da James Joyce nel 1914.
Il narratore racconta i pensieri di un ragazzo riguardo a una delusione amorosa tramite l’uso di un monologo interiore nel quale il narratore e il protagonista non sono due persone distinte. Il racconto si può dividere in tre macro sequenze principali: prima dell’incontro, dove si descrivono i posti in cui il ragazzo può “spiare” e ammirare la ragazza senza che essa lo noti; l’incontro e la promessa di un regalo che il ragazzo avrebbe dovuto comprare al Bazar Arabia; l’attesa del ritorno dello zio per poter andare al Bazar per comprare il dono alla ragazza e la rassegnazione per essere arrivato troppo tardi.
La ragazza non entra subito a fare parte della storia in quanto, inizialmente, l’autore descrive i posti nei quali era solito incontrare gli amici, in particolare Mangan in quanto fratello dell’amata. Quest’ultima viene introdotta solamente a metà della prima macro sequenza mentre chiama il fratello per il tè; da questo momento la sorella di Mangan diventa una figura chiave nella storia in quanto tutto il racconto è incentrato e costruito attorno alle sensazioni e ai pensieri del protagonista riguardo la ragazza. Il ragazzo è talmente innamorato che “La sua immagine l’accompagnava anche nei luoghi meno propizi. […] Immaginava di recare in salvo il suo calice (la ragazza è considerata un’oggetto sacro come un calice) in salvo frammezzo a una folla di nemici”¹.

Al momento dell’incontro il protagonista provava talmente tante sensazioni contemporaneamente che, per non venire meno, premette le palme fino a farle tremare e le uniche parole che riuscì a mormorare furono “Oh, amore!”² ed è ora che promette all’amata di portarle un regalo dal cosiddetto Bazar Arabia. Andare alla fiera era diventato fondamentale, quasi di vitale importanza, tanto che lo studio era diventato insopportabile e l’immagine di lei s’imponeva sempre nella sua mente.
La terza sequenza inizialmente tratta la snervante attesa per il ritorno dello zio e, tramite l’uso di accurate descrizioni dei sentimenti e dei luoghi, coinvolge il lettore facendo provare le medesime sensazioni del protagonista. Quando lo zio finalmente ritorna, il ragazzo può uscire, ma quando arriva alla fiera si accorge che tutti i negozi, fatta eccezione una bancarella di grandi vasi di porcellana, erano oramai chiusi. A questo punto il protagonista si sente sconfitto e si rassegna all’evidenza: non ha mantenuto la promessa alla sua amata e, di conseguenza, non può più rivolgerle la parola perché si vergogna per non essere stato all’altezza del compito che essa gli ha affidato. Rassegnazione credo che sia la parola esatta per poter descrivere i sentimenti di un ragazzo che è inizialmente esaltato per essere arrivato alla fiera, ma successivamente frustrato per non avere portato a termine la promessa e che “alzando lo sguardo si vide come una creatura trascinata e derisa dal desiderio di comprare qualcosa per la ragazza che ama. E gli occhi gli bruciavano di angoscia e di rabbia”³
In questo racconto il monologo interiore è fondamentale perché permette di comprendere appieno la mentalità del ragazzo, per poterlo conoscere a fondo e per capire la causa delle azioni presenti nel testo che sono molto poche in confronto allo spazio dedicato ai pensieri e alle descrizioni dei luoghi e del tempo.
Queste descrizioni servono per permettere al lettore di costruirsi una perfetta idea della realtà in cui è ambientato il racconto e sono fondamentali per farlo ambientare e fare rivivere le vicende del ragazzo, nonché per poter permettere di trarre degli insegnamenti dal suo comportamento.

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