La vita

Nasce a Trieste il 19 dicembre 1861, da un’agiata famiglia borghese di origini ebraiche.
Il padre lo indirizza alla carriera commerciale e nel 1873 viene mandato con i fratelli in un collegio in Germania.
Nel 1878 torna a Trieste e si iscrive all’Istituto superiore per il commercio frequentandolo per due anni.
Essendo mosso dalla volontà di diventare scrittore, Svevo comincia a scrivere testi drammatici e dal 1880 entra in collaborazione con il giornale triestino “ L’indipendente” di orientamento liberal -nazionale e irredentista, che firma con lo pseudonimo di E.Samigli. E’ vicino al socialismo.
Nel 1880 il padre fallisce e crollano le sue basi economiche. Deve cercare lavoro e rimane 18 anni impiegato alla Banca Union di Vienna (1880-1898); la sua vocazione non è il commercio e nemmeno il lavoro da impiegato, bensì la letteratura, quindi cerca evasione nella biblioteca civica . Scrive novelle e progetta il suo primo romanzo, Una Vita.

Nel 1885 muore la madre, con la quale aveva un forte legame. Al suo capezzale incontra la cugina molto più giovane di lui, Livia Veneziani con la quale si sposa nel 1886. Con lei ha una figlia, Letizia.
Il matrimonio segna una svolta:
• L’inetto trova saldezza nella figura del pater familias
• Muta la sua condizione sociale entrando nella ditta dei suoceri, facoltosi industriali -> Alta borghesia, da intellettuale a dirigente di industria
 Deve viaggiare per lavoro in Francia e Inghilterra venendo a contatto col mondo borghese.
 Lascia l’attività letteraria vedendola come insidiosa e malsana (alla decisione contribuisce l’insuccesso di Senilità) per dedicarsi all’industria.
In lui però riaffiora il desiderio di scrivere col pretesto di “capirsi meglio” -> annotazioni diaristi che, lettere, appunti.
Nel 1907 conosce l'irlandese Joyce, esule a Trieste, che gli dà lezioni di inglese e con il quale stringe una feconda amicizia letteraria: Joyce gli sottopone le sue poesie e i suoi racconti di Gente di Dublino, mentre Svevo gli fa leggere i due romanzi ottenendo incoraggiamento.
Tra 1909 e 1910 scopre la psicanalisi attraverso le opere del viennese Sigmund Freud e subisce l'influsso del filosofo tedesco Schopenhauer.
La piena ripresa della scrittura avviene durante la guerra, quando la fabbrica di vernici viene requisita per ordine delle autorità austriache. Nel 1919 finisce il terzo romanzo, La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923.
L’opera, come le altre, non suscita scalpore; Svevo allora lo invia a Joyce che lo presenta agli intellettuali francesi, donandogli successo.
In Italia rimane diffidenza e disinteresse, ad eccezione di Montale che gli dedica un saggio sulla rivista L’esame.
Svevo è riconosciuto nel 1928 da un convegno di intellettuali a Parigi che gli procurò stimolo nella scrittura. Progetta un quarto romanzo, con protagonista ancora Zeno, una serie di racconti e alcuni testi teatrali.
Muore nel 1928 a Motta di Livenza (Treviso) per un incidente d'auto.

Registrati via email